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Storia di San Pietro al Natisone

San Pietro al Natisone, comune in provincia di Udine, sino al 1867 si chiamava San Pietro degli Slavi (San Peter Slovenov) e sorge presso un guado sul Natisone, situato in località Brod, in sloveno, appunto, guado. Questo guado costituì un importante snodo nelle comunicazioni e negli spostamenti di popolazioni già in epoca preistorica, nella cosiddetta via dell’ambra, prima dell’arrivo di Celti e Romani.

Le testimonianze ci dicono che in questo territorio si insediarono stabilmente gruppi umani sin dal Paleolitico superiore e con reperti che confermano la continua presenza nel Mesolitico. Del neolitico, presso Biarzo, sono stati ritrovati utensili datati col sistema C14 verso il 3650 a.C. (+/- 300).

Per il periodo protostorico, preso il Monte Barda, si possono ancora vedere i resti di un castelliere, presso il quale sono stati rinvenuti strumenti dell’eneolitico e dell’età del bronzo. Il castelliere fu riutilizzato in epoca romana come vedetta di confine. Un altro castelliere, risalente al bronzo medio è stato individuato nell’area presso Ponte San Quirino.

Si fanno più numerose poi le testimonianze di epoca romana. Molte sono le monete di quest’epoca, a cominciare da un denario di M. Metello (174 a.C.) rinvenuto presso i monti Barda e Roba e da alcune monete d’argento di Fabio Labeo.

Verso il 720 d.C. cominciarono ad insediarsi nella zona popolazioni paleoslave, giunte al seguito degli Avari, che si scontrarono più volte con i Longobardi, sino a giungere ad un trattato che lasciava loro la zona collinare. L’arrivo degli Ungari e il loro successivo stanziamento nelle pianure ungheresi, interruppe la spinta slava verso ovest e le popolazioni convissero pacificamente con i loro vicini, facendo nascere la cosiddetta Schiavonìa/Benečija o Slavia friulana. Questa entità, pur compresa nel Patriarcato di Aquileia, godette di molta autonomia, a ricompensa della vigilanza operata nella zona montuosa di confine da milizie appositamente costituite dagli abitanti.

Anche San Pietro al Natisone, come le Banche di Merso ed Antro (ossia Consiglio degli anziani), godeva quindi della libertà di amministrare la propria giustizia e altri affari. Essi si riunivano sotto il Tiglio della chiesa si Sant’Antonio a Merso e li prendevano le varie decisioni.

San Pietro al Natisone aveva un castello, posto sullo spiazzo dirimpetto alla chiesa di Sant’Antonio. Aveva il compito di custodire quel settore della Tarvisiana (come il castello di Gronumbergo). Appartenne anch’esso ai de’ Portis che lo possedettero sino al 1833, quando lo vendettero alla famiglia Cocovaz. L’edificio subì radicali mutamenti e dapprima vi fu allogata la Scuola Normale e poi l’Istituto Magistrale.

Foto dell'Istituto Magistrale.

Presso il centro abitato di San Pietro sorse la chiesa (San Quirino) e, assieme a San Leonardo, fu uno dei due centri ecclesiali delle Valli del Natisone. Di origine antecedente al sec. XII, al loro formarsi come parrocchie ambedue continuarono a restare giuridicamente sotto il Capitolo di Cividale sino alla recente riforma postconciliare che ha soppresso tali legami. Sino al XX secolo furono anche le uniche due parrocchie di tutte le località delle Valli.

Quando il patriarca Marquardo di Randek potenziò la strada commerciale di Pulfero, nel 1377, il guado di Brod a S. Pietro divenne un importante nodo logistico perché i commerci, essendo la via molto più sicura, aumentarono. Nei pressi di Brod su un altura terrazzata il 29 giungo di ogni anno a partire dal XIV secolo, sino alla fine del Settecento, si teneva una fiera internazionale.

Anche con l’arrivo di Venezia, San Pietro al Natisone e il terriorio della Slavia mantenne inalterati i propri privilegi. Quando Venezia istituì il consigli della contadinanza, qui si formò l’arengo, in cui i capifamiglia si riunivano una volta l’anno presso la chiesa di San Quirino e prendevano le decisioni. L’importanza commerciale di San Pietro venne meno quando Venezia, in lotta con l’Austria, dovette chiudere la strada di Pulero.

Questo assetto si mantenne sino all’arrivo di Napoleone e delle truppe francesi, che occuparono l’Italia per due volte. San Pietro divenne comune, capoluogo di cantone, del Dipartimento di Passariano, Distretto di Cividale, Cantone di San Pietro degli Schiavoni, che comprendeva altri otto comuni: Savogna, Rodda, Tarcetta, San Leonardo, Stregna, Grimacco, Drenchia e Luico (Livek).

Dopo il congresso di Vienna del 1815, San Pietro e la Slavia furono inseriti nel Regno Lombardo Veneto dell’impero austriaco. Vi rimasero sino al 1866, quando in seguito alla Terza Guerra d’Indipendenza furono uniti al Regno d’Italia mediante plebiscito.

Trovatosi nelle immediate retrovie del fronte nella Prima Guerra Mondiale, San Pietro svolse un ruolo logistico durante gli scontri bellici, sino alla famosa rotta di Caporetto del 24 ottobre 1917, quando le unità tedesche dell’allora tenente Erwin Rommel discesero nelle valli da Luico-Polava e da Stupizza, costringendo l’intero schieramento italiano ad una lunga ritirata sino al Piave.

Postazioni italiane fotografate dagli austriaci il 1 novembre 1917
(Foto ERPAC FVG)

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