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Pordenone - Il Castello

Il castello di Pordenone era uno dei più importanti manieri della zona. Filippo Ulrico di Carinzia, Vescovo di Salisburgo, sui resti di un’opera difensiva esistente già nel 1202, lo costruì dal 1270, poiché eletto Patriarca dai Tedeschi senza il consenso pontificio, contrapponendosi al patriarca in carica, Raimondo della Torre. Il castello venne citato nel 1273. Raimondo della Torre nel 1276 protestò presso l’imperatore Rodolfo per la sua esistenza.

Nel periodo della signoria di Bartolomeo d’Alviano fu sede dell’Accademia Liviana, cenacolo di letterati. Dal 1537 al 1797, divenne la sede ufficiale del capitano provveditore di Venezia, anche se dal 1600 questi abitavano in un palazzo più confortevole in contrada maggiore. Nel corso dei secoli il Castello subì varie trasformazioni (1468, 1549, 1661, 1680) che gli hanno fatto perdere il suo aspetto medioevale e, come oggi, assomigliò piuttosto ad un casermone a forma di «L».

Nel 1544 il Consiglio Comunale stabilì di trasportare le carceri nel castello, che si trovavano nel piano terra del campanile della chiesa di San Marco, cella tuttora esistente. I rapporti tuttavia con il castello furono sempre problematici, sia per i tributi che venivano richiesti per il suo mantenimento, sia perché simbolo di un potere lontano dalle esigenze della popolazione.

Successivamente, nel 1811 il Governo Italico francese vendette Catello di Pordenone ad un privato che voleva adibirlo ad abitazioni. Si smantellarono le grosse muraglie e le fortificazioni interne ed esterne. Il progetto non andò a buon fine per il fallimento dell’imprenditore e la Regia finanza ritornò proprietaria dell’immobile, adibendolo a magazzino del sale, sala da ballo e ad usi diversi.

Nel 1871, con l’istituzione del Tribunale Civile e correzionale avvenuto dopo l’annessione all’Italia, prese sempre più piede il progetto della sua trasformazione in carcere mandamentale.

I lavori di adattamento del castello cominciarono nel 1883 e terminarono nel 1887, portati a compimentodalle imprese Zannier di Pinzano e Santin di Azzano. Nei giornali d’allora venne definito un “carcere modello”, anche se venne definito dal Candiani: “atroce offesa alle più elementari leggi dell’estetica”.

Continuando nella sua funzione fino ad oggi, il Castello di Pordenone purtroppo rappresenta uno degli esempi peggiori di vetustà delle strutture carcerarie, che tutti si augurano sia ormai giunto al termine.

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