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Il Terrano D.O.C. Carso

I Greci chiamavano Pictaton un vino che indicavano come proveniente dai limiti estremi dell’Adriatico e che dovrebbe essere proprio il Terrano. In seguito fu la cultura tedesca a decantare i frutti di Bacco delle zone presso Trieste e, in special modo, il Rainfald (Ribolla) e il Terant (Terrano).

Nel 1689 in una pubblicazione edita a Lubiana, ad opera di un tal Valvasor, dal titolo "Die Ehre Des Herzogthums", vengono esaltati i vini del Collio goriziano ed altri vini dell’alto Adriatico, tra cui figura il Terrano, indicato come molto richiesto nei paesi tedeschi. Una pubblicazione del 1910, edita a Gorizia a cura di M. Ritter, è interamente dedicata a questo vino: "Der karster Terrano". Il libro si apre con una poesia: "Der Terran nicht schwer und dick / er ist nicht herb und fett / er ist nicht weich und schlaff.".

Della famiglia dei Refoschi, venne indicato dall’ampelologia come un vitigno poco coltivato e che corrispondeva al Refosco d’Istria o Refosco del Carso. Il Klavzar nel 1929 lo accomunava agli altri refoschi coltivati in Friuli. La particolarità del vino quindi risiedeva solamente nella zona di produzione. Tuttavia la sue caratteristiche sono particolari e Piero Pittaro non esita a definirlo “certamente e solamente carsico”.

Viene chiamato ancora oggi in molti modi: Terrano del Carso o Terrano d’Istria o, come già detto, Refosco del Carso o Refosco d’Istria. In disuso invece il nome Magnacan che veniva usato per indicarlo in Istria prima della Prima Guerra Mondiale. Viene alle volte anche chiamato “Sangue del Carso”. Si diffuse anche in Romagna dove viene chiamato Cagnina grazie, probabilmente, al commercio di pietra d’Istria.

Il vitigno robusto, con produzione abbondante, richiede una potatura lunga. La foglia è di grandezza media, tondeggiante, pentagonale e trilobata. Il grappolo è lungo circa 20 cm, con forma piramidale a base larga, con acini tendenti all’elittico, compatti, di media grandezza e dalla buccia sottile di colore blu intenso, assai pruinosa.

La zona di produzione è il Carso, compreso nell’intera provincia di Trieste (Duino-Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle, Sgonico, Trieste) e nei comuni di Doberdò del Lago, Monfalcone, Ronchi dei Legionari, Fogliano-Redipuglia, Sagrado e Savogna d'Isonzo della provincia di Gorizia. Venne compreso tra i vini facenti parte della zona DOC del Carso con il disciplinare di produzione pubblicato sulla G.U. n. 145/1986 e la variazione pubblicata sulla G.U. n. 222/1996. Attualmente la denominazione di origine controllata del Terrano per il Carso è riservata alla sola provincia di Trieste

Questo vino si dice che tragga tutte le sue caratteristiche dalla terra rossa del Carso. Ma è tutto l’ambiente carsico a giocare un ruolo decisivo, che conduce ad un prodotto dalla gran personalità e con i caratteri ben definiti: molto secco, dal colore rubino intensissimo, di basso grado alcolico. Spiccano l’acidità e i tannini che lo rendono particolare e ciò nonostante, riconosciuto da alcuni come armonico.

Viene prodotto vinificando per l’85% Refosco del Carso e per il restante 15% altri vitigni a bacca rossa della zona. Il grado alcolico è almeno del 10%. Il bouquet è ampio e offre sentori di frutti di bosco come ribes nero, lampone e mirtillo. Secondo i più, non si presta all’invecchiamento, in quanto perde il suo vigore. Va quindi consumato giovane, possibilmente servito sui 16-17 °C.

Si abbina bene con la cucina carsica e in special modo con il tipico prosciutto cotto con pane e kren. Le sue caratteristiche si sposano inoltre con cibi gustosi e carni grasse come arrosti, stufati e bolliti misti.

Proprio al fine di valorizzare questo tipo di vino locale è stata inaugurata nel 1986 la “Strada del vino Terrano”, da Opicina a Visogliano, voluta e patrocinata dalla Provincia di Trieste.

 

Bibliografia: 
AA.VV. - Il Vino in Friuli Venezia Giulia – Editrice FVG, Udine – Maggio 2008
AA.VV. – Guida ai vini del Friuli Venezia Giulia – C.C.I.A.A. di Gorizia, Pordenone, Trieste, Udine – 2008

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