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Trieste - L'alto medioevo a Trieste

Ai Longobardi successero i Franchi che inclusero Trieste nel Regno Italico, formando la contea Istriana, e misero a capo di questa contea un duca di nome Giovanni, che rivoluzionò la vetusta amministrazione romana introducendo i primi germogli del feudalesimo.

I magistrati venivano nominati solamente dal duca e non più eletti liberamente, praticamente erano suoi dipendenti e si chiamavano “centarchi”. Soltanto l’antico ufficio dei giudici restò in vigore per il diritto che i Franchi riconoscevano ad ogni cittadino di essere posto a giudizio da parte della propria gente e della propria legge. Ma le terre e i boschi passarono al duca come il mare dal quale fu abrogata la libertà di pesca e la confisca si generalizzo a tutti i beni pubblici, mentre sui terreni confiscati ai comuni, furono fatti venire dalle regioni carnioliche genti Slave, che si accasarono pagando il tributo al duca e a lui solo prestando obbedienza.

Il patriarca triestino Fortunato fece un appello, contro questi soprusi; fu ascoltato da Carlo Magno che promosse nel 804, nell’agro di Capodistria un’assemblea davanti a tre suoi rappresentanti dove ognuno potesse dire la sua. Nei campi del Risano si volse questa solenne protesta che prese il nome di “Placito del Risano”.

I messi imperiali erano il prete Izzone, il conte Ariom e il conte della marca orientale Cadolao. Intervennero il duca ed i suoi ufficiali, il patriarca con cinque vescovi, le persone di più alto censo, i centosettantadue eletti a rappresentare il “Numero Triestino” e i vari rappresentanti dei territori istriani. Essi giurarono sui libri sacri del Vangelo e delle reliquie dei Santi di dire la verità sui rapporti di ragione ecclesiastica e sulle violenze del duca, sui soprusi dei beni, sulle consuetudini calpestate.

Il duca si giustificò dicendo di aver agito in buona fede pensando che i campi fossero di proprietà fiscale dello Stato. Promise di far completa restituzione e di non esigere tributi illegali, di ripristinare ciò che aveva tolto o vietato. Si dichiarò anche pronto a cacciare fuori gli slavi, ameno che gli istriani non avessero tollerato che essi venissero traslocati nei luoghi incolti e deserti dove avrebbero potuto rimanere senza recare danno agli altri e con vantaggio del fisco.

Vinti i Vandali e gli Avari da re Carlo e dal figlio Pipino nella pianura ungherese non vi furono invasioni e la vita per tutto il secolo VIII e IX fu relativamente tranquilla. Quindi il re dei Franchi fattosi sicuro dalla fedeltà di Grado, rimise una parte dell’Istria sotto la dipendenza gradese e lasciò Trieste a quella di Aquileia.

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