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Udine - Storia di Udine: la prima guerra mondiale

Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Italia si dichiara neutrale e Udine è ancora alle prese con il suo sviluppo urbano. La lontana eco dei cannoni sembra non dover ancora intaccare i ritmi della Belle Epoque. Viene ampliato l’ospedale delle malattie infettive di Gervasutta e si comincia la costruzione del nuovo teatro in Via Dante.

Tuttavia le cose cambiarono in fretta e i lavori del teatro vennero interrotti a causa di nuove urgenze. Infatti, qualche mese dopo, il 24 maggio 1915, l’Italia entrò in guerra contro l'Austria-Ungheria. Ad Udine si stabilì il Comando Supremo Generale, con sede presso l’attuale liceo Stellini, da poco tempo ultimato. Il capo di stato maggiore dell’esercito, Luigi Cadorna, fissò la sua dimora a Palazzo Belgrado, mentre durante le sue frequenti visite a Udine, Vittorio Emanuele III prese come residenza Villa Linussa di Martignacco, ribattezzata Villa Italia.

Il primo caduto della "Grande Guerra" fu proprio un udinese, l’alpino Riccardo Di Giusto della XVI compagnia del battaglione Cividale, inquadrato nell'8° reggimento Alpini. Cadde alle ore 2 del 24 maggio 1915. La Direzione di Sanità della II Armata dispose l´installazione di diversi ospedali in edifici pubblici della città, oltre a quello principale di Via Pracchiuso.

Udine diviene la "capitale della guerra": autorità, uomini politici, giornalisti corrispondenti italiani e stranieri la visitarono e vi sostarono per vari periodi. Nel frattempo venne inaugurato, il 24 giugno 1915, il Tram Bianco, che collegava la città con Tricesimo.

Il 20 agosto del 1915 avvengono i primi bombardamenti aerei della città. Altri il giorno seguente. Come contromisura vengono posizionate della batterie antiaeree sul castello. Nel 1916 Giuseppe Ungaretti pubblica presso lo Stabilimento Tipografico Friulano una raccolta di poesie curata dall’amico Ettore Serra, dal titolo “Il porto sepolto”. La tiratura è di 80 copie. Si susseguono vari bombardamenti della città. Il 7 aprile del 1916 vengono abbattuti due aerei austriaci.

Il 27 agosto del 1917 esplode la polveriera di Sant’Osvaldo. Si gridò al sabotaggio, ma, più probabilmente, la detonazione fu procurata dall'usura di alcune sostanze esplodenti. Ci furono venticinque morti tra i civili e molti altri tra i militari, cifra che la censura occultò. Lo spostamento d’aria fece crollare nuovamente il soffitto della sala azzurra del palazzo patriarcale, come 120 anni prima.

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L'uccisione di von Berrer vista da Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere

Il 24 ottobre 1917, in seguito alla rotta di Caporetto, Udine fu dapprima attraversata da colonne interminabili di profughi e soldati in ritirata. Nella grigia mattinata autunnale del 28, nella zona di Via Cividale, si verificano gli ultimi scontri in difesa della città, sostenuti dagli Jäger tedeschi della 26a divisione, appartenente al III gruppo o 51° corpo del Brandeburgo, del tenente generale Albert von Berrer e gli arditi del I reparto d´assalto della II Armata.

Poco prima a San Gottardo, sobbogo in fondo a Via Cividale, presso il ponte sul Torre, una pattuglia di soldati italiani intravede un’automobile con degli ufficiali a bordo. Si trattava dello stesso comandante Von Berrer, che si era spinto più avanti delle sue truppe. L’auto venne presa a fucilate che uccisero i passeggeri. Si riuscirono a prendere anche dei documenti che illustravano lo sviluppo dell’avanzata. Secondo una celebre tavola di Achille Beltrame (foto), furono i carabinieri a sparare, mentre altre fonti dicono che furono i bersaglieri ciclisti, in particolare il sergente G. Morini. Questi scontri, tuttavia, non cambiano le sorti della città. Alle ore 11 parte l’ultimo treno Italiano da Udine.

Il 29 ottobre Udine viene occupata dalle truppe Tedesche, che insediano il loro comando e dove vengono convogliati i prigionieri (foto sotto) italiani (un cinegiornale tedesco mostra i prigionieri ammassati in piazza Libertà). Poi, all’arrivo delle truppe austro-ungariche, la città viene divisa in due: a Nord i Tedeschi e a Sud gli Austriaci. Comincia un indiscriminato saccheggio: le strade della città sono cosparse di arredi privati e macchinari industriali. Dopo qualche giorno si procedette a più ordinate requisizioni, per far fronte alle enormi ed impellenti necessità degli occupanti.

Prigionieri italiani a UdineAlcuni cittadini, per supplire alla totale assenza dell’amministrazione pubblica italiana, costituirono un "Comitato cittadino provvisorio". Questo comitato, con difficoltà, tentò di rappresentare un’autorità che garantisse il funzionamento delle varie istituzioni cittadine. Il 6 dicembre del 1917 il Teatro Minerva viene distrutto da un incendio. Nel gennaio del 1918 il comandante della città, generale maggiore Rohn von Verbas, inizia la requisizione di tutti i metalli. La Loggia del Lionello diviene un caffè per gli ufficiali austriaci. Il 13 luglio vengono abbattute le campane del Duomo e di tutte le chiese della città.

Nell’aprile del 1918, il comando austro-tedesco nominò un nuovo corpo amministrativo con sindaco e giunta, scavalcando il comitato, i cui membri, a guerra finita, avranno anche qualche noia, a causa dei sospetti di collaborazionismo. In realtà furono di aiuto alla polazione e costituirono un freno ai soprusi dei militari.

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Il Comando Austriaco in Via Aquileia 43

Dopo l’offensiva di Vittorio Veneto del 1918, gli Italiani riconquistarono il Veneto e il Friuli. È il 3 novembre 1918, quando una pattuglia del III Reggimento del Savoia Cavalleria, comandata dal ten. Baragiola, entra per prima a Udine, salutata dai cittadini festanti. Il 4 novembre, a sud di Udine cade anche l’ultimo italiano: il caporalmaggiore Giuseppe Pezzarossa, 19 anni, della I Sezione del 25° Reggimento Lancieri di Mantova, colpito da una pallottola in fronte alle ore 15: morì mentre i trombettieri suonavano il "cessate il fuoco.

Tornarono i giorni della pace. Nel 1919 la scuola di Piazza I maggio torna ad essere sede del liceo classico. Nel giugno di quell’anno, il tenente Italo Balbo, il ten. Enrico Villa e il S.Ten. Aldo Lomasti di stanza alla caserma Di Prampero, pensano di creare un giornale degli alpini, con il benestare del col. Costantino Cavarzerani. Pare che il luogo in cui furono elaborati i primi progetti fosse l’albergo Alle Nuvole, dirimpetto alla caserma e dalla fama non limpidissima. Il primo numero de “l’Alpino” esce il 24 agosto, per il costo di 10 centesimi e stampato dall’Unione Tipografica Udinese. Ne furono stampati a Udine 11 numeri, fino a quando, in seguito alla smobilitazione, Balbo cedette tutto alla giovanissima Associazione Nazionale Alpini di Milano.

Nel 1920, Piero Pisenti fonda ad Udine il movimento politico di estrema destra "Unione del Lavoro”, mentre ad ottobre di quell’anno vengono fondati in città i Fasci di Combattimento, poi Partito Nazionale Fascista, in cui confluirà subito l’Unione del Lavoro.

Nel 1921 viene costruito il nuovo palazzo delle Poste, attuale sede. L’ 8 marzo, si fonda la sezione A.N.A. udinese, la più popolare tra le associazioni d’arma. Il 20 agosto di quell’anno, il ministro della guerra incarica il sindaco di Udine Cav. Spezzotti di creare la commissione per la cerimonia del milite ignoto che si terrà a Roma il 4 novembre 1921.

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

Prof. Umberto Sereni: "La Grande Guerra in una piccola cittą".

 

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