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Monfalcone - Storia di Monfalcone

Le origini di Monfalcone

Che il territorio, ove ora sorge l’attuale città fosse abitato sin da tempi lontanissimi, lo dimostrano molti reperti archeologici che risalgono all’età neolitica e preneolitica.

Le popolazioni erano ariane e vivevano in piccoli villaggi, detti “castellieri” posti sulle sommità delle colline, ben quattro di questi sono stati identificati presso Monfalcone. Nella località di Panzano si formò il primo nucleo abitato della zona.

Dopo la venuta di Roma, Monfalcone conobbe un periodo molto prospero tanto da diventare una florida colonia governata da leggi proprie, meritando anche la cittadinanza romana.

Era attraversata a quell’epoca dall’importante strada militare che dal Timavo conduceva sino ad Aquileia, ed era inoltre sede delle famosissime terme frequentate dagli imperatori e ricordate anche da Plinio.

Nel I sec. a.C. divenne municipio romano, posto a guardia della via Gemina che da Aquileia conduceva a Trieste.

Con il decadere della potenza dell’Impero, Monfalcone cominciò a vivere un brutto periodo per la continua minaccia di invasioni barbariche delle quali ricordiamo in particolare quella dei Visigoti del 401, il cui re Alarico sconfisse, sul fiume Timavo, le truppe romane guidate da Stilione; quella degli Unni con a capo il loro re Attila nel 452;  quella degli Ostrogoti guidati da Teodorico del 489 che sconfissero Odoacre sull’Isonzo.

Proprio a Teodorico la leggenda attribuisce la costruzione della rocca e il relativo castello per rendere più efficace la difesa dell’Italia. Monfalcone cominciò in seguito a perdere importanza, sino a ridursi a una povera borgata di pescatori e contadini.

Con l’aumentare del potere temporale dei Patriarchi di Aquileia, grazie anche al famoso “Diploma di Ravenna” dell’imperatore Ottone I nel 967, Monfalcone con altre zone passò in possesso ad Aquileia.

Ai piedi di questa rocca andava aggregandosi l'abitato che sarebbe divenuta poi l'attuale Monfalcone.

 

Il medioevo a Monfalcone

Nell’XI secolo, il nucleo principale di Monfalcone attorno al castello si allargò e fu protetto da mura assicurate da fosse, che facilmente potevano essere colmate d’acqua.

In cima al colle boscoso si ergeva il castello con la poderosa cinta merlata e le torri. Era amministrata da un Gastaldo patriarcale ed in seguito da un Capitano. Le località vicine erano tenute alla riparazione delle fortificazioni e a provvedere a fornire i materiali da costruzione.
 
Il primo documento che parla della città risale al 1260 “in castro et loco Montis falconis” da cui derivò il nome attuale. Nel 1262 è ricordato il mercato che è detto nuovo in un documento del 19 agosto 1274: era un mercato ordinario come quello di Cividale.

In un documento del 20 marzo 1264 si legge che Mainardo, conte di Gorizia, aveva ceduto al Patriarca Montelongo Monfalcone col suo mercato e ville circostanti. Ma l’anno seguente Beachino da Camino l’occupò per il Goriziano e quindi ritornò (1267) in possesso della casa Goriziana.

Il Patriarca Raimondo della Torre, specialmente negli anni 1287-1289, vi accentrò forti contingenti di truppe per le sue azioni militari contro Venezia e per far danni a Trieste. In quell’epoca l’esercito patriarcale contava di 5 mila cavalieri e 50 mila fanti, forza assai cospicua per quei tempi.

Agli inizi del 1300 si riaccesero le contese ma nel 1313 il conte di Gorizia rinunciò un’altra volta a Monfalcone riservandosi però altri vantaggi tra cui la carica di Capitano generale del Patriarcato. Nelle sue permanenze a Monfalcone il Patriarca dapprima soggiornò nel castello e poi in un comodo palazzo entro le mura cittadine.

Nel 1329 la città resistette eroicamente al fiero assedio da parte dei Goriziani ed il Patriarcato di Aquileia vi rivolse maggiori cure.

Il 9 agosto 1332 il Patriarca Pagano istituì il mercato annuale di S. Michele da tenersi il 29 settembre e i tre giorni seguenti sul luogo Fontane, vicino alla chiesa di S. Michele. Nel 1336 furono rielaborati gli antichi statuti cittadini, apportandovi migliorie.

Vi furono brevi periodi tranquilli. Nel 1379 si dovette procedere al rafforzamento delle mura anche perché molesta era la vicinanza di Belforte. Questo castello era posto tra Monfalcone e Duino dove esisteva un’isola di sabbia.

I Veneziani esperti nel riconoscere i punti strategici vi fecero calare il carico di alcuni vascelli pieni di pietrame e terra (1264), formarono una piattaforma, vi eressero un saldo torrione e vi misero un presidio.

Questo fortilizio fu causa di attriti tra i conti di Gorizia e i patriarchi. Quando il Friuli passò a Venezia perse di potere ed andò in rovina. Con la venuta in Friuli del Patriarca Filippo d’Alençon nel 1381, Monfalcone si trovò in mezzo all’urto maggiore e ne ebbe a soffrire. Partecipe alla “Felice alleanza” contro l’Alençon, fu occupata dalle truppe patriarcali le quali rafforzarono le difese.

La popolazione nel 1386 insorse e riuscì a liberarsi godendo di una tregua. In breve però furono riprese le lotte e le vendette che si trascinarono sino alla fine del secolo e coinvolsero la rocca per la sua importanza strategica (1398).

Disastrose furono le condizioni all’inizio del secolo per le lotte dei patriarchi. Monfalcone fu assalita dal conte di Ortemburg, che riuscì a penetrare all’interno dell’abitato, compiendovi ogni sorta di crudeltà.

Nel 1411 la città, dopo un tentativo fallito, poté riacquistare la libertà. Si avvicinava però il giorno del crollo del potere temporale dei Patriarchi Aquileiesi ed il 14 luglio 1420 dopo tre giorni di strenua resistenza Monfalcone si arrese alle truppe veneziane del doge Tommaso Mocenigo, il quale concesse che la città continuasse a reggersi con i propri statuti.

La minaccia turca a Monfalcone

Vista la posizione strategica, i nuovi venuti rinforzarono le mura e riattivarono le fosse di Monfalcone, specialmente nel 1461 sotto il governo del doge Pasquale Malipiero. Queste precauzioni furono quanto mai opportune perché si profilava ormai in maniera sempre più definita la minaccia turca.

Ed infatti, nel 1471, Turchi dopo aver invaso la Dalmazia e la Bosnia, invasero l’Istria ed arrivarono a Moccò presso Trieste. Vista la necessità di correre ai ripari fu deciso da Venezia di fortificare ulteriormente la linea dell’Isonzo.

Nel marzo e nel giugno 1472, i Turchi irruppero di nuovo in Carniola e il 21 settembre, attraversato il Carso, giunsero sotto Monfalcone, in numero che fu reputato tra gli 8.000 ed i 20.000. È un numero incerto perché varie erano le bande composte da Turchi, Albanesi, Zingari, Bosniaci a piedi e a cavallo.

La città essendo ben fortifica non soffrì e assistette impotente alle scorrerie. Un altro assalto, più pericoloso lo si ebbe nel 1477 ma grazie al mirabile valore dei Monfalconesi guidati dal vecchio podestà Barbarico, Monfalcone fu salva. Si apprestarono nel 1488 altre opere difensive.

L’invasione turca in Friuli del 1499 non toccò Monfalcone, anche perché ben protetta.

Monfalcone tra Venezia e l'Impero

Scampato il pericolo turco, a breve un’altra minaccia incombeva: nel 1508 la città fu coinvolta nella guerra tra Venezia e l’imperatore Massimiliano. Nell’occasione si decisero vari miglioramenti difensivi. La presa di Duino da parte dei Veneti riuscì a salvare per qualche tempo la situazione.

Le truppe imperiali, sbaragliati i Veneziani il 7 luglio 1509 a Trevignano, si diressero a Monfalcone che fu assediata l’11 luglio. Il comandante della piazza, Antonio Loredan, con l’aiuto degli abitanti riuscì a resistere al nemico e, ricevuti i soccorsi da Gradisca, lo costrinse a ritirarsi il giorno dopo. Il saccheggio e l’incendio di tutto il territorio furono la vendetta per questa gloriosa resistenza.

Dopo un altro successo su truppe irregolari, Monfalcone fu assalita in forze soverchianti dagli imperiali e fu costretta ad arrendersi. Anche il castello dovette da ultimo aprire le porte nel 1511. Ma comprendendo l’entità di questa perdita, si fece ancora uno sforzo e Monfalcone fu ripresa da Venezia.

Gli Imperiali cercarono per varie vie di impadronirsene ma l’attaccamento della città a Venezia era forte e, pur disponendo di esigue forze, Monfalcone combatté col coraggio della disperazione. Solo dopo tremendi assalti tra il dicembre 1513 e il  gennaio 1514, la città fu sopraffatta.

Il dominio della Casa d’Austria durò sino al 1515, poi tornò la Serenissima che per ricompensare la devozione di quei cittadini confermò i privilegi e la giurisdizione.

La pace di Worms del 1523 confermò il possesso veneziano su Monfalcone che però fu, nel 1524, per breve tempo occupata dagli austriaci. Col ritorno definitivo di Venezia si provvide a rimettere a posto le fortificazioni ridotte in rovina dopo tanti scontri feroci.

Vista l’importanza della posizione di Monfalcone, che controllava tutto il Carso ed il Golfo, dietro consiglio di Guidobaldo, duca d’Urbino, al servizio di Venezia, si spianò l’antica rocca patriarcale, più volte rovinata e rifatta, e su base quadrata fu costruita una massiccia torre, con pietre ben squadrate. Attorno si elevarono le mura per proteggere gli alloggi e i quartieri del presidio e vi fu murato un grande leone di S. Marco (1525).

Anche il Seicento riservò parecchi pericoli e dolori alla città poiché nel 1602 ebbero inizio le scorrerie dei Corsari di Segna. Nella guerra di Gradisca (1616-17) pur non trovandosi coinvolta ebbe numerosi danni economici.

Al crollo della repubblica di Venezia del 1797 passò all’Austria come tutto il territorio oltre Isonzo.

Il periodo austriaco

L’amministrazione austriaca cercò di favorire delle attività industriali.

Nel 1866, a differenza del Friuli occidentale, questa parte di territorio rimase sotto il governo austriaco.

All'inizio del Novecento inizia lo sviluppo della cantieristica navale a Monfalcone. Furono i fratelli Cosulich che, nel 1908, decidendo di fondare il Cantiere Triestino, diedero il via a questa importante impresa, embrione del grande comparto industriale destinato ad occupare i primi posti in Europa.

Monfalcone nella Prima Guerra Mondiale

Monfalcone si trovò nuovamente al centro di eventi internazionali durante la prima guerra mondiale, essendo nelle immediate vicinanze del fronte.

“Milite eroica della III Armata” come la definì il Duca d’Aosta, diede eroi come Ezio Giacich e Emilio Ciriani. Località presso Monfalcone divennero famose durante il conflitto, come Monte Sei Busi, Monte Ermada, Quota 85 ribattezzata Quota “Toti”, Quota 87 e Quota 121, facendo capire quanto si combatté in questa zona.

Oggi sul territorio circostante si trovano i cippi alle medaglie d’oro Randaccio e Colombo, quello ai Lupi di Toscana, il monumento ai Martiri del Timavo e numerosi altri monumenti, che documentano le numerose e tragiche vicende che ebbero come teatro il Carso.

Alla fine della prima guerra mondiale della città rimanevano molte macerie e poco del vecchio nucleo urbano di Monfalcone, quasi interamente scomparso con il Palazzo del Comune, il Palazzo Patriarcale, il Palazzo della Ragione, o del Consiglio Maggiore, la Loggia e il Duomo, poi ricostruito.

I suoi 11.000 abitanti si erano ridotti a 3.000. Tornata all’Italia nel 1918, iniziò l’opera di ricostruzione, dando vita ad un intenso sviluppo della cantieristica navale. Per gli effetti della legge N. 1778 del 19/12/1920, il 5 gennaio 1921 Monfalcone, assieme alla Venezia Giulia ed ai territori dalmati, viene annessa ufficialmente al Regno d’Italia.

Monfalcone nella Seconda Guerra Mondiale

Durante la guerra 1940-45, diede il proprio contributo di sangue e di rovine subendo sette bombardamenti che la mutilarono gravemente e falcidiarono numerosi suoi figli.

Dopo la seconda guerra mondiale, Monfalcone fu decorata di medaglia d’argento al valor militare quale riconoscimento dello spirito eroico e del senso di italianità dei suoi abitanti.

Ecco la motivazione della medaglia:

“Sentinella avanzata di italianità, nelle epiche battaglie 1915-18, immolava interamente se stessa: rasa al suolo dagli obici nemici, durante più anni dispersa nei propri figli in un lungo penoso esilio, divenne madre adottiva di puri eroi quali Toti e Randaccio e custode di epici ricordi: quota 87, quota 121 (Ermada, Monte Sei Busi) che tutti si riassumono e si esaltano nel nome fatidico di Redipuglia. Non permise mai che infiltrazioni straniere potessero comunque alterare la purezza della sua stirpe italica. Dall’Armistizio del 1943 in poi, attraverso duri anni di lotta cruenta, seppe reagire indomita ai nemici d’Italia che avvicendandosi nell’invasione e sopraffazione tentarono, con ogni mezzo di arrestare all’Isonzo il confine patrio per strappare questo lembo di terra al territorio nazionale. Conseguì la sue seconda redenzione il 18 novembre 1947."

 

Monfalcone dalla guerra ai giorni nostri

Monfalcone visse il primo periodo di pace in una grande incertezza, ignara se il suo futuro sarebbe stato italiano o jugoslavo.

Nel febbraio 1947 3000/3500 operai dei cantieri di Monfalcone partirono per Fiume, attirati da ragioni politiche e appagando il grande bisogno di manodopera specializzata della neonata repubblica jugoslava.

Il 2 Agosto 1947 l'Italia ratifica il trattato di pace e Gorizia e Monfalcone passano definitivamente all'Italia. Per Trieste invece si cominciò ad ipotizzare la creazione definitiva di uno stato-cuscinetto chiamato Territorio Libero di Trieste.

Le truppe italiane entrano a Monfalcone il 15 settembre 1947. Il 10 gennaio 1948 con il D.P.R.  N. 1485 del 26/12/1947 passa dalla provincia di Trieste a quella di Gorizia Da allora Monfalcone ha proseguito la sua crescita seguendo la vocazione della cantieristica navale, accrescendo continuamente il polo della Fincantieri sino a raggiungere una posizione di leader mondiale nel settore delle navi da crociera.

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