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Trieste

Trieste - Dormire, Mangiare e Prodotti

Trieste, dal punto di vista dell'ospitalità, offre per dormire moltissime soluzioni di tutti i livelli, dall’albergo a cinque stelle sino al Bed & Breakfast (B&B), da cui fare base per visitare la città. Dopo aver passeggiato sino a saziare la propria curiosità con le tante ricchezze culturali, artistiche ed ambientali di Trieste, giunge il momento di ristorare anche il corpo.

Certamente l'aspetto enogastronomico è una delle vie preferenziali per conoscere la cultura di un luogo. E anche sotto questo aspetto Trieste non delude, attingendo da una tradizione locale di sapori che sono l'incontro del mare con il retroterra del Carso e l’incontro tra le culture mediterranea e mitteleuropea.

Troviamo quindi numerosi ristoranti, trattorie, osterie e buffet (dove si può mangiare fuori dagli orari canonici dei pasti) che preparano i diversi piatti tipici della zona, dove certamente il pesce è tra le prime proposte, con le specie caratteristiche dell’alto adriatico o provenienti dalla vicina laguna, ma non l’unica.

Le varie ricette vedono protagonisti i branzini, le orate, i tonni, le seppie, nella loro signorilità. Ma anche molti primi piatti come la pasta allo scoglio con un misto di crostacei e pesci o gli spaghetti con i fasolari e il brodeto di pesce alla triestina.

Da gustare poi le cozze fatte alla marinara che qui si chiamano “peoci a la scotadeo” o dei ribaltavapori, cioè i girai fritti, pesci minuti che in italiano si chiamano latterini e che si mangiano interamente. Questi si trovano anche in osteria come “rebechin”, lo spuntino con cui accompagnare un bicchiere di vino. A tale scopo vanno benissimo anche: le sardele fritte, cioè le sarde impanate e fritte; le sarde in saòr, marinate e coperte di cipolla; il baccalà mantecato su un crostino di pane.

Non solo il pesce ovviamente viene utilizzato per il rebechin. Svolge egregiamente la sua funzione anche un “panin de coto caldo” ossia una tartina con prosciutto cotto, sovente cotto in crosta di pane, su cui non può mancare la senape o il più deciso cren (radice di rafano) grattugiato.

Anche la “terra” infatti offre gusti tipici, di matrice spesso centroeuropea. Ecco, ad esempio, la Jota: una zuppa di fagioli, patate e crauti, o come vengon detti qui “capuzi garbi”. Ma abbiamo anche gli “gnocchi di patate coi susini”, cioè inserendo all’interno dello gnocco le prugne, conditi con burro fuso, pan grattato e cannella. Pur non disdegnando certo gli gnocchi comuni, fatti con le patate o con il pane. Il vicino Carso si fa sentire con la “Minestra de bobici”, una zuppa di verdure, prosciutto e mais tenero.

Nei secondi piatti di carne sicuramente troviamo il gulasch, che rispetto alla versione ungherese è più asciutto, quasi uno spezzatino. Abbiamo poi il bollito o “porzina” una varietà di carni di maiale di vario tipo che viene accompagnato con salse e con i crauti e le verze. A proposito di crauti, l’influsso asburgico si rivela facilmente nel più tipico degli abbinamenti con questa pietanza, cioè i würstel o salsicce che qui sono del tipo Vienna o “Cragno”, tipo carsico leggermente affumicato. Tra i contorni, obbligatorio assaggiare le “patate in tecia”.

In abbinamento a tutti questi piatti si può certamente provare i vini tipici della zona, cioè il Terrano, robusto rosso, e i bianchi Malvasia e Vitovska.

Si chiude con dolci di classica matrice slovena, come la putizza e il presnitz, o austriaca, come i krapfen e lo strudel.

Sicuramente, oltre a tutte queste proposte, Trieste si vanta di eccellere in un altro ambito alimentare: quello del caffè. In città è rappresentata l’intera filiera, dal caffè fresco che giunge al porto e, passando da una torrefazione di lunga tradizione, giunge ai tavolini di famosi caffè, come il Caffè degli Specchi o il San Marco.

Esiste un gergo tipico triestino riguardo al caffè: il caffè semplice viene chiamato “nero”; il macchiato caldo “capo” (cappuccino) e se voluto nel bicchiere di vetro “capo in b”; se si vuole ordinare un cappuccino com’è inteso normalmente si dovrà chiedere un caffelatte; il caffelatte lo si gusterà chiedendo un latte macchiato. Semplice no?

Questa terminologia genera qualche fraintendimento quando i triestini si recano al di fuori della città. Per esempio può capitare che trovandosi a Udine e ordinando al bar alle sette del mattino un “nero”, vengano ricambiati con uno sguardo di stupore (non troppo accentuato), intendendo là con “nero” un bicchiere di vino… rosso.

 

 

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