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Aquileia - Porto fluviale

Ad Aquileia, comune in provincia di Udine, si può ancora ammirare i resti dell’antico porto fluviale. Passando davanti alle colonne dell’antico foro e seguendo il perimetro della recinzione del cimitero si percorre la Via Sacra che conduce all’antico Porto Fluviale.

Il porto fluviale fu utilizzato dal I secolo a.C. alla seconda metà del IV secolo d.C. e rappresentò uno dei porti più importanti dell’antichità, perché metteva in contatto il Mediterraneo con il Norico, cioè le regioni dell’area danubiana corrispondenti alle attuali Austria e Germania.

Dopo la fondazione della città, venne costruito il canale chiamato poi Anfora, per il fatto che nel medioevo qui furono ritrovate parecchie anfore. Questo canale serviva a collegare le acque del Natisone, del Torre e del fiume di risorgiva chiamato Roggia della Pila (ancora oggi esistente), in località Monastero, per condurle al mare, drenando così l’acqua che andava a formare una palude nella zona circostante.

Quest’opera permise di rendere salubre il clima e più fertile la campagna circostante. Rappresentò per l’epoca un’opera notevole, avendo anche il fondo lastricato di pietra d’Istria, tanto da venir citato anche nel “De Architettura” di Vitruvio. Le barche, se non potevano navigare, venivano legate con funi e trascinate su questo canale lungo dei passaggi laterali chiamati “viae helciariae”.

Il porto fluviale subì varie evoluzioni in relazione all’espandersi della città e al cambiamento della struttura delle mura, come nel 238, quando ne furono costruite di nuove per far fronte alla minaccia di Massimino il Trace. In questa occasione le nuove mura andavano a separare i vecchi magazzini dal porto, rendendo necessari nuovi ingressi e nuovi magazzini, protetti da torrioni massicci

Nel 361, si modificarono e irrobustirono le mura per resistere all’assedio di Giuliano l’Apostata. Questo comportò che i vecchi torrioni venissero inglobati in nuove strutture. L’assedio di Attila comportò la costruzione di nuove mura che lasciarono il porto al di fuori della città, progressivamente abbandonato anche per la sommersione progressiva da parte del mare delle terre lungo la costa a cominciare dal IV secolo. La via di collegamento al mare divenne il canale Anfora, che conduceva al nuovo porto di Grado.

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Il porto fluviale era lungo circa 350 metri e largo 48 metri. Fu costruito sull’antico letto del fiume Natissa formato dalla confluenza delle acque del Torre e del Natisone. Il porto fluviale di Aquileia era posto presso le antiche mura della città, alle quali i magazzini del porto si addossavano. Fu riportato alla luce sul finire dell’Ottocento dagli scavi condotti da Enrico Maionica. Fu però deciso in seguito di ricoprirlo. Si ripresero gli scavi negli anni Trenta del Novecento con Giovanni Brusin.

Oggi il porto fluviale è solo in parte visibile, perché la sponda est è stata ricoperta, in attesa di un opportuno restauro, per proteggerne e conservare i resti. La sponda ovest, che è l’unica visibile, offre anche i resti più interessanti, rappresentati dalle massicce banchine in pietra d'Istria squadrata, posta su due livelli, con gli anelli per l'ormeggio.

I due diversi livelli consentivano l’approdo a natanti di diversa stazza. Si possono inoltre vedere: il lastrico del magazzino centrale (la parte più antica), le pietre d'ormeggio, la scalinate degli imbarcatoi, le strade selciate che salivano alla città, le piazzole inclinate che collegavano gli approdi con i magazzini: gli horrea in cui venivano riposte le derrate alimentari. I magazzini in origine erano tre e molto capaci.

 

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