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Ovaro (UD)

Storia di Ovaro

Ovaro si trova nel Canale di Gorto e il suo nome deriva dal latino opulus “specie di acero”.

Scarse sono le notizie del luogo, che era un piccolo villaggio, vicino a Cella, dove c’era la sede della Pieve di Gorto. La zona risulta abitata a partire dall’alto medioevo, come ci testimoniano le quattro tombe ritrovate in località Namonet, presso la strada che da Liariis porta al Monte Zoncolan, durante alcuni scavi del 1991. Nello stesso periodo sei tombe del IX-X secolo sono state ritrovate nei pressi della chiesa di San Martino, sulla destra del Degano.

Nel 1119 il Patriarca Vodolrico concesse all’abbazia di Moggio, tra le altre anche l’antica Pieve di Gorto. Quindi tutto il Canale di Gorto passò sotto questa giurisdizione. La cura delle anime veniva esercitata per mezzo di due monaci benedettini designati dall’abate di Moggio uno “ex latere Ovaro” e l’altro “ex latere Luincis”.

Vicino alla confluenza della Val Pesarina e del Torrente Degano, in località Luincis, fu costruito un castello, altri dicono a Luint dove effettivamente si ebbe un sito denominato Castello. Appartenne ai signori di Luincis dei quali si ha memoria dal 1250 alla fine del secolo successivo.

In una causa del 1327 figura Ermanno del fu Mattia di Luincis; nel 1337 Cossatto fece acquisto del maniero di Sompcolle. Nel 1351 il castello venne distrutto dal Patriarca Nicolò I di Lussemburgo, per la parte che si volle attribuire ad Ermanno da Luincis o di Carina, nell’uccisione del Patriarca Bertrando di S. Genesio (1350): del maniero nulla più rimase.

Nel 1420 Ovaro, con il Patriarcato, passò sotto il governo di Venezia, sotto cui rimase fino al 1797. Seguì poi il dominio dell’Impero austriaco fino al ricongiungimento con l’Italia del 1866.

Ovaro, ritrovatasi vicino al fronte nella Prima Guerra Mondiale, ne subì le conseguenze, che si fecero più drammatiche in termini di miseria nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, per l’occupazione austro-tedesca.

Nella seconda Guerra Mondiale, dopo il 1943, tutto il Friuli Venezia Giulia fu incluso nel Terzo Reich. Dal 1944 in Carnia si stabilirono i Cosacchi, e Ovaro divenne uno dei principali centri della loro amministrazione. Il paese dovette subire una pesante rappresaglia cosacca nel momento della loro ritirata: il 2 maggio 1945 vennero fucilati 22 civili, incluso Don Pietro Cortiula, parroco del paese.

Nel dopoguerra Ovaro ebbe un certo sviluppo come centro di diverse attività agricole ed artigianali e divenne riferimento per le zone vicine.

 

 

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