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Udine - Storia di Udine: la dominazione austriaca e il Risorgimento

Nel 1809 l'Arciduca Giovanni d'Austria, di sorpresa, muovendo da Cividale, cacciò i Francesi da Udine e dal Friuli. Nello stesso anno i Francesi lo riconquistarono rimanendovi fino al 1813, anno in cui gli Austriaci "liberarono" la città dove rimasero fino al luglio 1866.

Con il crollo della potenza napoleonica del Regno Italico, si passò al regno Lombardo Veneto per nulla dissimile sostanzialmente al primo, se non per la diversa persona e nazionalità del sovrano. Dal 1813 al 1819 il Castello venne adibito a caserma e la bella costruzione ne soffrì.

Vi furono poi allogati il tribunale, la pretura notarile e le carceri. Il 23 marzo 1848 Udine, sull’onda dei moti lombardi, insorse contro gli Austriaci i quali, non avendo ricevuto alcun ordine da Vienna, si ritirarono tranquillamente a Gorizia. Si formò un governo provvisorio con a capo Antonio Caimo Dragoni, il conte Antonini ed altri, i quali crearono un comitato di difesa formato da Giovanni Battista Cavedalis, Antonio Conti e l'ingegnere Luigi Duodo.

Venne liberato il barone Carlo Zucchi, ex generale napoleonico ed ex comandante delle forze rivoluzionarie della Romagna nel moti del 1831, prigioniero a Palmanova. Ma mentre il governo provvisorio di Venezia desiderava che egli difendesse Udine e il Friuli, egli, secondo il Cavedalis accettò di difendere solo la fortezza di Palmanova. Il governo provvisorio di Udine non intendeva in principio essere alle dipendenze di Venezia; sarebbe stato il Cavedalis a prospettare un adesione alla Repubblica sperando di avere aiuti indispensabili per l'imminente controffensiva austriaca.

Gli aiuti non vennero e il Comitato dovette rendersi conto di dover fare tutto da se. Mentre a Gorizia il generale Nugent preparava attivamente e seriamente l'armata austriaca per la riscossa, a Udine i capi si sarebbero inebriati di canti, di manifestazioni, di proclami. Naturalmente il racconto del Cavedalis su questi punti è assai diverso.

La baldoria duro tre settimane; del resto, nessun genio militare, sarebbe riuscito ad organizzare in si breve tempo un esercito di difesa con i volontari indisciplinati, gli avventurieri o altri giunti dal Veneto, senza armi e munizioni. Il 16 aprile gli Austriaci oltrepassarono l'Isonzo e, senza perdere tempo con l'innocua fortezza di Palmanova, giunsero alle porte di Udine il giorno 20. Dopo inutili inviti di resa, iniziarono un fuoco di artiglieria prima fiacco, e poi la sera del 21 aprile molto sostenuto. Ci furono otto morti più quattro uccisi dalla guardia Civica o da un cittadino impazzito, quindici feriti, dei quali uno non sopravvisse ed un bambino morto dallo spavento.

La mattina seguente, il 22, l'arcivescovo Zaccaria Bricito fu mandato al quartier generale di Nugent a trattare la resa. Non è una pagina di gloria questa, ma bisogna considerare che fu saggezza da parte del governo provvisorio evitare un'inutile carneficina vista la disparità di forze. Gli Austriaci entrarono a Udine, non infierendo sulla popolazione. Considerata ormai città austriaca, si favorì la nascita di industrie, come ad esempio le Fonderie Bertoli, la fabbrica di Birra Moretti ecc. Per agevolare la circolazione furono abbattute le varie cerchie di mura interne.

Gli Austriaci espropriarono gli "abitatori" del castello e vi crearono un mastio munito denominandolo "Forte San Biagio". Nel 1866 la pace con l’Austria ricongiungerà il Friuli all’Italia. Il 25 luglio 1866 Udine accolse le truppe Italiane. La cosa avvenne tra una calma e una quasi indifferenza dovute anche alla buona amministrazione austriaca. Dirà Quintino Sella, giunto il 4 agosto come commissario di Vittorio Emanuele, “Non vi fu la più piccola traccia di manifestazione, come se si fosse trattato di una pace tra la Cina ed il Giappone.”.

Udine_-_Piazza_Patriarcato_-_Folla_per_Re_Vittorio_Emanuele_II.jpg
14 Novembre 1866 - La folla davanti a Palazzo Belgrado acclama Re Vittorio Emanuele II

In seguito farà un vibrante appello all’italianità dei friulani. Qualche tempo dopo, sia Vittorio Emanuele II sia Giuseppe Garibaldi, giunsero nella città destando notevole curiosità; molti cittadini corsero ad assistere ai loro discorsi.

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