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Pulfero - Castello di Ahrensperg

I resti di quello che era il Castello di Ahrensperg (o Ahrensberg) si trovano presso l’abitato di Biacis, nel comune di Pulfero (Udine), dove sorge anche la chiesa castellana dedicata a San Giacomo e Sant’Anna. Il castello sorge su un dirupo creato dal Torrente Biacis, affluente del Natisone, nella cui valle spicca il maniero.

Ahrensperg significa in tedesco medievale “Castello dell’Aquila” e pare che fosse già costruito in epoca longobarda e legato alle vicende del vicino (“in frontu”) Castello di San Giovanni d’Antro. Lo nomina per la prima volta un documento del 1251 in cui viene riportato: “quod castrum Ahren­sperg debeat pertineri D. Patriarche”, anche se il luogo era già citato nel 1149.

Un altro documento redatto dai di Prampero il 18 agosto 1274, descrivendolo lo indica come “nuovo” di Ahrensperg: “Expu­gnavit castrum novum apud Ahrensperg”. Questo suggerisce che ci fossero due castelli in questa zona, uno più antico e uno appunto più recente.

Il Castello di Ahrensperg venne ancora assediato nel 1306 dal Conte Enrico II di Gorizia. Il 9 novembre 1326, a Udine, Morando di Porcia, agente come vicario del patriarca, nomina Federico Savorgnan e Francesco notaio di Udine suoi procuratori per presentarsi davanti a Enrico, re di Boemia e Polonia, per chiedere la restituzione del castello di Ahrensperg (Biacis di Pulfero) e la riparazione dei danni subiti dalla chiesa di Aquileia ad opera del comitato di Gorizia.

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Il sito castellano
(Foto di Zuan Pieri Biasatti)

Il 20 giugno 1327, il patriarca Pagano Della Torre nomina Odorico notaio di Udine suo procuratore, affinché chieda al re di Boemia e Polonia (e tutore del conte di Gorizia), il rispetto dei patti concordati e alla contessa Beatrice di Gorizia la restituzione del castello di Ahrensperg. Il seguente 13 novembre Corrado de Ovenstain e Pietro de Liebenberg promettono al Patriarca di osservare i patti stipulati e, appena ricevute le sue lettere, di consegnare il castello a Bernardo di Strassoldo.

Nel 1364 viene ordinata da parte del Patriarca Ludovico della Torre la demolizione del Castello di Ahrensperg e di quelli vicini di Zuccola, Uruspergo e Antro. L’anno seguente il Parlamento ne vietra la ricostruzione. Nel 1511, sul sito castellano fu edificata la chiesa dei SS. Giacomo ed Anna. I ruderi del maniero vengono citati da Girolamo da Porcia nel 1567, nella sua descrizione della zona di Antro, e rilevando che la torre veniva utilizzata ancora come carcere.

Nel 1911 viene descritto dallo storico Michele Leicht come ben evidente, sicuramente per il fatto che la boscaglia non era così infestante come oggi, date le attività agricole molto ridotte.

Percorrendo la stradina che da Pulfero conduce alla chiesetta di San Giacomo e Sant’Anna, si trova quello che rimane oggi del Castello di Ahrensperg, ad una quota di m 205,3 slm. I resti sono costituiti da alcune parti delle mura, la base di una torre circolare e di una quadrangolare, con feritoie, restaurata nel 1929, durante la costruzione della strada, che originariamente doveva essere alta 14 m. Altre parti murarie sono ricoperte dalla vegetazione. Il perimetro delle mura è formato da cinque lati, dove il più lungo misura 21 m, uno inclinato 5 m, uno a fronte 6 m e due lati 10 m. Lo spessore era vicino al metro.

Tra il Castello di Ahrensperg e la chiesetta vi era uno spazio che era destinato in antico alle riunioni della Vicinìa, la sosednja, cioè l’assemblea dei capifamiglia del luogo.

Negli ultimi tempi il castello è sede di una serie di scavi condotti dall’Università di Udine, sotto la supervisione della prof. Simonetta Minguzzi. Dagli scavi è emersa una più completa pianta del maniero, con l’individuazione di una grande sala, seminterrata, primo piano di un probabile palazzo nobile. Sono stati effettuati anche ritrovamenti di vari oggetti di uso domestico quotidiano. Un coccio con la scritta 1411.

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Bibliografia e Altre Fonti

Zuan Pieri Biasatti (proprietario) – Contributi vari.
Intervista di Franco Fornasaro a Lorenzo Favia su www.lintver.it.

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Il sito castellano
(Foto di Zuan Pieri Biasatti)

 

 

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