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Storia di Amaro

Il nome di Amaro deriva probabilmente da un toponimo prediale latino: Amarus. La zona, come dimostrano i reperti ritrovati, era abitata sin dall’età del bronzo. Nel 33 a.C. i Carni furono sottomessi dai Romani.

Dei reperti ritrovati nel 1886 in località Braida, presso una via chiamata Pedrade, di cui è rimasto un’epigrafe e poco altro, attestano che qui esisteva una borgata fin dal I sec. d.C. con la funzione di custodire ponti e barche dato che qui, sin d’allora passava un’importante strada. Poco lontano dal luogo del ritrovamento fu localizzata un’area funeraria per incinerazione. Qui vennero ritrovati oggetti in bronzo e ferro, ceramiche e monete dell’epoca di Vespasiano, Tito e Domiziano.

Nel 1077 la zona divenne feudo del Patriarca di Aquileia. Il primo documento che cita il paese è del 1270 e vi si legge “in Amaro”.

Subentrò al potere patriarchino, nel 1420, la repubblica di Venezia. In quest’epoca Amaro faceva parte del quartiere carnico di Tolmezzo. Negli anni seguenti il luogo seguì le sorti degli altri comuni viciniori. A livello ecclesiastico, fino al 1777 fece parte dei possedimenti dell’abbazia di Moggio, per passare poi all’Arcidiaconato della Carnia.

Venne costituito in comune con un decreto napoleonico del 1807 (n. 283 del 22 dicembre), inserito nel Cantone e Distretto di Tolmezzo. Durante l’epoca asburgica divenne comune di III classe, ovvero senza consiglio e sindaco, ma amministrato da un’assemblea di possidenti (estimati) guidata da una deputazione di tre membri. Venne compreso nel Distretto di Tolmezzo.

Il 19 febbraio 1853 ci furono delle scosse di terremoto che ebbero l’effetto di sollevare le nevi dell’Amariana e farle ricadere su Amaro come una nevicata a ciel sereno. Nel 1866 entrò a far parte del Regno d’Italia, nel mandamento di Gemona del Friuli.

Amaro - 1880-90 - Foto Malignani - IRPAC

Durante la Seconda Guerra Mondiale, alle comuni privazioni e sofferenze si aggiunse quella dell’invasione cosacca. Il 26 agosto 1944, duemila Cosacchi invasero Amaro e Tolmezzo. Ci furono diverse violenze. Il paese fu tra le sedi principali dei reparti caucasici.

Nel dopoguerra ci fu un certo sviluppo, tuttavia il sisma del 1976 praticamente rase al suolo il paese, che si trovava vicinissimo all’epicentro. La volontà di ricostruire fu tenace e premiata anche con una medaglia d’oro al valor civile, con la seguente motivazione: “In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, morale ed economico. Splendido esempio di valore civico e d'alto senso del dovere, meritevole dell'ammirazione e della riconoscenza della Nazione tutta.”.

Amaro - 1976-12 - Consegna prefabbricati dopo il terremoto del 1976
Foto Enrico Pavonello - IRPAC

Il 26 luglio 1979 fu inaugurato il tratto autostradale dell’A23, iniziato nel 1973, che da Udine giungeva ad Amaro. Negli ultimi anni ad Amaro si è sviluppata un area industriale che accoglie diverse realtà produttive.

 

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