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Udine - Storia di Udine: il tramonto del Patriarcato

Il 27 gennaio 1395 papa Bonifacio IX nominò patriarca Antonio I de' Caetani, romano, che fu accolto festosamente in Friuli verso la metà di febbraio e poi a Udine. Di salute cagionevole, Antonio de’ Caetani cercò di mitigare le lotte intestine che travagliavano il Friuli. Con diligenza riordinò l'amministrazione patriarcale tenendo un accurato “Registrum” degli atti.

Desideroso di ritirarsi in zone più calde a cagione della sua salute, il suo protettore Bonifacio IX accolse le sue richieste e nel Concistoro del 27 febbraio 1402 lo creò cardinale ed al suo posto mise Antonio Panciera, vescovo di Concordia.

Il nuovo Patriarca era un friulano uscito da una modesta famiglia; benché accolto favorevolmente fu poi criticato per la sua nascita ed i Cividalesi brigarono per farlo nominare da papa Giovanni XXIII cardinale. Ciò avvenne nel Concistoro del 3 giugno 1411 ed il Panciera pur contrariato, dovette accettare e lasciare il patriarcato.

Re Sigismondo d'Ungheria coglie l’occasione per intervenire nelle cose del Friuli. I signori di Carrara e di Verona, espropriati nei loro domini da Venezia, appoggiarono i disegni di Sigismondo. Venezia, preoccupata da queste mosse, fece scavare nel trevigiano una fossa lunga 22 miglia e molto larga, come difesa.

Infatti, col pretesto che al posto del Panciera era stato nominato Antonio da Ponte e non Lodovico duca di Tech, di cui i Cividalesi erano sostenitori, Sigismondo decise di scendere in Friuli. Il 28 novembre Pippo Spano con 14.000 cavalleggeri entrò nelle terre del Patriarcato ed il 30 novembre Udine fu presa.

A governo della città fu messo il conte Ortemburg, fratello di Lodovico, mentre Tristano di Savorgnano riparava nel castello omonimo. Il 17 gennaio 1412 Paolo Glovicer e Giorgio Ausperger, radunarono il Parlamento della Patria ed a nome del conte di Ortemburg decretarono il bando perpetuo e confisca dei beni al Savorgnano. Questi si recò dal fratello Francesco a Cividale e fece atto d'obbedienza a re Sigismondo dinanzi a Pippo Spano.

Egli fu accolto a condizione che lasciasse in ostaggio i suoi figli e che non rimettesse più piede a Udine. Ma Tristano tentò un colpo di mano, si presentò il 28 marzo con una compagnia d'armati e con le insegne del re d'Ungheria, dicendosi suddito di re Sigismondo, alle porte di Udine e fu fatto entrare in città. Avvisò poi i Cividalesi che egli aveva fatto ciò non per sé ma per la gloria della chiesa d'Aquileia e che nulla temessero della sua fedeltà e prese il governo della città.

In città, il Savorgnano aveva molti nemici i quali fecero ricorso alle milizie ungheresi che stavano a Serravalle, le quali bramose di razziare Udine, arrivarono in gran velocità. Tristano il 7 aprile partì da Udine e gli Udinesi dovettero pagare 12.000 ducati d'oro e fornire biada e vettovaglie agli Ungheresi per sfuggire al sacco.

Tristano infuriato, tornato nel suo castello di Savorgnano, ruppe i canali delle Rogge che portavano l'acqua a Udine. Gli Udinesi, dislocate guardie al canale, presero d'assedio il Castello, invitando il Savorgnano e i suoi ad uscire entro tre giorni pena la forca.

Tristano vista la malaparata fuggì di notte e riparò a Venezia mettendosi al servizio della Serenissima, giurando fedeltà alla Repubblica per sé e per i suoi eredi, ed ottenne denari lamentandosi di aver lasciato in ostaggio i suoi figli agli Ungheresi.

Il 19 febbraio 1412 il rappresentante del conte di Ortemburg comunicò che re Sigismondo aveva eletto patriarca Lodovico di Tech. Non avendo però questi la conferma pontificia, Lodovico governò il Friuli come principe secolare. Numerosi furono gli avvenimenti guerreschi che si svolsero in Friuli in quei anni tra nobili e comunità.

Venezia decise che era maturo il momento di far guerra al Friuli e agli Ungheresi. Un esercito veneziano, comandato da Carlo Malatesta nella zona di Motta di Livenza, fu attaccato il 24 agosto 1412 dagli Ungheresi i quali, misero in fuga i Veneziani e ferirono gravemente il loro comandante, tanto che cedette il comando al fratello Pandolfo.

Questi, riordinate le truppe, prese Motta, Oderzo, Portogruaro, Frattina, Salvarolo, Prata e San Vito al Tagliamento. Nel mese di settembre, amici del Savorgnano in Udine, lo fecero entrare da porta Pracchiuso e tutti si diressero verso il centro, ma il popolo riconoscendolo si sollevò e Tristano riuscì a malapena a salvarsi mentre i suoi amici vennero uccisi e le sue case spianate.

Verso la metà di ottobre, Pandolfo Malatesta, pose d'assedio Udine e andò depredando fino a Gorizia. Il 22 novembre il Savorgnano, che stava ad Ariis, tentò di nuovo di prendere Udine di sorpresa ma prese solo del bestiame e alcuni prigionieri. Pippo Spano che veniva dal trevigiano in aiuto agli Udinesi fu sconfitto presso Udine il 4 dicembre.

I Veneziani, avendo avuto notizia che re Sigismondo stava per giungere in Friuli si ritirarono. Sigismondo, giunto a Gorizia dall'Ungheria il 10 dicembre, entrò a Udine il 13 accolto solennemente e festosamente dal Patriarca e dal popolo. Egli concluse poi una tregua di cinque anni con Venezia, firmata a Castelluto presso Ariis il 17 aprile 1413.

Partito il Re, il Patriarca, d'accordo con il conte di Ortemburg, suo fratello, attese al governo del principato, confermò per capitano a Udine Paolo Glovicer e riunì il Parlamento per decidere le controversie interne. Intanto un nuovo pericolo minacciava il confine orientale del Friuli. Dopo la Pasqua del 1415, truppe turche erano entrate in Carniola e si erano accampate presso Lubiana.

Il Patriarca per amicizia al re Sigismondo avrebbe voluto combatterle; chiese aiuto a Cividale, Udine e Gemona, ma queste rifiutarono per paura che Venezia ne approfittasse. L'11 novembre venne eletto papa Martino V ed il Parlamento, riunitosi a Cividale, chiese al Pontefice la conferma del Patriarcato di Lodovico ed il 28 febbraio 1418 Martino V riconobbe Lodovico legittimo patriarca.

La tregua quinquennale scadeva il 21 aprile 1418 e Venezia prendeva le sue misure. Il 10 maggio Tristano di Savorgnano, raccolte alcune soldataglie, irruppe sin sotto Udine e, non essendo riuscito a conquistarla, fece ogni sorta di danni alle campagne, prese prigionieri e bestiame, dirigendosi poi a Pordenone, Prata e Seravalle.

Composta una grossa banda, mosse su Cordovado, Codroipo ed Aquileia. Venezia corse in suo aiuto con le navi ed Aquileia venne saccheggiata e vi si fecero grandi prede. I Friulani cercarono di far pace con Venezia, visto che non riuscivano a tenerle testa, ma il Senato Veneziano ingaggiò nel luglio 1418 Filippo Arcelli di Piacenza e, datogli un esercito, lo inviò contro il Friuli.

Si cercò invano d'inviare ambasciatori per trattare la pace, ma la guerriglia continuava seminando disastri e rovine. Per dare un'idea di come si combattesse allora, ecco ciò che narra uno storico veneziano riguardo alle imprese di Taddeo d'Este con le sue truppe veneziane: "Fu alle mani con i Friulani, ne tagliò a pezzi duecento e ne prese vivi sessanta sicché si comportò benissimo…" e "Gli Udinesi catturarono quattro saccomani nostri i quali ammazzarono e squartarono, mettendone i quarti sopra le mura di Udine. Inteso questo il capitano Arcelli fece tagliare la testa a trenta Friulani e a venti femmine che erano state prese... facendo guerra crudelissima che mai fu udito che contro prigionieri si procedesse in questo modo".

Cividale intanto l'11 luglio si sottometteva a Venezia col patto di conservare i privilegi del passato e, in compenso, favoriva le truppe veneziane e quelle del Savorgnano ed apriva le ostilità contro re Sigismondo. Questo tradimento, questo voltafaccia proprio di Cividale che era stata la fautrice dell'elezione del patriarca Lodovico, fece molta impressione in tutto il Friuli.

Intanto Venezia avanzava, caddero Sacile, Caneva, Cordignano e Aviano che fu bruciata per non servire da ricovero agli ungheri. Il patriarca impaurito decise di recarsi in Ungheria a chiedere aiuto. Ritornò con 6.000 soldati e il 26 novembre pose campo a Bottenicco con l'intenzione di prendere Cividale assieme agli Udinesi ed a coloro che non volevano sottomettersi a Venezia.

Per quindici giorni cercò invano con scale e bombarde di conquistarla, ma i Cividalesi aiutati da Taddeo d'Este e da truppe veneziane resistettero e respinsero ogni tentativo. Poi il freddo, la neve e lo sconforto fecero ritirare gli assalitori: parte degli ungheri ritornarono in patria, parte si rifugiarono a Udine.

Ai primi dell'anno 1420 Lodovico comunicò ai suoi fedeli che ritornava in Ungheria a cercare aiuti. Le truppe veneziane guidate dall'Arcelli, intanto, piegarono ad una ad una le resistenze e circondarono Udine. Il 6 giugno gli inviati di Udine chiesero al Senato Veneto di porre la città sotto la Repubblica e pagarono 30 mila ducati d'oro per evitare il saccheggio.

Venezia concesse agli Udinesi gli stessi privilegi di prima meno il diritto criminale ed il 7 giugno le truppe venete entrarono in Udine e con loro Tristano e Francesco Savorgnano e i loro seguaci i quali riottennero i loro beni. Questa data segna la fine del potere temporale dei patriarchi aquileiesi e scompare dalla scena del mondo dopo oltre quattro secoli questo principato ecclesiastico che aveva costituito il Friuli a stato autonomo con un'aureola di singolare sovranità e quasi di primato fra le regioni d'Italia.

Il 19 luglio Roberto Morosini, nominato Luogotenente, entrò in Udine e con lui incominciò la serie di magistrati, tutti veneziani, che amministrarono la giustizia e rappresentarono Venezia.

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