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Magnano in Riviera - Castello di Prampero

Nel comune di Magnano in Riviera, in provincia di Udine, si possono ancora ammirare i resti dell’antico Castello di Prampero, che sorgono poco prima del capoluogo e si raggiungono con una breve strada sterrata che conduce al sito archeologico.

Questo antichissimo castello, secondo alcuni studiosi, sorge dove, prima della sua costruzione, c’era una vedetta per il controllo dell'importante via Julia Augusta, strada che da Aquileia partiva verso il Norico, ossia la Germania. Rifatto nel secolo XII, appartenne dapprima ai signori di Pramberg, famiglia di origine tedesca, mentre in seguito ne furono infeudati i signori di Gemona (1227), che assunsero il titolo di signori e poi conti di Prampero.

Un primo atto divisorio della famiglia fu effettuato nel 1271 e altri nel 1279 e nel 1307. Siccome quest'ultima volta si era provveduto alla spartizione di ogni castello, venne deciso per ragioni di natura politica che ogni linea di discendenza dovesse avere un suo maniero.

La famiglia di Prampero partecipò attivamente alle lotte del Friuli ed acquistò anche, in varie epoche successive, i castelli di Ravistagno, Pers, Buja, La Chiusa, Tricesimo, Susans, Artegna, Invillino, Cusano, Moniano (Istria). Disposero inoltre anche di una torre a Cividale, città tra le più importanti del Friuli. Successero ai signori di Gemona nella carica di scalchi del Parlamento Friulano.

Nel 1325 il castello venne ancora diviso per eredità fra i discendenti. In seguito vi acquisirono alcuni diritti i Maniago, cosa che fu causa di varie lotte tra le due famiglie. Da parte del Patriarca, i Prampero furono riconfermati nell'investitura nel 1370, nel 1384 e in anni successivi. Nel 1394 vi tennero prigioniero Spinello di Castellano, ambasciatore del Papa Bonifacio IX presso il Re d'Ungheria.

I di Prampero furono tra i primi feudatari a fare dedizione a Venezia. E come svolsero un ruolo importante nella difesa del Patriarcato, cosi diedero il loro braccio a Venezia, come lo avrebbero offerto all'Italia in seguito. Diedero illustri rappresentanti in vari campi, ma all'apice dei loro pensieri è stata la Patria "D'averla sempre servita come parlamentari e come militari e come cittadini e dall'averla confessata col scrficiio e col sangue essi ripetono la ragione della loro nobiltà".

Durante le lotte tra Strumieri e Zamberlani, nella rivolta dei contadini nel famoso "giovedì grasso" del 27 febbraio 1511 il castello fu rovinato da un incendio, causato soprattutto dall'inimicizia tra parenti. Venne ricostruito verso il 1576 e ulteriormente ristrutturato nel secolo XVII, assumendo una fisionomia meno militare e più residenziale, figurando tra i meglio conservati della regione e abitato da discendenti della famiglia fino al gravissimo terremoto del 1976, che lo lesionò profondamente. Purtroppo solo la vicina chiesa di Santa Margherita fu restaurata subito dopo il sisma.

Il complesso castellano era composto da una serie di edifici articolati attorno ad un cortile interno, tra questi vi erano la Torre quadrata, la domus residenziale, l'edificio con loggia rinascimentale. C’erano inoltre delle pertinenze rappresentate da un mulino, una chiesa, un orto e un frutteto.

Successivamente si intraprese un restauro che ha riportato il rudere alla sua dignità di castello. È stata ricostruita la torre nord coperta con loggia, il palatium, il muro di nord-est, il portale in pietra che immette nella corte. Il comune con l’aiuto della Protezione Civile, ha messo anche in sicurezza i percorsi che costeggiano il castello lungo il Rio Prampero.

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