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Prato Carnico (UD)

Storia di Prato Carnico

La Val Pesarina, abitata sin dal II sec. a.C. da comunità di Carni, fu più tardi conquistata dai Romani e quindi dai Longobardi. Fece poi parte del Patriarcato di Aquileia.

Si sa con certezza che l’autorità patriarcale era presente nel castello di Pradumbli prima del 1225. Fu proprietà delle monache del Monastero Maggiore di Cividale che avevano però rassegnato ogni diritto sin dal 1225. Punto di svolta per la storia del comune furono le donazioni e i privilegi concessi dal Patriarca Gregorio da Montelongo e confermati nel 1275 dal Patriarca Raimondo della Torre.

A tale periodo storico appartiene il ripristino della strada che attraversando la valle portava al Comelico. Questa via esisteva probabilmente già in epoca romana ed aveva a Sostasio una stazione di posta o una specie di rifugio. Con l’arrivo di Venezia divenne feudo dei Savorgnan che ebbero il compito di vigilare il Passo Lavardêt.

Questo passo diede non poche preoccupazioni ai Veneziani durante la guerra contro la lega di Cambrai perché era scarsamente difendibile. Sotto il Patriarcato e sotto Venezia la Val Pesarina chiamata anche Canale Pedarzo o di S. Canciano era divisa in 8 comuni o “vicinie” rette ognuna da un “meriga” eletto dai capifamiglia delle singole ville. I meriga partecipavano all’adunanza dei 4 “quartieri” in cui era divisa la Carnia per l’elezione del Capitano Maggiore che governava il “quartiere” e del Capitano Minore che governava il Canale.

L’invasione francese del 1797 pose fine a tali ordinamenti. Prato Carnico fece parte dell’impero Austriaco, poi ritornò brevemente ai Francesi, e quindi passò all’Austria sino al 1866. Tra il finire dell’Ottocento e i primi del Novecento, si radicano i fermenti di stampo socialista ed anarchico. A Pieria viene eretta la prima Casa del Popolo del Friuli.

Tutto il territorio di Prato Carnico ebbe a soffrire durante la Prima e soprattutto la Seconda Guerra Mondiale per l’occupazione dei Tedeschi e dei Cosacchi.

 

 

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