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Valvasone Arzene - L'organo del duomo

Tra i vari tesori, d’arte, custodisce all’interno del Duomo di Valvasone un autentico gioiello, l’unico organo del Cinquecento veneziano esistente in Italia. È un’opera del grande maestro costruttore Vincenzo Colombi (o de Colombis) di Casale Monferrato, operante a Venezia. Fu iniziato nel 1532, su commissione dei conti di Valvasone, e la sua collocazione avvenne nel 1533. Altri lavori accessori per il suo utilizzo, da parte di artigiani come Stefano da Venezia (1535), l’intagliatore Girolamo da Venezia, l’indoratore Tommaso da Udine, proseguirono fino al Natale del 1538. È costituito da un cassone di legno meravigliosamente intagliato contiene lo strumento che è perfettamente funzionante, anche se, naturalmente, venne più volte restaurato.

Le portelle quando sono chiuse rappresentano il Miracolo della manna e quando sono aperte il Sacrificio di Isacco e l’offerta di Melchisedech, realizzate dal grande pittore Giovanni Antonio da Pordenone. Anche le scene sacre nella cantoria, sono opera del Pordenone, iniziate nel 1535 e proseguite fino al 1537, quando era giunto a metà dell’opera. Essa non fu ultimata, forse egli la rimandò a posteriori per l’incaricato di altri lavori. Ma la sopravvenuta morte nel 1539 pose fine al suo progetto. Alcuni anni dopo suo genero Pomponio Amalteo altro grande pittore venne incaricato di portare il lavoro a termine cosa che ultimò nel 1544.

Dell’Amalteo anche le cinque scene della cantoria: Cacciata dei mercanti dal tempio, Probatica piscina, Moltiplicazione dei pani, Gesù alle nozze di Cana, Cena da Simone il fariseo, oltre a due fregi a fresco sul muro fiancheggianti il cassone e le due fiancate dello stesso a monocromato, realizzate tra il 1551 e 1552.

Un primo controllo di manutenzione fu eseguito nel 1558 dal suo costruttore, che provvide anche ad aggiungere il “fiffaro”. Seguirono restauri ed aggiunte: mistro Bortolo da venezia nel 1611 (panno rosso sotto i tasti); Lorenzo Canciani nel 1753, 1754 (restauro canne, tasti e aggiunta pedaliera); sempre dal Canciani nel 1755 (aggiunta registro voce umana); nel 1766 da Angelo Morassi.

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento l’organo del Duomo di Valvasone era in condizioni deprecabili. Vi mise mano l’organaro Giovanni Gaetano Tolfo, che procedette al rifacimento di alcune parti. Nel 1856 Valentino Zanin procedette ad un nuovo restauro e al rifacimento dei mantici. Negli anni a seguire, l’organo perse il funzionamento e venne smontato e disperso in vari posti.

Fu nel 1970 che si decise di ripristinarlo almeno nella sua parte esteriore. Si occupò della sua rinascita Alfredo Piccinelli, che utilizzò materiali origirari del Cinquecento, cercando di far rivivere il progetto originario, anche se alcune parti dei secoli posteriori furono mantenuti.

Fu nel 1999 che Fransco Zanin procedette ad un restauro che mirava ad eliminare tutte le aggiunte posteriori al progetto cinquecentesco, sulla base di rigorose ricerche. Il somiere a vento veneziano, sostituito nell’Ottocento, venne fedelmente riprodotto, per ridare la bella qualità di suono originario.

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