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Storia di Udine: Dalla leggenda alla storia

 

Il territorio dov’è sorta Udine ha caratteristiche particolari. Il "colle", su cui fiorirono tante leggende, costituisce un elemento favorevole all'insediamento, specie se isolato in mezzo alla pianura e prossimo a dei fiumi com'è il nostro.

Questo ci fa quindi supporre che il colle fu abitato, come i suoi dintorni, fin da epoche molto remote. La leggenda lo vorrebbe eretto da Attila (nella foto a destra, tratta dal Chronicon Pictum), per ammirare l'incendio di Aquileia, durante la sua discesa in Italia del 452. Vari scavi hanno invece dimostrato che il nucleo è naturale, risalente al miocene o al pliocene.

Numerosi reperti in nostro possesso testimoniano che il luogo era abitato fin dal II millennio a. C. in linea con lo sviluppo demografico che si ebbe in questo periodo in tutto il Friuli e nel Carso. Il segno più interessante in questo senso, sono i resti di un presunto castelliere, che può rappresentare un punto d'inizio per lo studio della preistoria locale.

A sud-ovest del colle, partendo da porta Manin, e lungo le attuali piazza Patriarcato (Giardino Ricasoli), via Piave, via Gorghi, via Crispi fino ad arrivare in piazza Garibaldi, sono presenti rialzi di terra ancora oggi ben marcati e disposti secondo un disegno razionale.

Rappresentano secondo il prof. Achille Tellini gli argini di un castelliere preistorico. Il prof. Tellini fu lo studioso che si dedicò per primo con interesse al problema dei castellieri in Friuli, sollecitato dagli studi del Quarina.

La superficie di un castelliere era dai 2 ai 4 ettari. Quello di Udine ne misurerebbe 15, rappresentando indubbiamente il più vasto fra quelli scoperti. Il 6 settembre 1985 fu rinvenuto, presso la chiesa di S. Francesco, durante degli scavi condotti dal dott. Maurizio Buora, un forno risalente alla seconda metà del I millennio a.C.

Questo ritrovamento sembra avvalorare la tesi del Tellini, essendo poi il ritrovamento situato all'interno del perimetro indicato. Ulteriore conferva viene dagli scavi effettuati durante i restauri di Palazzo Mantica, che hanno ritrovato reperti della media età del Bronzo (1700 a.C.) Il castelliere era probabilmente addossato ad un rilievo che fungeva da vertice: il colle.

Con l'arrivo dei romani e la colonizzazione della regione, sicuramente il colle di Udine venne usato per scopi di vigilanza sulle vie di comunicazione e militari. I reperti di età latina sono numerosi, e testimoniano un'intensa attività umana nella zona a partire dal I sec. a. C. Sicuramente nei pressi del colle passava la “Julia Augusta” strada che da Aquileia portava al Norico, che probabilmente si sdoppiava nei pressi dei casali Paparotti.

I racconti che riportavano la presenza di torri, mura e altre vestigia sul colle, un tempo dati come non attendibili, sono stati rivalutati dal ritrovamento di vari reperti: numerosi resti di laterizi; i resti di mura indicati dal prof. Miotti; la moneta giustinianea murata nei resti di un antica parete, indicata dal Ciconi, è, vista la serietà dello studioso, sicuramente un'attendibile testimonianza dell'intervento di Narsete nel 555 per riattare la struttura che c'era sul colle.

Il Ciconi afferma che nel 1854 esisteva ancora nel recinto superiore una torre quadrata, forse quella conosciuta come la "Torre di Attila", tali avanzi furono eliminati nel 1855. In seguito vennero alla luce altri reperti.

Le varie invasioni barbariche hanno lasciato testimonianza nella toponomastica. Cosi Beivars deriverebbe da uno stanziamento di Bavari e Godia di Goti (Mor). Arriviamo così al 452, quando Attila assediò Aquileia per tre mesi. È verosimile che durante questo periodo gli unni avessero creato un campo nelle retrovie.

Potrebbero aver sfruttato i resti del castelliere per il ricovero dei cavalli; forse il castelliere viste le dimensioni ben maggiori rispetto a tutti gli altri conosciuti (come dicevamo 15 ettari rispetto ai 2 ai 4) fu ampliato. Potrebbe essere quindi vero quello che riferisce Jacopo Valvasone di Maniago sull'accrescimento a nord del colle da parte di schiavi degli Unni, collocandosi in questa ipotesi l'avvallamento a nordest del colle e i ritrovamenti dei reperti emersi durante gli scavi delle gallerie.

Anche se quella di Attila è solo una leggenda, come moltissime altre leggende può poggiare su un fondo di verità.

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Vaso di epoca latina

Dopo l’epoca romana, i Longobardi certamente costruirono degli edifici sulla sommità del rilievo. Anche la chiesa di S. Maria del Castello, pare sia stata costruita utilizzando parti di un più modesto edificio precedente.

La presenza di questo popolo ci è però testimoniata da numerosi reperti e frammenti decorativi trovati nel sottosuolo. Il reperto più interessante di quest'epoca è rappresentato da una lapide con la scritta “O. LIUTP” che si ritiene ricordi il re longobardo Liutprando (? - Pavia 744). Scavi recenti in Castello, hanno inoltre ritrovato resti di mura di quest'epoca.

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Armi longobarde ritrovate in Via del Gelso

Nel X secolo, il Friuli assiste impotente alle numerose scorrerie di Ungari che, a più riprese, invasero la bassa pianura tra il Torre e il Tagliamento. Addirittura la strada che attraversa quelle zone viene ricordata nei documenti come "Strada Ungarorum" e oggi si chiama S. P. Ungarica.

Questa zona divenne una landa pressoché deserta e le incursioni ungare fecero impallidire, al confronto, il ricordo di quelle barbariche.

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