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Grado - La storia fino ai giorni nostri

Verso la metà del maggio 1915, l’Imperial-Regia marina Austriaca posizionò a Grado una stazione di segnalazione. Nell’isoletta di Porto Buso fu distaccato anche un reparto di radiocomunicazioni, non entrato in funzione perché i cavi telefonici erano troppo corti per raggiungere Grado. Vennero sostituiti con un reparto di segnalazioni con eliografo.

Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra contro Austria e Germania. Dopo due ore dalla dichiarazione di guerra, verso le 3, il cacciatorpediniere italiano Zeffiro, comandato dal Capitano di Corvetta Arturo Ciano (fratello di Costanzo e zio di Galeazzo), bombarda con l’artiglieria l’isola di Porto Buso, nella laguna di Grado, distruggendo la ridotta e colpendo alcune motobarche della finanza.

Ci furono tre morti certi (uno di origine slovena, tale Franz Kaucic, Andreas Wimberger, Alois Bohine) e alcuni dispersi tra i finanzieri austriaci. Sbarcate le truppe italiane, la guarnigione di difesa costiera austriaca si arrese subito per ordine del comandante, il tenente di origine ungherese Johann Mareth. Furono fatti 47 prigionieri, per l’80 friulani. Fu la prima azione di guerra della Regia Marina Italiana.

Da Grado si vide tutto lo scontro e si decise in tutta fretta l’evacuazione della stazione. Fretta dettata anche dal fatto che si aveva notizia che dalle 4 le truppe italiane stavano varcando il confine in più punti. Gli austriaci cercavano così di attestarsi sulla linea dell’Isonzo. Il 25 maggio 1915 gli austriaci lasciarono Grado, che il giorno seguente venne occupata dagli Italiani.

Si costruisce nella laguna, a Gorgo, una base per gli idrovolanti, da cui partirà per varie missioni anche Gabriele D’Annunzio come ufficiale osservatore. Nella missione del 16 gennaio 1916, partiti da Grado, dopo aver volato su Trieste, l’aereo di D’Annunzio, al ritorno ammara bruscamente, causandogli la contusione che, trascurata per le continue missioni, gli farà perdere un occhio.

La marina italiana creò dei pontoni e chiatte armate con artiglieria, detti monitori,da piazzare nella laguna e a guardia della foce dell’Isonzo e nel 1917 a supporto dell’avanzata verso Gorizia. Con la rotta di Caporetto, i monitori furono ritirati il 29 Ottobre da Grado e spostati su Venezia.

Con la fine della guerra, Grado passò stabilmente all’Italia. Le attività balneari ripresero e se da un lato ci fu un calo di bagnanti provenienti dall’ex Impero austriaco, ci fu una crescita di quelli nazionali.

Nel 1926 fu ricostituita su diritto italiano l’Azienda di Cura e Soggiorno che si impegnò al prolungamento dell’arenile attrezzato e alla fondazione delle Terme. Nello stesso periodo ci fu la bonifica di vaste aree dell’isola, aumentando l’estensione dell’abitato.

Nel 1936 viene costruito il ponte che la collega alla terra ferma, dando così nuovo impulso allo sviluppo. Negli anni Trenta Grado rappresenta una delle stazione balneari più importanti d’Europa raggiungendo nel 1938 le 250.000 presenze. Dopo la seconda guerra mondiale, l’isola riprende la sua attività turistica. Non verrà ripristinata la ferrovia ma viene istituita una linea di corriere da Cervignano.

Nel 1952, l’affluenza ritorna già ai numeri anteriori alla guerra. L’arenile raggiunge la lunghezza di 3 chilometri e si aumenta l’offerta alberghiera. Diviene una località rinomata per le sabbiature, a cui ricorrono

All’inizio degli anni Ottanta gli arrivi si aggirano sui 330.000 e le presenze sono oltre il milione e mezzo. Oggi Grado continua ad essere una delle principali mete turistiche dell’Adriatico.

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