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Tarcento - Storia di Tarcento

Nella zona di Tarcento si ebbero delle attività umane in epoca preistorica, come attestano alcuni ritrovamenti. Il nome deriva dal numerale latino “trecento” a indicare qualche cosa di simile ad un’estensione di trecento iugeri. Una presenza in epoca romana è quindi da supporre. Tarcento viene citata per la prima volta in alcuni documenti relativi a una donazione di beni di Rodolfo di Machland, il 7 aprile 1126 che viene indicato come “Rudulfus de loco Tarcento”: Rodolfo di Tarcento. Con questo atto Rodolfo cedeva i propri beni presenti in Carnia alla Prepositura di Berchtesgaden.

I Machland, provenienti da Perg, in Alta Austria, dovevano già possedere il feudo da qualche tempo, dove vi avevano costruito un castello, detto poi Superiore o di S. Lorenzo. Il nipote di Rodolfo, Ottone, figura proprietario di numerosi beni a Tarcento che, nell’anno 1140, costituivano la metà del feudo. Questa metà venne donata da Otto nel 1147 al monastero di Waldhausen nell’Austria Superiore, da lui fondato. Certamente dal 1190 esiteva anche una pieve di Tarcento, delle quale arciprete era Benedetto e pievano Guantero .

Nel 1219 ai Machland sono già subentrati i di Caporiacco, visto che essi, in contrasto con il Patriarca, con altri nobili, come i Polcenigo, i Villalta, i Savorgnano e gli Strassoldo, il 15 settembre di quell’anno si fecero cittadini di Treviso, conferendo il feudo di Tarcento. Treviso con il conte di Carinzia e quello del Tirolo erano in lotta con il Patriarca.

I Caporiacco ressero il feudo fino al 1281 quando, con l’estinzione del ramo di quella famiglia, fu infeudato ad Artico di Castello o Castel Porpeto.

Verso il 1314 venne costruito il castello Inferiore, detto poi di Coia. Questa evoluzione dei due castelli all’interno del feudo è diffuso in molti comuni limitrofi ed è dovuto allo spostamento verso il basso dei castelli, più vicini alle strade, dettato dalla maggior praticità e dal venir meno del pericolo di scorribande di invasori.

Prima del 1332 si formò a Tarcento una Confraternita dei Battuti, che sull’onda di quello che avveniva in altre parti della regione e d’Italia, raccoglieva chi praticava la flagellazione. Nel 1352 le truppe patriarcali vennero inviate contro Tarcento, per punire Gianfranco di Castello della sua partecipazione alla congiura che aveva assassinato il Patriarca Bertrando nel 1350. Nel gennaio del 1352 fu distrutto il castello inferiore mentre a febbraio quello Superiore. Gianfranco di Castello fu condannato a morte e decapitato.

Forse dovuto ad antichi rancori, un grave fatto di sangue avvenne nel castello superiore. Il 5 settembre 1357, approffittando di un momento di tregua, Giacomo e Zuanello, figli di Fulcherio, si introdussero nel maniero con dei fedeli, occupandolo e uccidendo Manfredo di Castello, figlio di Gianfranco. Rizzardo suo fratello, chiese aiuto alla nobiltà friulana che accorse per compiere giustizia. Assediato il castello, fu preso il 10: Giacomo a alcuni altri furono uccisi, mentre Zuanello venne consegnato a Rizzardo.

Verso l’anno 1384, si riparò il castelo inferiore, preferito rispetto al superiore, che risultava già in sostanziale abbandono. I di Castello cambiarono poi il nome in Frangipane.

Nel 1420, con il governo veneziano, i Frangipane vennero confermati come feudatari di Tarcento. Amministrava il feudo un capitano nominato dalla famiglia feudataria. Esisteva comunque una vicinìa, un’assemblea dei capifamiglia, presente sicuramente dal 1356, che faceva fronte alle esigenze del paese, seguendo un regolamento autorizzato dai Frangipane e dai Veneziani. Nel 1432 ebbe un proprio statuto.

Agli inizi del Quattrocento, Tarcento era pienamente coinvolta nelle lotte nobiliari per il controllo del Patriarcato e, durante la guerra contro la coalizione del Conte di Ortenburg, nel 1410, venne incendiata dai Gemonesi.

Anche i castelli di Tarcento subirono le conseguenze della famosa rivolta contadina del Giovedì Grasso del 1511, quando i contadini ribelli li incendiarono. E furono definitivamente distrutti dal terribile terremoto che seguì di lì a poco e non furono più ricostruiti. La famiglia Frangipane si spostò in diverse residenze all’interno del paese, in base alle necessità, non più dettate da esigenze militari.

Nel XVII secolo la vicinìa venne sostituita da un “Consiglio di Credenza”, composto da 12 membri che poi saliranno a 30. Con la caduta della repubblica di Venezia e l’arrivo dei Francesi, Tarcento, secondo il decreto del 22 dicembre 1807, fu inclusa nel distretto di Udine, cantone di Gemona.

Gli Austriaci, in seguito, la riconfermarono capoluogo e sede del XXII distretto di Tarcento, formato dai paesi di Collalto con Loneriacco, Noglareda, Segnacco e Villafredda; Billerio con Bueriis, Magnano e Prampero; Cassacco con Conoglano, Montegnacco e Raspano; Ciseriis con Coja, Sammardenchia, Sedilis, Stella e Zomeais; Lusevera con Villanova; Treppo Grande con Carvacco, Treppo Piccolo, Vendoglio, Zegliano e Zeglianutto.

Passato poi al XXI distretto di Tricesimo, divenne comune di II classe, che prevedeva un’amministrazione costituita da un consiglio di trenta membri e tre deputati esecuitivi, ma priva di uffici propri. Continuò ad essere la sede della Regia Pretura e della Regia Conservatoria delle Ipoteche..

Dopo il 1866, con il passaggio al Regno d’Italia, Tarcento, favorita dalle comunicazioni stradali e ferroviarie ebbe un certo sviluppo economico e culturale.

Assunse una notevole importanza logistica nella Prima Guerra Mondiale, per la sua posizione alle spalle del fronte, anche per il facile collegamento dettato dalla linea tramviaria Udine-Tarcento, percorsa dal cosiddetto Tram Bianco, inaugurato il 24 giugno 1915.

Divenne tra le due guerre una località con una certa vocazione turistica. Con il Regio decreto n. 674 del 15 marzo 1928, furono aggregate le frazioni di Ciseriis e Segnacco.

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