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Udine - Palazzo Strassoldo - Mantica

Palazzo Strassoldo si trova al numero civico 20 di Via Vittorio Veneto a Udine. Il conte Giulio Antonio Strassoldo sul finire del Seicento decise di abbellire le case, ancora relativamente modeste, che la sua famiglia aveva acquistato dai Frangipane nel 1574. Fece quindi distruggere diverse casette, risalenti al Trecento, e costruire l’attuale Palazzo “post Ecclesiam Maiorem”, cioè dietro il Duomo.

Nel 1782 il palazzo venne acquistato dai conti Mantica, divenendo una delle loro dimore di rappresentanza. Nel 1954 venne acquistato dalla Banca del Friuli, divenendone la sede centrale. Oggi, in seguito alle varie fusioni societarie è una delle sedi dalla banca Unicredit.

Elegante costruzione ancora perfettamente leggibile dell’architettura esterna. Fu incaricato di decorare l’edificio, nel 1692, Giuglio Quaglio, pittore comasco ventiquattrenne alla sua prima commissione. Affrescò in particolare lo scalone e il salone centrale.

È mirabile quest’opera per l’unità armoniosa fra la fastosa decorazione in stucco e quella pittorica. Quasi a suggello di una perfetta intesa troviamo, cosa piuttosto insolita, la firma del pittore insieme a quella degli stuccatori Lorenzo Retti e Gio Batta Barelio.

Nel riquadro centrale del soffitto e nei sei medaglioni che lo circondano, il Quaglio affrescò soggetti mitologici ed allegorici; nelle pareti fatti storici o leggendari della famiglia Strassoldo. Il medaglione centrale raffigurante La caduta dei giganti è senz’altro l’opera più riuscita, più congeniale all’accesa fantasia dell’artista, sorretta da un’indubbia abilità nel creare audaci prospettive nelle quali si legge l’influenza dei grandi veneziani rivisitati con una nuova verve barocca bolognese.

Tale concitata narrazione si placa nei medaglioni che la circondano con le figurazioni allegoriche: la pace; la guerra; la poesia; la musica; l’astronomia; la caccia; Ercole; Marte.

In questi ultimi sembra farsi più puntuale l’influenza della pittura del Veronese, direttamente percepibile anche nei due grandi quadri delle pareti raffiguranti Agone di Strassoldo dinanzi a Niceforo e Rambaldo di Strassoldo, generale di Valentiniano imperatore contro Attila nel 448.

In questi due ultimi episodi, il pittore, forse costretto dal tema storico che meno spazio lascia alla fantasia, sembra più impacciato ed il rapporto tra figure e sfondo così come le reminiscenze veronesiane sembrano meno felicemente risolte.

“I venti ritratti degli Strassoldo, uomini d’arme, di toga, di lettere ed ecclesiastici, che completano la decorazione della sala, pur condotti con varietà e garbo (ma privi di individuazione psicologica) non evidenziano particolari qualità ritrattistiche del Quaglio” (Bartolilni – Bergamini – Sereni: Raccontare Udine).

Nel suo insieme dunque, questa prima prova udinese in palazzo Strassoldo del pittore, pur con qualche incertezza, rivela una buona stoffa che avrà conferma nelle opere successive ed in particolare nella Cappella del Monte di Pietà, unanimemente considerata dagli studiosi il suo capolavoro.

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