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Raveo - Storia di Raveo

di Giorgio De Zorzi

Il nome Raveo, comune in provincia di Udine, viene da alcuni fatto derivare dal diminutivo in -ellu dal latino rapum “rapa”. Altra è la tesi del prof. Cornelio Desinan che vede invece l’origine nel pre-latino “rava” che significa “smottamento, frana”.

Il paese viene nominato in alcuni documenti del 1311 e 1314 come: de Ravey, de Raveyo, de Raveo.

Già in epoca pre-romana ci furono nella zona degli insediamenti umani. Scavi archeologici presso il monte Sorantri o Castellano, hanno ritrovato testimonianze in questo senso. Più precisamente emerge come ci fosse in quei luoghi un villaggio celtico che in seguito verrà riutilizzato dai romani, che vi erigeranno un muraglione. All’abitato vennero assegnati compiti difensivi e rimase popolato sino al V secolo d.C.

Per qualche ragione gli abitanti si spostarono presso la località Cuel Budin, dove sono state rinvenute le testimonianze di un villaggio alto-medievale, disposto su più livelli, che era fortificato da mura.

Raveo occupa una posizione strategicamente importante per la strada della Val Degano e della Val Tagliamento. Per tale ragione vi era un sistema fortificato, le cui strutture si trovavano sul monte Castellano, sul Cuel Budin e sul Cuel Taront. Sul monte Castellano sono state identificate le tracce di due torri, un fossato ed una cinta muraria.

Nel medioevo fa parte del quartiere di Socchieve, sotto la giurisdizione della comunità di Tolmezzo. Nel 1234 risulta tra le dipendenze della Pieve di Enemonzo. Una tradizione vuole che nel 1360, in occasione di una grave pestilenza, sia stato decimato sino a contare solo sette abitanti, che vennero poi definiti i padroni dei sette stavoli. Vengono tramandati come: Ariis, Bearz, Floride, Iaconis, Pecol, Stiefin e Valino. Seguì le vicende politiche della regione in epoca patriarcale e poi veneziana.

Nel 1619, sul luogo in cui esisteva una chiesetta, venne eretto il Santuario della Madonna di Raveo. A destra della chiesetta addossato alla parete del Monte Castellano sorse il cosiddetto Romitorio di Raveo di cui si hanno notizie sin dal 1682 e che venne soppresso un secolo dopo.

Caduta la Repubblica di Venezia, nel 1807 l’amministrazione francese costituisce Raveo in comune di III classe, inserito nel Dipartimento di Passariano, Distretto di Tolmezzo, Cantone di Ampezzo. Durante il governo austriaco, con la costituzione del regno Lombardo-Veneto, entra a far parte del distretto di Ampezzo. Avendo meno di 300 estimati, era amministrato da una giunta di cittadini, retta da un cancelliere e due deputati. Proseguì sino al 1866, quando con tutto il Friuli occidentale entrò a far parte del Regno d’Italia.

Nel 1917 fu coinvolto nella rotta di Caporetto e anche qui, numerose famiglie fuggirono oltre il Piave. Durante la Seconda Guerra Mondiale, dal 1944 subì l’occupazione cosacca. A Raveo, data la sua posizione strategica, ebbe sede un distaccamento di presidio di circa 300 cosacchi, poco meno della metà della popolazione di allora. Purtroppo, durante l’occupazione cosacca, i soldati usarono i documenti e le carte del comune come combustibile o come giaciglio per dormire. Nel novembre dello stesso anno si svolse presso la località Pani una delle principali battaglie per la liberazione della Carnia, in cui i partigiani ebbero la meglio.

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Antonio Zanella
Foto: www.carnialibera1944.it

A Pani viveva una figura molto nota della recente storia carnica: Antonio Zanella detto l’Ors di Pani. Era un ricco possidente terriero e allevatore di bestiame, dal carattere ruvido e sbrigativo, ma che non rifiutava di dare una mano a chi aveva bisogno, oltre che a sostenere varie iniziative sociali. Su di lui, indicato anche come il Patriarca della Carnia, circolano tutt’ora molti aneddoti e racconti, che assumono talvolta il contorno del leggendario

Durante la guerra, mentre forniva regolarmente agli occupanti il fieno e le vivande che gli richiedevano, sosteneva e sfamava anche i partigiani che si nascondevano presso i monti vicini, sacrificando parte delle sue greggi e rischiando anche di essere fucilato dai cosacchi. Venne ucciso insieme alla figlia Maria presso gli stavoli di Pani di Raveo, la sera del 5 marzo 1955, da tale Romano Lorenzini, per motivi dovuti ad un personale risentimento. Giudicato seminfermo di mente, venne condannato a trent’anni di carcere.

Nel 1976 anche Raveo venne colpito dal terremoto del 6 maggio. Pur non registrando vittime, numerosi edifici rimasero lesionati. La popolazione ricostruì con tenacia le proprie abitazioni, per mantenere viva la comunità, combattendo sino ad oggi con coraggio la costante minaccia dello spopolamento montano.

 

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