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Claut (PN)

Claut - Storia

L’insediamento abitativo del capoluogo di Claut, comune in provincia di Pordenone, è disseminato su due terrazzi alluvionali allo sbocco della Val Clautana.

La prima notizia della Villa di Claut risale al anno 924 e si trova nell’atto di donazione all’Abbazia benedettina di Sesto al Reghena: ”villa quae vocatur Clauto”. Il nome del paese deriva dal latino “clauditus” che significa chiuso.

La chiesa di San Giorgio di Claut fu la prima a divenire parrocchia nel 1607, perché qui, più che altrove la popolazione era aumentata.

Il nome Claut era sicuramente appropriato se consideriamo che questo rimase praticamente isolato fino al 1911-13. Sino ad allora infatti un solo tortuoso sentiero lo collegava alla pianura. Negli anni citati si costruì una strada che aprì notevolmente le prospettive di scambio. Tuttavia iniziarono anche anni di grande abbandono di queste terre, che nella loro impervia bellezza non riservavano grandi prospettive di benessere.

Nel secondo dopoguerra ci fu un certo risveglio, anche con un incremento del turismo. Nel 1963 la tragedia del Vajont, si ripercosse anche nella zona così vicina, generando lutti e disgregazioni.

La risorsa turistica si rivelò però insufficiente a garantire a Claut risorse economiche adeguate e quindi ci furono nuovi movimenti migratori. Nel 1976 si avvertirono anche qui gli effetti del terremoto.

Nel 1993 si completò finalmente la nuova strada, che cominciò a garantire delle comunicazioni molto più agevoli. Questa fu premessa di una ripresa turistica che oggi è in pieno sviluppo e che, grazie all’impegno di molti enti associati, costituisce uno dei motori della riqualificazione sociale e culturale di Claut.

 

 

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