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Sesto al Reghena - Abbazia di Santa Maria in Silvis

L'abbazia di Santa Maria in Silvis (o Sylvis) si trova nel comune di Sesto al Reghena in provincia di Pordenone. È un'abbazia benedettina risalente all'VIII secolo con una chiesa in stile romanico.

Porta di ingresso all'Abbazia (Foto Wikipedia).

Storia dell'abbazia

L’abbazia di Santa Maria in Silvis (grafia più corretta di Sylvis) sorse secondo alcuni nel 730 e secondo altri nel 735 (ipotesi più largamente accettata) e subito acquistò grande fama. I fratelli Erfo e Marco, nobili longobardi, figli di Pietro duca del Friuli, il 3 maggio 762, con un atto legale, fecero delle grandi donazioni all’abbazia (qualcuno lo confonde con la data di fondazione), seguiti da altri nobili. L’abbazia fu affidata alla cura dei monaci benedettini.

Col tempo altre donazioni furono fatte da tutto il Friuli e l’abbazia prosperò e divenne potente. Queste donazioni vennero confermate, e collegate con immunità di vario tipo, da Carlo Magno nel 775, da Lotario I nell’830, da Ludovico II nell’865, da Carlo III nell’881 e 887, da Berengario nell’888.

Nel 899 gli Ungari la assaltarono incendiandola, devastandola e saccheggiandola di tutte le sue ricchezze. Per la crudeltà del loro comportamento, questo fatto fece molto scalpore in Friuli.

L’opera di ricostruzione dell'abbazia di Santa Maria in Silvis fu difficile e lunga ed il merito va soprattutto ad Adalberto II che fu abate tra il 960 e il 965. In questo periodo non solo riedificò e riportò al primitivo splendore la costruzione principale ma la munì di potenti fortificazioni trasformando tutto il complesso in una roccaforte. Nel 967 l’imperatore Ottone I donò l’abbazia al Patriarcato d’Aquileia.

Nel 1182 Ecelo II, un monaco che viveva presso la corte degli Ezzelini, rivendicò un diritto sull’Abbazia. Dopo lunghe controversie, fu Papa Innocenzo III che il 24 aprile 1198 diede incarico al Patriarca di Grado di dirimere la questione, che andò a favore dei Benedettini.

L’abate si Santa Maria in Silvis sedeva tra i primi prelati nel Parlamento Friulano e nel temporale l’abbazia godeva dell’immediata protezione dell’imperatore di Germania, per cui acquistò un potere che rasentava la sovranità. Nel Duecento raggiunse l’apice del suo fiorire. Ebbe giurisdizione sopra una ventina di castelli possedeva numerosi feudi e beni terrieri in genere anche nel Veneto e nel territorio di Trieste.

In seguito l’abbazia di Sesto cominciò a decadere. Nel 1420 fu occupata dalle armi venete e nel 1431 venne eletto l’ultimo abate proprietario claustrale: Tommaso de’ Savioli, Vicario generale del Patriarca d’Aquileia. Venezia la diede con giurisdizione e dominio diretto alla Santa Sede la quale, da allora, usò darla in commenda ad alti prelati sino al 1790, quando per ordine di Venezia tornò alla repubblica.

Nel 1441 compare il cardinale Pietro Bardo primo abate commendatario, poi papa Paolo II (1464-1471). Si ebbe però anche un governatore che riscuoteva le entrate (che ammontavano a 4 mila ducati) e giudicava sopra le appellazioni dei gastaldi e dei tre giudici scelti dalle ville per sentenze di prima istanza in civile e in criminale su 24 villaggi. 

Il governatore si mostrò utile specialmente nelle assenze degli Abati commendatari, a causa di altre loro importanti missioni, Infatti molti poi furono cardinali, altri divennero patriarchi di Aquileia od arcivescovi. Insieme ai nomi più illustri del patriziato veneziano quali i Morosini, gli Zorzi, i Badoer, i Grimani. Va ricordato anche il friulano Giusto Fontanini (1717), Arcivescovo di Acyra e letterato.

Giovanni Cornaro fu l’ultimo abate commendatario (1789) dell'abbazia di Santa Maria in Silvis e le rendite furono alienate ai marchesi Bia di Padova, in qualità di marchesato. Con l’occupazione francese venne abolita questa giurisdizione secolare, e i Bia cedettero i loro beni al conte Alvise Mocenigo, senatore del Primo Regno d’Italia, fondatore di Alvisopoli, signore magnanimo e generoso.

Nel 1818 la giurisdizione religiosa passò alla diocesi di Concordia. La Santa Sede le riconobbe di nuovo il titolo di "Abbazia" nel 1921.

Descrizione dell'Abbazia

Dell’originaria abbazia benedettina di Santa Maria in Silvis rimangono alcuni edifici ristrutturati nel tempo ed adibiti ad uso civile (municipio, canonica ecc) e sono: il possente torrione d’ingresso, unico rimasto delle sette torri di difesa collocate lungo il fossato; l’ex cancelleria; la residenza abbaziale; la canonica; infine, naturalmente, la Chiesa abbaziale di Santa Maria in Silvis.

La costruzione di questa chiesa è abbastanza complessa. Alla facciata del X secolo venne addossata una scala con balaustra, che porta al salone superiore. Dal grande atrio si accede alla chiesa dell’abbazia, che è formata da tre navate, con cripta e transetto sopraelevato, abside centrale e absidi alterali poco appariscenti.

Nella lunetta sopra la porta da dove si entra nell’atrio, si trova un affresco che raffigura l’Arcangelo Gabriele (metà XIII secolo), che copre in parte un affresco della stessa epoca raffigurante San Benedetto che tiene lagato il drago.

A sinistra, nella piccola loggia dell'Abbazia di Santa Maria in Silvis, affreschi del sec. XIII-XIV con all’esterno: San Cristoforo col Bambino sulle spalle e la Madonna in trono con Bambino, tra i Ss. Giovanni Battista e Pietro; all’interno lacerti si storie cavalleresche della Chanson di Otinel, dell’inizio del ’400.

Il vestibolo, lungo e stretto, presenta un meraviglioso soffitto a travature scoperte, decorato da un ciclo di affreschi allegorici che illustrano nella facciata interna San Michele Arcangelo che pesa le anime consegnando le buone agli angeli che le portano in Paradiso; nella parte sinistra l’Inferno con i dannati che subiscono terribili pene da un impressionante Lucifero dalle grandi ali spiegate; nella parete di destra la confortevole visione del Paradiso con l’Incoronazione della Vergine attorniata da un nugolo di Santi e Profeti, opera di Antonio da Firenze databile verso il 1490, presso la cui bottega lavorava anche il giovane Pellegrino da San Daniele.

Il Paradiso (Foto Wikipedia)

A sinistra del vestibolo una porta conduce in una saletta dove è esposto un piccolo museo. Tra i reperti spicca un affresco staccato raffigurante Sant’Antonio Abate, protettore del bestiame, e sullo sfondo l’abbazia di Santa Maria in Silvis circondata da mura e torri.

A destra del vestibolo la Sala delle Udienze, antico refettorio degli abati decorato a figure grottesche e, in profilo, la Madonna e un Abate del XVI secolo. La sala è stata adibita a piccola pinacoteca dove sono esposte alcune tele, tra le quali: di ignoto pittore veneto, Madonna del Carmine con i Ss. Antonio Abate, Floriano e Antonio da Padova, databile nel 1766; Sant’Andrea con i Ss. Giovanni Battista e Luciano M. e l’Immacolata in gloria tra i Ss. Francesco di Paola, Girolamo, Eurosia, e Martino Vescovo, opere di Biagio Cestari di Osoppo, risalente al sec. XVIII.

Al termine del vestibolo, sulla destra, un pregevole affresco di ignoto artista, rappresentante una Madonna col Bambino tra i Ss. Giovanni Battista, Pietro, e un donatore, sec. XVIII.

Entrando nell’atrio romanico dell'Abbazia di Santa Maria in Silvis, a forma di portico della chiesa, si vedere una originale raffigurazione medioevale della morte assieme con le cosiddette "danze macabre": l’incontro tra tre vivi e tre morti, opera della metà del sec. XIV. Immagine che si rifà ad una leggenda di origine orientale, la quale narra che tre principi a cavallo ritornando spensierati dalla caccia, incontrarono un eremita che mostrò loro tre sepolcri aperti ognuno contenete un cadavere. Ai giovani terrorizzati, i morti si rivolsero dicendo: "Ciò che voi siete noi eravamo; ciò che noi siamo voi sarete".

Ancora nelle pareti altri affreschi con l’Incredulità di S. Tommaso, e i Ss. Agostino e Ambrogio di Antonio da Firenze, della fine del XV secolo. Seguie un piccolo lapidario con resti di epoca longobarda e affreschi staccati e montati su pannello, risalenti ai sec. XIV e XV con raffigurati San Benedetto, SS. Trinità e Beata Vergine benedicente ed altri soggetti.

Nei maestosi pilastri quadrangolari antichi affreschi piuttosto deperiti, opera di un pittore locale del XIII secolo con Sant’Elena, San Cristoforo e l’Assunzione della Vergine.

Nell’interno della chiesa, all’abside, tiburio e transetto interessanti affreschi eseguiti tra il 1324-36 da due ignoti pittori aiutati da discepoli, che conoscevano bene la scuola del Giotto e che probabilmente avevano aiutato il grande pittore durante la realizzazione della Cappella degli Scrovegni di Padova.

Il primo di questi due, individuato come Maestro del Lignum vitae, ha dipinto l’Incoronazione della Vergine, Natività di Cristo, Annuncio dell’Angelo ai pastori, figure di Santi. Della navata centrale: S. Benedetto conforta i poveri, S. Benedetto istruisce i monaci, scene varie, in una parte del transetto il bellissimo Lignum vitae, ispirato a quello di S. Bonaventura, e Martirio di S. Pietro.

Il secondo, detto Maestro delle storie di S. Benedetto, affrescò invece le scene del tiburio e del transetto tra cui meritano particolare attenzione i Funebri di S. Benedetto, il Monaco Romano che porta il cibo a S. Benedetto, la Consegna delle chiavi a S. Pietro.

Altri affreschi nella parete d’ingresso, mostrano in un riquadro la raffigurazione di uno dei fondatori, Efro, con la madre, la regina Piltrude, del sec. XIV. Sulla parete sinistra della navata una interessante Processione cinquecentesca attribuita a Pietro Gorizio.

Nella cripta della chiesa di Santa Maria in Silvis troviamo una scultura della fine del Duecento, con soggetto l’Annunciazione, e un’altra scultura quattrocentesca del Vesperbild (Pietà), di autore nordico che merita attenzione. Bellissima è l’urna di Sant'Anastasia databile all’VIII sec. con rilievi geometrici, formata con i resti di una cattedra di marmo greco-romana.

Nella Cripta, il Vesperbild e l'Annunciazione (Foto Wikipedia)

Info:

Abbazia di Santa Maria in Silvis
Piazza Castello 3
33079  Sesto al Reghena
Tel. 0434 699014
Orari estate, 9-12 e 15-18.30; inverno, 9-12 e 15-17.30; anche a richiesta per gruppi
Condizioni di visita: Ingresso gratuito

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