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Cividale del Friuli - Storia di Cividale del Friuli

di Giorgio De Zorzi

Le Origini

Il suo nome deriva dal latino Civitas (città), in quanto dopo l’epoca romana, in cui Forum Julii era un borgo che aveva principalmente funzioni strategiche, si assiste allo sviluppo urbano dell’epoca longobarda e a metà dell’VIII secolo la troviamo citata da Paolo Diacono come Civitas vel Castrum Forojulianus. Successivamente, in epoca ottoniana, in un documento del 931 la troviamo come Civitate Austriae. Da qui il friulano Cividât e l’italiano Cividale.

Le origini di Cividale affondano nella preistoria. Infatti si trova in una zona posta sulla cosiddetta Via dell’Ambra: un sistema di percorsi su cui si sviluppavano stabili flussi commerciali che fin dall’età del bronzo (2000 a.C.) misero in comunicazione l’Europa del Nord e le regioni del Baltico con l’area del Mediterraneo.

Presso Ponte San Quirino vi era un guado (su cui poi i romani vi costruirono un ponte, un po’ più a nord dell’attuale), che consentiva di attraversare il Natisone e giungere così alla pianura. Numerosi sono stati i ritrovamenti archeologici relativi a queste epoche fatti presso il Natisone, nella zona di San Pietro e Pulfero.

Dal V secolo a.C. cominciano gli insediamenti gallo-celtici nel nord Italia, che entrano così a contatto così con Veneti ed Etruschi. In ambito cividalese abbiamo come testimonianze di questo periodo il cosiddetto Ipogeo Celtico e la necropoli di Dernazzacco. Nel III secolo a.C. i Romani e i Veneti si alleano per contenere l’espansione gallica.

L'epoca Romana

Nel 186 a.C. 12.000 galli Transalpini varcano le alpi e attraversano la pianura friulana per un tentativo di insediamento con intenzioni pacifiche, fondando anche un oppidum (città fortificata) nella zona di Medea, ma vengono poi scacciati nel 183.

Nel 181 a.C. i romani fondano la colonia di Aquileia per consolidare la loro espansione a nord-est ed impedire nuovi sconfinamenti. Inizia così la centuriazione del cosiddetto agro aquileiese, ossia l’insediamento agricolo nella pianura friulana e la nascita di varii presidii militari.

Nel 115 a.C. Marco Emilio Scauro sconfigge definitivamente i Galli Carni, favorendo l’espansione romana. In questo periodo, dove oggi c’è Cividale, viene fondato un castrum romano, al posto di un preesistente insediamento celtico, con una guarnigione.

Nel 56 a.C. Giulio Cesare vi fece svernare le proprie legioni, quindi vi fondò il forum, cioè un mercato, avviandola così allo status di città. Fu sempre Cesare ad elevarla a municipium nel 49 a.C. divenendo una delle quattro città romane dell’attuale regione (oltre a Aquileia, Trieste e Zuglio).

Non conosciamo l’esatta disposizione urbana, ma sappiamo che nel II secolo d.C. venne costruita la II cerchia di mura, includendo la parte della città sviluppatasi verso nord. Numerosi sono i rinvenimenti di testimonianze archeologiche dell’epoca, tra le quali numerose abitazioni romane. Dopo la distruzione di Aquileia da parte di Attila, divenne la città più importante della X regione Venetia et Histria, in cui probabilmente dimorava il suo corrector (governatore). 

Dopo la caduta dell’impero romano vi fu l’invasione dei Goti, che nel 488 occuparono Cividale, guidati dal re Teodorico, che entrò così a far parte del suo regno. I bizantini cercarono di contrastarli iniziando delle guerre che portarono ad un periodo di epidemie, carestie e abbandono delle campagne.

La potenza dei Goti fu abbattuta nella battaglia di Gubbio (luglio 552) grazie all’abilità di Narsete, generale dell‘imperatore Giustiniano, il quale riportò la Venetia sotto la giurisdizione dell’impero d’Oriente.

I Longobardi

I Longobardi, avanzarono verso sud-est lasciando la loro patria nel basso Elba. Verso il VI secolo si convertirono al cristianesimo dell’eretico Ario. Intorno al 547 l’imperatore Giustiniano concesse loro alcune terre nella Pannonia e nel Norico (le attuali Ungheria e Austria orientale) come premio per aver sconfitto i Cedidi, un’altra tribù germanica che fu alla fine distrutta con l’aiuto degli Avari nel 567.

Il 2 aprile 568 condotti dal loro re Alboino valicarono le Alpi Giulie e scesero per le valli del Natisone portando con se le loro famiglie e i loro animali. Il primo centro abitato di una certa importanza che incontrarono fu Forum Julii.

Alboino fece di Cividale la prima sede del suo ducato in Italia, ponendovi in veste di duca suo nipote Gisulfo, primo dei diciassette principi che governarono Forogiulio prima della venuta dei Franchi (774).

Nel 737 vi si insediò il patriarca di Aquileia Callisto che iniziò una lunga serie di patriarchi che scelsero come residenza Cividale, fino a quando, nel XIII secolo, fu preferita Udine. Nel 610 fu distrutta dagli Avari ed ogni ricordo romano spari. La ricostruzione longobarda fu lenta ma adeguata alle nuove esigenze.

Sotto i longobardi la città si chiamò Civitas Austriae, nome che più tardi si semplificò in Civitas e quindi trasformandosi nella lingua friulana in Cividât, assunse poi l’odierna forma di Cividale.

Di Cividale furono i re d‘Italia Rachtis (744-749) e Astolfo (749-756), fratelli; Paolo di Warnefrido, detto Diacono (ca. 730-799) lo storico dei Longobardi; S. Paolino d'Aquileia (730-803) poeta, teologo e poi consigliere di Carlo Magno.

I Franchi

Fino al 737 i patriarchi di Aquileia risiedettero a Cormòns, poi si trasferirono a Cividale, centro divenuto assai importante perché sede del ducato, lasciando in quasi abbandono la città di cui portavano il nome. Nella primavera del 773 Carlo Magno re dei Franchi su invito del papa Adriano I scese in Italia, assediò Pavia e, vinta l’ostinata resistenza, l’anno seguente ne divenne il padrone.

Cadde anche Verona secondo baluardo del regno. Il re Desiderio e sua moglie AAdelchi sconfitto da Carlo Magno, opta per l'esilio.nsa furono fatti prigionieri ed inviati in Francia, mentre Adelchi, loro figlio si rifugiò nel mezzogiorno. Carlo così poté proclamarsi re dei longobardi. Egli però non introdusse mutamenti notevoli anche perché dovette accorrere al nord per riprendere la guerra contro i Sassoni.

Il marchese Berengario (874-888) divenne re d’Italia ed Imperatore ed in seguito, sotto il dominio dell’impero germanico la città fu esautorata a favore di Verona, alla cui Marca fu aggregata. Era rimasta solamente l’autorità del patriarca, ma essa da sola seppe rialzare le sorti, riportando Cividale alla primitiva grandezza.

Il Friuli restò da parte nelle varie guerre e lotte che si susseguirono nel secolo IX, ma fu il primo a soffrire delle nuove terribili invasioni. Gli antichi cronisti parlano degli Ungari come di gente crudelissima, che mangiava carne umana e beveva il loro sangue, certamente un’esagerazione, ma terribili dovevano essere gli spaventi delle loro rapide scorrerie.

Nell’estate del 899 gli Ungari valicarono per la prima volta le Alpi provenendo dalla Pannonia inferiore. Devastarono tutto il Friuli, giungendo sino a Verona che resistette, come pure Aquileia perché, come riporta uno storico, erano città ben munite. Sconfissero poi Berengario che li aspettava sul Brenta e rientrarono in Pannonia, per ritornare poi negli anni seguenti.

 

Il Patriarcato

È noto che, dopo il periodo degli Ottoni di Germania, sino all’occupazione veneziana, la storia del Friuli s'identifica con la storia del Patriarcato di Aquileia. È anche da sottolineare che i patriarchi avevano parecchie residenze oltre che quella di Aquileia sia in Friuli che oltralpe dove soggiornavano a seconda degli uffici che dovevano svolgere.

Certamente con il declino di Aquileia i patriarchi preferirono abitare a Cividale del Friuli, che era una città molto più grande e piena di traffici. Più tardi, nel 1222, fu a causa di un terremoto che aveva quasi distrutto il palazzo patriarcale, che i patriarchi scelsero Udine come residenza principale, rimanendovi in seguito per la sua centralità rispetto alle terre del Patriarcato e facendo la fortuna di questa città,

Dopo la perdita di ruolo di residenza preferita dei patriarchi, ancora fino circa alla fine del XIII secolo, Cividale rimase comunque la comunità più cospicua del Patriarcato. 

Tuttavia fu tormentata e difficile la storia della città nei sec. XIII e XIV, schiacciata tra l'antagonismo con la crescente potenza di Udine e con i conti di Gorizia, avvocati e feudatari più potenti del Patriarcato, ed interessati, per i loro commerci a controllare le vie di comunicazione del medio Isonzo, senza nascondere l'ambizione di prendere il posto del Patriarca.

Il dominio veneziano

Nel 1420, sfruttando la situazione internazionale, Venezia conquista il Patriarcato. Cividale aveva favorito questa evoluzione nella speranza di riconquistare il suo ruolo egemone in Friuli.

Con il passaggio alla Serenissima invece, Cividale del Friuli fu ridimensionata e quasi esclusa dai grandi eventi, perché dipendente direttamente da Venezia, mentre Udine divenne la capitale del Friuli, che i veneti abbellirono: costruendo grandi palazzi, la meravigliosa piazza Libertà e organizzando la vita cittadina.

Il castello di Udine divenne l’abitazione del luogotenente generale della Patria del Friuli, la residenza del governo veneziano per la provincia e con decreto del 31 dicembre 1483 la sede esclusiva del Parlamento.

Cividale non faceva parte della giurisdizione del Luogotenente del Friuli, ma aveva un Provveditore ordinario dipendente dal doge. In questa epoca, viene coinvolta in prima linea, per la sua posizione di confine, nel fronteggiare una minaccia che si disegna in maniera sempre più netta all’orizzonte e si concretizzerà nel 1472: l’invasione dei Turchi.

Essi passarono l’Isonzo, invasero il Friuli provocando lutti incendi rapine e distruzioni e facendo numerosi prigionieri. Alcune bande giunsero anche a Cividale ma la città era ben fortificata e non azzardarono ad attaccarla, proseguendo oltre. Un’altra invasione avvenne ne 1499 assai più feroce ma con la stessa sorte.

La lega di Cambrai

All’inizio del 1508 Massimiliano re di Germania mosse guerra alla Repubblica di Venezia e mentre i Veneziani comandati da Bartolomeo d’Alviano circondavano in Cadore le truppe germaniche, altre truppe veneziane conquistarono Gorizia che fu subito fortificata come fu fatto con la chiusa di Plezzo. Intanto la Francia gelosa della potenza veneziana fece lega con Massimiliano re di Germania con la Spagna, il Regno di Napoli ed alcuni principi italiani (Lega di Cambrai 4 dicembre 1508).

Le truppe veneziane furono sconfitte a Ghiara d’Adda il 14 maggio, e ciò mise Venezia in grave disagio, ma Massimiliano procedette lentamente e i Veneziani riuscirono a riorganizzarsi.

Nel settembre 1509 il duca di Brunswick scese di nuovo dal Nord a capo di 16.000 austriaci e con trenta pezzi di artiglieria grossa, aiutato dalle truppe di Marco Cane che si era unito a lui, attraversò l’Isonzo e il 26 luglio si avvicinò a Udine. La cavalleria veneziana che era nella città, comandata da Gian Paolo Grandenigo fecce due sortite per spaventare gli austriaci.

Il duca di Brunswick saputo che Pordenone era stata riconquistata dai Veneziani abbandonò l’impresa di Udine e decise di prendere Cividale. Incominciò con bruciare Rosazzo, Oleis, Ipplis, Leproso, Paderno (30 luglio) e nella notte del I° agosto sferrò il primo attacco alla città ducale che fu respinto.

Fu proposto allora ai Cividalesi la resa, ma poiché essi si rifiutarono, nel pomeriggio, con maggior ardore, riprese l’attacco ributtato con grande valore dagli assediati. Il combattimento durò sino a notte con grande perdite dei Tedeschi. Il giorno dopo essi ripresero il bombardamento ma verso le undici levarono il campo, ripassarono il Natisone e con quelle artiglierie che riuscirono a trasportare si diressero verso Manzano.

Nel 1511 in un mese gli austriaci conquistarono il Friuli e il 20 settembre entrarono a Udine. Anche Cividale fu costretta alla resa. Due mesi dopo Venezia recuperò le sue terre, ma nel 1514 gli austriaci tentarono nuovamente la riconquista, sebbene con esito negativo e d’allora si consolido il dominio veneziano in Friuli.

 

 

 

Cividale dal Cinquecento al Settecento

Questi fatti avevano portato un duro colpo all’economia di Cividale perché dei nobili cividalesi si occupavano dello sfruttamento delle miniere di mercurio scoperte a Idria nel 1490 e, inoltre, nelle campagne circostanti si trovavano delle officine per la lavorazione del cinabro, attività a cui la guerra pose fine.

Poi c’era un consistente traffico di ferro che i mercanti tedeschi portavano da Tarvisio, passando per Plezzo e Caporetto, a Monfalcone ed una parte di questo ferro grezzo o semilavorato lo scaricavano a Cividale dove veniva forgiato dalle numerose officine È stato calcolato che su questa via transitavano oltre 7000 quintali di ferro all’anno.

Quando Venezia consolidò il suo dominio questa via fu chiusa anche perché Cividale aveva perso il Capitanato di Tolmino posseduto sin dal 1379 e tutto il traffico fu dirottato per la Val Canale che d’allora prese il nome di Canal del Ferro.

Il 3 maggio 1521, con la pace di Worms, la Dieta pose fine alla guerra tra Massimiliano e Venezia (1508-1516) e privò definitivamente Cividale di Tolmino, di Plezzo e delle miniere di mercurio di Idria.

La città subì un danno enorme poiché non erano più in suo potere le comunicazioni con al Carinzia e la Carniola, indispensabili per i suoi commerci.

Cividale fu privata dall’autonomia amministrativa nel 1555 quando Venezia avocò a se le competenze esercitate dal Consiglio cittadino. L’arengo fu abolito nel 1588. la città era governata da un rettore che durava 16 mesi in carica. Durante la denominazione veneta si sono succeduti 178 Rettori. Cividale rimase quindi isolata sul piano viario, commerciale e politico.

Il 30 agosto 1598 si propagò in città una terribile pestilenza, una delle più gravi che abbia colpito Cividale, la quale venne chiusa sino al 12 gennaio 1599.

 

 

 

L'epoca napoleonica

Dopo due secoli di relativa tranquillità, gli Austriaci, incalzati da Napoleone, per ritirarsi, il 15 marzo 1797 attraversano lo Stato Veneto. Venezia non è in grado di opporsi, mostrando come fosse ormai vittima della sua lenta decadenza.

Il 3 maggio Napoleone dichiarò guerra a Venezia e tutti i provveditori abbandonarono le loro sedi. Così fini la lunga dominazione veneziana sul Friuli, durata oltre 350 anni. Il 20 maggio fu costituito a Cividale del Friuli un Comitato di salute pubblica per reggere la città e tutti i simboli veneziani furono eliminati.

Nei pochi mesi che rimasero i Francesi a Cividale del Friuli, gli abitanti vissero giorni di gravose requisizioni e prepotenze tanto che il 12 agosto il popolo si rivoltò contro la Municipalità ma le truppe francesi sedarono immediatamente la rivolta.

Con il trattato di Campoformido (17 ottobre 1797) il Friuli, come tutti i domini della Repubblica di Venezia, fu assegnata agli Austriaci.

Il governo austriaco e il Risorgimento

Dopo il secondo periodo francese, con il governo austriaco, la vita a Cividale, che allora contava 3.000 abitanti, si svolse più tranquilla e la sua economia, fondata principalmente sull’agricoltura, migliorò. I moti del 1848 per l’unità d’Italia infiammarono gli animi, portando ad una insurrezione che fece ritirare gli austriaci dal Friuli.

Qui fu costituita la Guardia Civica cittadina che però mancando di un equipaggiamento militare ben poco poteva fare negli scontri armati, limitandosi ad esibirsi nelle parate.

Dopo pochi giorni di euforia, il 22 aprile 1848 Udine fu rioccupata dagli imperiali, così come tutto il Friuli. I soldati non infierirono sulla popolazione.

Bisogna attendere la III guerra d’Indipendenza, per vedere il Friuli e Cividale uniti all’Italia. Col voto plebiscitario del 21 e 22 ottobre 1866 la cittadina fu annessa al Regno d’Italia.

Dal Novecento a oggi

Cividale del Friuli iniziò il nuovo secolo con grandi aspirazioni e speranze di nuovi commerci, di pace e di tranquillità. Interruppe queste aspettative la prima guerra mondiale, che coinvolse direttamente Cividale perché vicinissima al fronte.

Buona parte dell’esercito italiano era dislocato in città e nelle vicinanze. Il re Vittorio Emanuele III, i principi di casa reale, vari capi di nazioni, generali alleati vi transitarono o soggiornarono.

Il 27 ottobre 1917 la città fu bombardata dalle artiglierie nemiche ed occupata dall’esercito germanico in seguito alla tragica rotta di Caporetto. Parecchi abitanti furono costretti ad abbandonare le case e rifugiarsi nel Veneto.

Finalmente il 4 novembre 1918 la città ritornò libera e per valore dimostrato dai cittadini venne decorata con la Croce di Guerra. Tornata la pace ci si mise di lena per riparare i danni e riprendere le attività commerciali interrotte.

La seconda guerra mondiale bloccò le iniziative e portò lutti e miseria. La città fu occupata dai Tedeschi. Numerosi furono i caduti tra i civili, militari e partigiani, tanto che il 25 aprile 1982 la città fu decorata con Medaglia d’Argento al Valor Militare .

Terminata la guerra tornò la tranquillità e tornò anche la voglia imprenditoriale dei cividalesi che unirono alla fiorente agricoltura per lo più a coltivazione vinicola, l’industria e l’artigianato.

Oggi Cividale si presenta piacevole e confortevole e chi vi giunge respira ancora l’impronta della capitale. Numerose vestigia testimoniano la storia e la cultura di oltre duemila anni di questa splendida Città Ducale.

Nel luglio del 1991, promosso dal Ministero degli Esteri e dalla Regione, si tiene la prima edizione del Mittelfest, rassegna per promuovere lo scambio culturale nell’ambito danubiano-adriatico, con i paesi di Italia, Austria, Jugoslavia, Cecoslovacchia, Ungheria. Vi partecipano il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e il presidente d’Ungheria Arpand Goencz, autore di un testo rappresentato.

Nel 2012 Cividale del Friuli è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.

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