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Nuova Gorizia (Nova Gorica) - Storia

Nova Gorica (Nuova Gorizia in italiano), in Slovenia, viene fondata nel 1947, allorquando, in seguito ai trattati di pace dopo la Seconda Guerra Mondiale, il confine divise in due la città di Gorizia e la parte est della città fu assegnata alla Jugoslavia.

Le origini storiche più antiche più antiche sono quindi le medesime. È probabile che in epoca romana, sul colle dove ora sorge il castello, esistesse una vedetta come testimoniano i resti romani trovati nei dintorni. Il suo territorio era incluso nella "X regio Italica". 

Notizie certe le abbiamo solo dal diploma del 28 aprile 1001, quando Ottone III cede al Patriarca Giovanni IV metà del castello di Salcano e della "villa che nella lingua degli Slavi è detta Goriza", con la metà di tutti i territori posti fra l'Isonzo, il Vipacco, l'Ortorna (Vertobinbach nelle valli del Vipacco) e i gioghi delle Alpi. Il dominio passa agli Eppenstein e quindi ai conti di Lurn e Pusteria che la tengono fino al Cinquecento, facendola centro della Contea Principesca di Gorizia.

Nel 1473 il conte Leonardo di Gorizia si oppone alla fortificazione di Gradisca sostenendo che il terreno era suo e nessuno ne poteva disporre. Ma Venezia, temendo la minaccia turca, non gli da retta ed oltre a Gradisca fortifica Fogliano e la Mainizza, facendo inoltre scavare una trincea munita con pali e bastioni dal ponte di Gorizia, presso Lucinico fino a Gradisca.

Quando l’Imperatore di Germania Federico fece pace con i Turchi promettendo di non interferire nelle loro imprese contro il Friuli, anche Leonardo si mostrò favorevole agli invasori, i quali ne approfittarono subito. Il 29 ottobre 1477 guidati da Iskanderbeg Michaloghli, signore della Bosnia, si presentarono con 15.000 cavalieri sull’Isonzo. Passatolo devastarno il basso Friuli e, attraversato il Tagliamento, giunsero fino a Porto Buffolè. Fecero molti prigionieri e saccheggiariono numerosi villaggi.

Dopo la morte dell'ultimo conte sovrano, il 12 aprile 1550, la contea di Gorizia diviene stato ereditario degli Asburgo, ma il capoluogo mantiene privilegi di autonomia cittadina. Prospera nel Seicento e nel Settecento divenendo importante anche culturalmente.

Nel 1615 giunsero infatti a Gorizia i Gesuiti, un arrivo dovuto alla profonda crisi religiosa e spirituale del clero e della popolazione locale, sensibile anch’essa all’influenza del luteranesimo, che in questo periodo si diffondeva in Europa e che anche nel Goriziano trovò terreno favorevole, dato che anche qui il clero aveva una formazione insufficiente per provvedere ai bisogni spirituali del popolo.

 La scelta dei Gesuiti della città di Gorizia fu una questione politica in quanto, cacciati nel 1606 da Venezia, vollero creare a Gorizia un grande istituto d’attrazione della gioventù studiosa, non solo di Gorizia ma anche del basso Friuli. Provenivano da Graz dove già nel 1517 avevano fondato un istituto; contribuirono non poco con la loro attività scolastica al miglioramento e all’elevazione dei costumi.

Il secolo XVIII vede una nuova trasformazione di Gorizia, che perdeva via via il suo carattere di fortezza per assumere prevalentemente quello di mercato, centro di strade e “ponte”, già presente in passato anche se con funzioni secondarie rispetto a quelle militari.

Però per quanto riguarda il Castello si pensò sempre a renderlo inespugnabile, si compi il nuovo bastione (Bastione II) e fu innalzata la muraglia verso Castagnavizza. Nel 1702 fu portata a termine la terza linea d’opere di fortificazione, nel 1704 si diede mano alla Santa Barbara del castello, e nel 1706 si rafforzò la Torre del Ponte.

 Nel 1708 Giuseppe I imperatore allora regnante, estendeva la giurisdizione del gastaldo di Gorizia. Cessate le esigenze difensive il fossato esistente fu ricoperto, il vecchio borgo si fuse con le aree circostanti di più recente sviluppo e la città. La popolazione aumentò nel corso del secolo da 5400 a 9200 abitanti, e Gorizia si estese gradualmente assumendo una forma allungata lungo le principali direttrici di traffico interregionale.

Nel 1774 Gorizia fu sede, come tutte le province austriache d’una scuola di chirurgia e d’ostetricia che rimase aperta fino ai primi dell’Ottocento abilitando parecchi nuovi chirurghi ed ostetriche.

Quando il 21 luglio 1773 papa Clemente XV sciolse la Compagnia di Gesù molti goriziani rimpiansero la perdita della principale istituzione scolastica cittadina che aveva istruito molti giovani per 150 anni.

Il 16 marzo 1797, abbattute le ultime resistenze austriache sul Tagliamento, l’esercito francese avanzò verso il Friuli e il 19 prese la fortezza di Gradisca, che quasi si arrese senza resistere. Nella notte del 19 marzo l’arciduca Carlo, fratello dell’imperatore e comandante degli Austriaci, si ritirò precipitosamente verso la Carinzia e la Carniola e il pomeriggio del 20 i francesi comandati dal generale Murat (poi re di Napoli) entrano a Gorizia. Il 22 arrivo Napoleone che prese alloggio nella casa dei De Grazia, mentre l’esercito si spostava rapidamente verso Postumia, Trieste, e Tarvisio. I Francesi vi rimasero per qualche mese durante la campagna d’Italia.

Viene occupata una seconda volta dai francesi nel 1805, entrando a far parte delle province illiriche del regno napoleonico dal 1809 al 1813 per ritornare poi all'Austria. Tutto l’Ottocento vide la città come punto di riferimento del Friuli Orientale. Agli inizi del Novecento, Gorizia assume sempre più importanza, sia per le industrie che per il commercio.

L’imperatore Francesco Giuseppe I la visitò il 19 e 20 settembre 1900, una lapide in marmo verde, con epigrafe latina in caratteri di bronzo, quasi del tutto scomparsi, ora nel “Lapidario”, ricorda il fatto. Vista l’utilità della ferrovia e desiderando costruire una linea che collegasse Gorizia a Lubiana si incominciò a costruire il tronco Gorizia-Aidussina che fu inaugurato nel 1902, ma il suo prolungamento sino alla capitale slovena non fu mai realizzato.

Nel 1905 fu finalmente portato a termine il progetto Trieste-Villaco passando per la Val d’Isonzo, la cosiddetta ferrovia transalpina che da Salisburgo per Piedicolle Valle del Bacia, e Val d’Isonzo giungeva a Gorizia. Lo sviluppo ferroviario nel goriziano fu fattore d’incremento nell’economia locale benché altri progetti, che avrebbero sicuramente portato più benefici, come la Gorizia-Cervignano, che doveva inserirsi sulla Trieste-Venezia, abbreviando il percorso di circa 46 km, rimasero inattuati.

Violentissime sono state nella I guerra mondiale le battaglie per il possesso di Gorizia. Conquistata dalle truppe italiane il 9 agosto 1916, venne perduta nel 1917 e definitivamente ripresa il 7 novembre 1918. La guerra con i bombardamenti fece soffrire molto la città e gli abitanti, basti pensare che dei circa 30.000 abitanti in Gorizia ne rimasero circa 3.000, La città ebbe 680 fabbricati distrutti, 2013 danneggiati. Gorizia è stata insignita di medaglia d’oro al valor civile.

Nel 1927 fu costituita la nuova provincia di Gorizia con 126 comuni staccati dalla provincia di Udine, alla quale erano stati aggregati provvisoriamente nel 1923, formando così assieme a Trieste, Pola e Fiume la regione Venezia Giulia. La città ebbe un notevole sviluppo.

Sul finire della Seconda Guerra Mondiale fu raggiunta dalle formazioni partigiane jugoslave. Con il trattato di pace, la parte Est fu affidata alla Jugoslavia e nel 1947 venne costituita la città di Nova Gorica. Vennero fatte delle modifiche urbanistiche per creare un nuovo baricentro per i borghi che prima erano periferici. Negli anni Cinquanta e Sessanta del XX secolo, ebbe uno sviluppo urbano e demografico rilevante.

Con l’indipendenza della Slovenia e il suo ingresso nell’Unione Europea, cominciò un percorso di integrazione e apertura del confine che culminò il 21 dicembre 2007, con l’entrata in vigore anche per la Slovenia del Trattato di Schengen e la caduta dei confini.

Dall'inizio del 2010, a coronamento di un percorso di riavvicinamento che dura da anni, i tre comuni confinanti di Nova Gorica, Gorizia e San Pietro-Vertoiba hanno siglato l'accordo di costituzione del GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), per implementare e concordare più facilmente la collaborazione e lo sviluppo transfrontaliero.

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