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Schioppettino

di Giorgio De Zorzi

Lo schioppettino è un vitigno a bacca nera autoctono del Friuli ed un vino prodotto con la medesima uva e dalla storia piuttosto movimentata. Un tempo era conosciuto anche come Ribolla Nera (non rappresenta però una variante della ribolla gialla) o Pokalça.

Il grappolo si presenta cilindrico, spesso alato e mediamente compatto. Gli acini sono grandi, carnosi, dal colore blu-nerastro, con buccia spessa e pruinosa.

(Foto da Schioppettino di Prepotto)

La zona di Prepotto ebbe sempre alte produzioni vinicole, sin da tempi remoti, come ricaviamo dagli antichi documenti relativi alle nozze Rieppi-Caucig del 1282. E la famiglia Rieppi sarà una di quelle famiglie che continueranno con successo la produzione di vino nei secoli successivi, tanto che sul finire dell’Ottocento risulta che la loro produzione fosse di 700 hl, di cui il 70% rappresentato da Schioppettino.

Se lo Zanon nel Settecento parla genericamente di “Ribolle”, il conte Giuseppe Di Rovasenda lo inserisce come Ribolla Nera nella suo “Saggio di una Ampelografia Universale” del 1877.

Olinto Marinelli nella sua Guida alle Prealpi Giulie del 1912 lo indica con il nome di Pokalza, come localmente a Prepotto e nelle confinanti zone slovene veniva chiamato, annoverandolo tra gli autoctoni da reimpiantare raccomandati nel 1907 dal Consorzio antifilosserico.

Nel 1921 l’Ass. Agraria Friulana pubblica un elenco delle varietà coltivate in Friuli e al n. 273 troviamo la Ribolla Nera. I riferimenti sono ad una mostra del settembre 1863 e agli “Atti e memorie della I. R. Società Agricola di Gorizia” del 1877, in cui una nota del dott. Alberto Levi la definisce originaria di Prepotto e “uva delicata”.

Tuttavia la produzione di questo vino era grandemente calata rispetto al periodo precedente, in quanto abbandonato dai coltivatori per vitigni più produttivi e resistenti. Questo vitigno infatti fruttifica tardivamente ed i ceppi impiegano almeno sette anni per produrre uve.

Questo vino rimase maggiormente diffuso nelle zone per esso più vocate (e probabilmente di origine) come quelle di Prepotto e Albana. Qui prevalse il nome di Schioppettino per indicarlo, nome derivato secondo alcuni dalla sensazione di esplosione che gli acini d’uva molto turgidi danno al palato quando vengono mangiati. Per altri deriverebbe da Scopp, nome con cui si indicava la Ribolla Nera. Altri ancora lo fanno derivare dal fatto che, se imbottigliato giovane, diviene frizzante per la fermentazione malolattica che si completa in bottiglia.

Come altri autoctoni, nel Novecento questo vino si avviò verso l’oblio, penalizzato anche da una sua complessità data dalla forte acidità, che in epoche in cui la selezione e la maturazione delle uve era meno rigorosa, penalizzava il prodotto finale.

Nonostante tutto ciò, lo Schioppettino non scomparve. In seguito la legislazione nazionale lo pose tra i vini “fuorilegge”, di cui si voleva cioè scoraggiare la produzione. Verranno anche erogate sanzioni pecuniarie e intimate estirpazioni di vitigni ai più nostalgici. Per fortuna negli anni Settanta si fa strada una nuova cultura del vino, che da un forte impulso alla riscoperta dei vitigni autoctoni. E questa cultura in Friuli ebbe una notevole spinta dalle Distillerie Nonino. Furono infatti Benito e Giannola Nonino che all’inizio degli anni Settanta ebbero l’intuizione di distillare uve di un solo tipo per creare un prodotto di più alta qualità. Il 1 dicembre 1973 verrà creata Grappa Monovitigno® Picolit Nonino, prima distillazione da vinacce selezionate di uve Picolit, mentre il 1 dicembre 1974 ci sarà la prima distillazione della Grappa Monovitigno® Ribolla. Fu a questo punto che i Nonino si accorsero che i principali vitigni autoctoni, rappresentati da Ribolla Gialla, Schioppettino, Tazzelenghe e Pignolo andavano scomparendo perché vietati.

Fu ingaggiata una vera e propria battaglia per la difesa di questi vitigni. La prima mossa fu portare sotto i riflettori il problema: il 29 novembre 1975 venne istitutito il Premio Nonino Risìt d’Àur (Barbatella d’Oro) “da assegnare annualmente al vignaiolo che abbia posto a dimora il miglior impianto di uno o più di questi vitigni e una borsa di studio, da assegnare annualmente al miglior studio di carattere sia tecnico sia storico, relativo ai suddetti vitigni”, creando per l’occasione una giuria molto autorevole, proveniente dal mondo enologico. Non mancarono pressioni delle autorità per scoraggiare questa iniziativa. Il 21 aprile 1976 Giannola Nonino inviò una lettera ufficiale al centro Regionale per la viticoltura del Friuli Venezia Giulia per il riconoscimento di questi vitigni. Nello stesso anno vengono distillati anche i Monovitigno® di Tazzelenghe e Schioppettino.

Nel 1977 il consiglio comunale di Prepotto in seduta straordinaria deliberò la richiesta di inserirlo tra i vitigni autorizzati. Il 5 febbraio 1979, il Regolamento CEE n. 347/79 ne permetteva la coltivazione nella provincia di Udine, recepito dalla legislazione italiana nel 1981 e nel dicembre 1983 il regolamento CEE n. 3582/83 li incluse tra le varietà di viti raccomandate. Da allora lo Schioppettino ha avuto sempre maggior successo e notorietà. Nel 1987 è stato inserito nella DOC Colli Orientali del Friuli, ora Friuli Colli Orientali (FCO).

Questo vino rosso si presenta con caratteristico colore violaceo, dal sapore intenso e con buon corpo. È leggermente tannico e con buona acidità. Sentori di frutta da sottobosco, come mora mirtillo e lampone, si possono cogliere nel bouquet dello Schioppettino giovane, che va poi ampliandosi durante l’invecchiamento. Si abbina bene a pietanze di carni e minestre di verdura.

 

Bibliografia:

Il Vino in Friuli Venezia Giulia – Storia, terre e vitigni – Editoriale FVG, maggio 2008.

 

Sitologia:

http://www.schioppettinodiprepotto.it/

https://www.grappanonino.it

http://www.italyeno.com

 

 

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