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Cividale del Friuli - Museo Cristiano del Duomo

Museo Cristiano del Duomo

Via Candotti, 1 - Nelle mattinate dei giorni festivi l'accesso è possibile solo dal cortile sul retro del campanile.

33043 Cividale del Friuli UD

Tel. +039 0432 701144 - Fax: +039 0432 701144

www:

Mail:parrocchiacividale@aliceposta.it

Biglietto: Ingresso Gratuito

Orario di apertura:ORARIO INVERNALE (Novembre-Marzo): Feriali: 9.30-12.00 /15.00-18.00. Festivi: 15.00-18.00. ORARIO ESTIVO (Aprile-Ottobre): Feriali: 9.30-12.00 /15.00-19.00. Festivi: 15.00-19.00.

Giorno di Chiusura:

Tempo medio di visita:

Visite guidate: Si.

Servizi offerti:Pubblicazioni del museo. Accesso facilitato ai disabili.

 

 

 

Nel Duomo di Cividale, nelle terza campata destra, si trova l'ingresso al Museo Cristiano, a cui si può accedere anche dal cortile esterno, da dietro il campanile. L'ambiente che ospita il Museo è posto sul fianco destro del Duomo ed era già stato previsto l'architetto Giorgio Massari nel 1766. Il Museo però fu costituito solo nel 1946-47, per sistemare le preziose sculture altomedievali che costituiscono il più importante complesso italiano di sculture barbariche. Sono esposte testimonianze antiche che sono autentici capolavori dell'arte, giunte sino a noi intatte dopo più di mille anni dalla loro esecuzione.

 

L'Altare di Ratchis

Certamente l’opera più pregevole che vanta la città di Cividale ed è una delle più note di tutto il periodo altomedioevale. È formato da un parallelepipedo in pietra carsica, con bassorilievi sui quattro lati. Una scritta posta la bordo superiore, ci informa che venne donato ad una chiesa dedicata a S. Giovanni a Cividale (forse S. Giovanni in Valle) da Ratchis figlio di Pennone, duca del Friuli dal 737 al 744, anno in cui, morto Liutprando, divenne Re d'Italia.

 

L'altare poi, non sappiamo con precisione quando, passò al battistero di S. Giovanni ed in seguito fu portato nella chiesa di S. Martino di Cividale da dove poi è stato portato al Museo Cristiano. Scrive G. Bergamini: "È un'opera bellissima e di notevole levatura artistica, basilare anzi per la comprensione di quell'arte che da taluni viene chiamata longobarda o barbarica e da alti più semplicemente altomedioevale.”.

 

Realizzato in pietra del Carso misura m 1,80x0,90. Sul lato anteriore si presenta la raffigurazione della Maiestas Domini, il Cristo in Maestà nell’atto d’insegnare, con un “rotulo” sulla sinistra, affiancato da due cherubini, racchiuso nella mandorla mistica retta da quattro angeli. La faccia laterale sinistra rappresenta invece la Visitazione e su quella destra l’Adorazione dei Magi. Il lato posteriore, con il posto per le reliquie, presenta due croci con bracci molto lavorati e terminanti con delle rose. In origine era riccamente colorato in alcuni particolari.

 
Altare duca ratchis cividale museo cristiano.jpg
L'altare di Ratchis (da Wikipedia)

Il Battistero di Callisto

Alla morte del Patriarca Sereno, fu eletto patriarca Callisto (730-756), che decise di trasferire la sede patriarcale da Cormòns a Cividale. Quindi si adoperò con fervore affinchè si procedesse con la costruzione di monumenti che abbellissero la città. Nacquero così il Duomo, il Palazzo Patriarcale, e altri monumenti dei quali molti andarono distrutti. Di questi ultimi rimane il Pozzo di Callisto e il Battistero di Callisto: opera modesta la prima, eccezionale, invece, la seconda. È uno dei simboli della cossidetta Rinascenza Liutprandea.

Il fonte battesimale fu posto all’inizio nel Battistero. Con l’ampliamento del Duomo però, nel XV secolo, il Battistero venne distrutto e il fonte battesimale venne posto nella chiesa di S. Giovanni Battista. Quando anche questa fu demolita per la costruzione del campanile del Duomo (1645), venne trasportato all’interno della Cattedrale e posto in una grande nicchia sulla navata destra.

Durante la guerra fu rimosso per essere messo al sicuro (1940) e solo finito il conflitto (1946) posto nell’attuale posizione cercando di consentire anche una lettura artistica più corretta con l’integrazione di lastre marmoree per le parti mancanti e gradoni all’interno della vasca. Le nuove parti sono comunque datate con MCMXLVI. La copertura invece non fu rifatta per mancanza di documenti ed indicazioni di come fosse.

Agile ed armoniosamente elegante, è alto 354 cm ed è realizzato in calcare bianco. È costituito; dalla vasca con tre gradini verso il basso, per consentire il battesimo ad immersione e da un parapetto ottagona sormontato da otto colonnine di marmo greco, unite superiormente da un “tegurio”. Il tegurio è ornato da fregi che rappresentano pavoni, grifoni alla fonte, leoni, cervi, mostri marini, ecc., tutte immagini simboliche relative al sacramento battesimale.

Il parapetto invece presenta soltanto due facce decorate ed esternamente, mentre l’interno ne è privo. Queste due facce sono denominate Paliotto di Sigualdo e Lastra di S. Paolino. Il Paliotto di Sigualdo fu commissionato dall’omonimo Patriarca, successore di Callisto, che fece anche scrivere una frase laudativa sul tegurio.

La decorazione presenta due grandi annodature a 8 che formano quattro tondi che incorniciano i simboli degli Evangelisti: il leone per S. Marco, l'aquila per S. Giovanni, il bue per S. Luca e il volto dell'angelo S. Matteo. Sono rappresentati di profilo, a mezzo corpo hanno strane ali a scaglie sovrapposte e reggono una tavoletta con versi latini del poeta del V secolo Celio Sedulio. Un listello con la dedica di Sigualdo divide in due la parte centrale. Sopra campeggia una croce decorata a matassa, circondata da rosse palme e candelabri; sotto si eleva l'albero della vita, da cui rami terminali sbocciano due teste leonine. Ai due lati due grifi alati sono sovrastati da altrettante colombe che tengono nel becco un ramo.

La Lastra di S. Paolino invece è composta dall'unione di due parti che non appartenevano al parapetto originario. Il pezzo di sinistra mostra una circonferenza a spina di pesce tagliata che racchiude uno stellone e gigli stilizzati centrati su una rosa. Il pluteo accanto, dall'elaborato intreccio, presenta due riquadri integri con simboli evangelici di S. Luca (bue) e S. Giovanni (aquila) e due sottostanti incompleti, contenenti gigli con foglie a cuore e due teste di animali uscenti dall'albero della vita. Questa lastra, come la precedente era scolpita anche nella parte interna ora murata. Sulla vicina parete è appeso il calco a gesso di questa faccia, con quattro serpenti che accorrono verso qualcosa, cornice vitinea e piccola figura umana.

 

La Cattedra patriarcale.

È composta da lastre marmoree di diversa provenienza. Lo schienale e formato da un triangolo smussato, ed è ornato di pigne lisce, alle estremità dei semicerchi sulle fiancate altre due pigne. I piedi anteriori sono adorni di baccellature e margherite, molto probabilmente aggiunti nel Seicento. Su questa imponente cattedra hanno ricevuto la loro solenne investitura dal 1077 al 1412 ventisei patriarchi.

Nel museoono presenti molti frammenti marmorei e affreschi staccarti ed applicati su un telaio in duralluminio, quasi tutti provenienti dal Tempietto Longobardo.

 

Parete A.

1) Affresco con quattro Santi, all'estrema destra si riconosce S. Giovanni Battista, dei primi anni del secoloXIV.

2) Frammento di affresco, gravemente mutilato forse del XIII secolo.

3) Lunettone con S. Marco in trono tra i Ss. Benedetto, Scolastica, Babila, con tre giovani Martiri secoloXIII.

4) Predella del precedente lunettone con S. Benedetto tra monaci in preghiera XIII secolo

5) Lacerto di affresco con motivi decorativi vegetali.

6) Pilastrino frammentato, essendo rovesciato la base si trova in alto, è riempita da croce di gigli cui segue un cerchio che fa da cornice ad una rosetta a sei petali. Da un allungamento a spina di pesce dipartono in continuità ritmica delle volute o ricci.

7) Pluteo frammentario. Due fasce verticali adorne di tralci di vite dividono la zona centrale in tre quadrati. In quello di mezzo quattro gigli stilizzati sono disposti a croce di S. Andrea. Negli altri due riquadri vi è un girello a scaglie sovrapposte ed uno stellone a molte punte con fiori concentrici.

8) Timpano di ciborio. Negli spioventi è bordato con sud affrontate e nella fascia di base si sviluppa un tralcio a girali con rosette, Nella zona centrale quattro figure animali tendono verso un cerchio a spina di pesce, con decorazione di nastri intrecciati.

9) Pluteo frammentato, calco in gesso della faccia interna della Lastra di S. Paolino del Battistero di Callisto si presume fine secoloVII e inizio secoloVIII. È delimita da un tralcio con foglie e grappoli, in basso vi è una rozza figura umana, in alto un uccello stilizzato, una croce greca; quattro serpenti accorrono verso qualcosa sulla destra.

10) Timpano di ciborio incorniciato come l'esemplare n. 8 , presenta un quadrato a fuserole, una croce di gigli, ai lati elementi vegetali stilizzati, un girello a scaglie sovrapposte ed una pavoncella. Primi decenni del secoloIX.

 

Parete B

11) Brano di affresco con soggetto incerto.

12) Affresco di S. Biagio in trono opera di un artista friulano della prima metà del '400.

13) Affresco di S. Maddalena e Sofia accompagnate dalla Fede, Carità e Speranza. Già nel Tempietto Longobardo, questo affresco è stato strappando dal muro nel 1955 e restaurato nel 1958 ed attraccato su un telaio di duralluminio. È considerato opera dei secoli XII - XIII dal Cecchini, della fine del XII dal Santangelo che lo suppone eseguito da maestri della scuola austriaca (supposizione che trova concordi Dalla Barba Brusin-Lorenzoni) ci pare però di dover riprendere la datazione del Cavalcaselle (che lo definiva uno dei "più antichi che conosciamo in Friuli") al XI secolo, così come fanno anche C. Mutinelli e A. Rizzi, i quali richiamandosi al ciclo della chiesa di Sant'Angelo in Formis "dove ritroviamo gli stessi schemi scenografici e le medesime soluzioni stilistiche" ritengono l'affresco eseguito da un pittore benedettino. Della coltura benedettina esso presenta, oltre al segno vivace, scuro e marcato, quel carattere popolare di sermo vulgaris che rende come in questo caso, l'iconografia di tradizione aulica più prossima alla visione reale (G: Bergamini).

14 – 15 - 16) Affresco di S. Antonio da Padova, S. Parmerina, S. Orsola e un quarto Santo non identificabile. Era posto già nel Tempietto Longobardo e nel 1961 è stato strappato dal muro, applicato su un telaio e qui integrato pittoricamente da Mario Botter e figlio. Datato tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo dal Ceccarelli, venne da questi definito "pittura estremamente raffinata che rientra anch'essa nel domino della miniatura" viene dal Santangelo attribuito ad un maestro locale che deriva i suoi modi da quelli della pittura dell'Austria meridionale e dal Mutinelli ad un "ignoto trecentista". Questo viene giustamente definito dal Rizzi: pittore friulano ispiratosi ai modi riminesi, "Naturalmente si tratta di una rielaborazione in chiave dialettale che trascina con se pesanti lasciti tardo bizantini, come attestano la disposizione simmetrica, il frontalismo, e l'estrazione iconica delle figure" (15 e 16). Frammenti terminali di pluteo. Le face terminali residue mostrano nastri a tre capi formanti cerchi ed intrecciati diagonalmente a losanga. Prima metà del secolo IX.

17) Pluteo frammentato. Sotto la cornice superiore di nastri a forma di 8 incrociati si sviluppa una trama di cerchi con nastri annodati tra loro, attraversati da nastri della stessa fattura. L'esemplare di avanzata sillabazione geometrica e databile al IX secoloe doveva far parte della cancellata presbiterale del Duomo.

18) Timpano di ciborio o di porta. di forma quasi equilatera i suoi motivi principali sono due grandi croci centrali, con l'aggiunta di riempitivi quali cerchi, quadrati, girelli. Fine VII inizio VIII secolo. Parete dietro il battistero, affresco di S. Giovanni Battista prima metà del XIV secolo.

 

 

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