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Marano Lagunare - Il Cinquecento e il dominio veneziano

Nelle lotte tra Venezia e Massimiliano d’Austria (questi cercava di conquistare tutto il Friuli), avvenne un fatto importante per Marano.

Nel 1513, Cristoforo Frangipane, al servizio degli imperiali, saputo che per volere del luogotenente, Nicolò Tiepolo, uomo energico ed instancabile, era stato richiamato da Marano inopportunamente lasciandovi poca guarnigione, approfittò della buona occasione e, di buon mattino, partì in fretta da Gorizia con 400 cavalli e 600 fanti e si portò a Marano.

Fatto segno a Bartolomeo da Mortegliano, un prete che si era introdotto a Marano con la scusa di portar via dei suoi beni, questi, con tradimento, apri le porte e mise la fortezza nelle mani degli imperiali che entrarono senza colpo ferire, 13 dicembre 1513.

Questo luogo, forte per natura grazie alle paludi e alle lagune, era stato mirabilmente fortificato dai Veneziani.

Era necessario, da parte veneta, di recuperare subito la fortezza attaccandola dal mare e da terra, e s’inviarono 5 galere, dodici fuste e cento barche armate; da Udine uscì Baldassarre Scipione con 800 cavalieri, 600 pedoni e 4.000 contadini, sapendo tuttavia che per terra c’erano pochissime possibilità di conquistarlo.

Lo stesso Scipione montò su una galera, ma a Marano vi erano gli imperiali con 5.000 uomini e 12 colubrine. L’esercito veneto ritornò a Udine senza combattere e i marinai scesi a terra si dispersero per i campi e tardarono non poco a ritornare sulle navi.

Scipione fu ferito, 500 uomini in parte uccisi e in parte annegati e una galera in mano nemica. Gli imperiali lasciarono buon presidio a Marano e si diressero a Monfalcone distruggendo la rocca difesa eroicamente da 50 soldati con artiglierie.

Dopo alterne vicende guerresche i veneziani decisero nel 1514 di riprendersi Marano. Mandarono molte navi ben armate sotto il comando di Vincenzo Cappello e per terra mandarono un buon esercito di cavalli e fanti comandati da Girolamo Vitturi e Gian Paolo Manfroni, valente capitano.

Costoro giudicando cosa vile prendere il nemico per fame, apprestarono ogni sorta di macchine da guerra antiche e moderne per assalire la città. Ma quei di Marano insieme con gli imperiali si difesero gettando da lontano palle di fuoco e facendo delle sortite con sanguinosa strage da ambo le parti.

I Veneziani tentarono con ogni mezzo la conquista, ma passati due mesi e siccome stava sopraggiungendo un nuovo esercito imperiale furono costretti a lasciare l’assedio. Intanto gli imperiali bruciarono Porpetto fecero delle scorrerie, rifornirono quei di Marano e ritornarono nella fortezza di Gradisca.

Pochi giorni dopo usciti di nuovo misero in fuga le genti veneziane, che stavano a Castions, presero il Vitturi e uccisero molti nemici facendo numerosi prigionieri mentre il 13 luglio 1514 il resto dell’esercito fuggi a Pradamano.

Continuarono le scaramucce ma con i patti di Noyron del 13 agosto 1516, che avevano carattere di tregua più che di pace, fu diviso il territorio conteso. Ciò fu confermato il 31 luglio 1518 e Marano restò sotto l’Austria.

La notte del 2 gennaio 1542 Bertrando Sacchia di Udine, Giulio Cipriani detto il Moretto di Brescia e Castro da Pirano, tre arditi avventurieri, fingendosi venditori di granaglie riuscirono a penetrare a Marano. Con l’aiuto di alcuni loro seguaci, già in loco, e quello degli abitanti, fecero deporre le armi al presidio tedesco e catturarono Ermanno Grünhoffer che lo comandava.

I tre capi dell’impresa ben sapendo che non sarebbero stati in grado di difendere la fortezza decisero di cederla a Pietro Strozzi il quale ne prese subito possesso con una compagnia di archibugieri da lui assoldata in Friuli a nome del re di Francia suo signore.

Nicolò della Torre, capitano di Gradisca presumendo che ciò fosse opera di Venezia, si diede allora a saccheggiare le ville soggette ai Veneti, occupò Aquileia, costruì sotto Marano due bastioni munendoli di artiglieria e con l’aiuto di barche armate tentò più volte di prendere Marano via mare.

Gli archibugieri dello Strozzi uniti con le bande assoldate da Martino Grimani Patriarca di Aquileia, respinsero valorosamente questi assalti e cominciarono a costruire un forte a Lignano in territorio veneziano. Ma la Signoria veneziana fece abbattere questa fortificazione nel febbraio 1543.

Pietro Strozzi ottenuta in dono dal re di Francia la fortezza la rivendette ai Veneziani per 35.000 ducati minacciando altrimenti di metterla nelle mani dei Turchi. Venezia accettò ed i suoi soldati entrarono a Marano il 29 novembre 1543.

L’Austria denunciò questo contratto come irregolare. Essa, infatti, voleva recuperare Marano ad ogni costo ed in qualunque maniera perché diventando padrona di Marano e Trieste poteva vantare i suoi diritti sulla libera navigazione.

A Venezia non parve troppo il denaro speso perché ciò salvò i suoi diritti e nonostante i continui rimproveri e scoppi di malumore da parte austriaca, fece orecchie da mercante lasciando correre il tempo che avrebbe aggiustato tutte le difficoltà.

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