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Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo

L’Isonzo è un fiume che nasce nelle Alpi Giulie, in territorio sloveno e sfocia nell’alto Adriatico. Le sue acque contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio della zona lagunare che dalla foce dal vicino fiume Timavo, si estende fino al delta del Po.

Nei suoi ultimi 15 chilometri, il fiume Isonzo, fino alla sua foce e all’Isola della Cona, crea una zona umida di circa 2400 ettari con caratteristiche di biodiversità veramente uniche. Quest’area comprende, oltre all’Isola della Cona, il canale Quarantia, il Caneo e la località Alberini. La riserva si trova nel territorio dei comuni di Fiumicello (UD), Grado (GO), San Canzian d’Isonzo (GO) e Staranzano (GO).

 

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Questi quattro comuni hanno creato un consorzio per gestire una riserva naturale che abbia lo scopo di preservare e valorizzare questo patrimonio biologico. Oggi, questa riserva costituisce una delle aree di maggior interesse naturalistico in Italia e la zona umida più settentrionale del Mediterraneo.

Sull'isola della Cona si trova il centro visite, da qui partono i sentieri per gli osservatori naturalistici. Presso il centro si trovano le stalle e i recinti dei cavalli di razza Camargue. Gli osservatori, costruiti sul modello dei casoni lagunari, sono adibiti per attività riguardanti l’educazione ambientale e alla didattica naturalistica.

Vicino al Centro visite è stato posto un osservatorio, in ottima posizione, dotato anche di un potente cannocchiale. Qui è stato collocato anche il Museo della Papera, che illustra il rapporto tra uomo e i vari tipi di anatre, in relazione all’habitat presente, alle tecniche di caccia e a molto altro.

Sono presenti numerose strutture ed attrezzature per rendere fruibile la Riserva ai visitatori e per gli usi didattici. Da segnalare l’Osservatorio della Marinetta che si sviluppa su tre piani e domina l'area del "Ripristino". Si possono effettuare escursioni a cavallo ed anche in barca sul fiume.

 

Storia della Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo

La laguna del Friuli Venezia Giulia da più di duemila anni è testimone di molte vicende storiche.

In particolare, la storia di questa riserva si innesta su racconti mitologici. Pare infatti che fosse in queste zone, come riporta il geografo Strabone, che Diomede, uomo di Tracia, allevasse dei bianchissimi cavalli dedicati alla dea Diana. Fu da questo fatto che la selva di roveri, posta a levante del fiume “Aesontius” venne chiamata dai romani “silva Diomedaea”. Oggi le tracce di questo bosco si possono vedere solo nella zona denominata Alberoni, dove esisteva un’ampia selva che faceva da cornice alle fonti del Timavo.

Fu qui, poi, che Roma fondò Aquileia e di conseguenza, per le varie invasioni barbariche, nacquero Grado e Venezia. Con la rinascita e il nuovo declino di Aquileia, dopo il XII secolo, queste zone furono in gran parte abbandonate per lunghi secoli.

Nel 1850 alcuni documenti ci dicono che la zona è selvaggia con caratteristiche palustri d’acqua dolce. Il paesaggio è caratterizzato da boschi e canneti. Nel 1895 avviene un mutamento: l’Isonzo esonda e rompe gli argini invadendo il canale Quarantia. Questo comporta che il collegamento di terra tra la località Alberoni e la Cona è interrotto, creando quella che è oggi appunto l’isola della Cona.

Nel 1938 viene costruita una diga che collega la Cona con la terra ferma riporta il fiume Isonzo entro la foce della Sdobba. Questo comporta un’avanzare delle acque salmastre che modificano la vegetazione. La creazione di argini per “rubare” delle terre, rende alcune zone coltivabili.

Nel 1976 si iniziarono i primi passi verso una tutela ambientale della zona con il Piano Urbanistico Regionale Generale, che crea qui un appositoambito di tutela. Nel 1983 si hanno ancora le bonifiche di alcune zone, ma una legge regionale prevede nuove tutele. Si crea un progetto elaborato da Naturstudio-Trieste e Fabio Perco per la valorizzazione di questi ambienti particolari. Si cerca di renderli fruibili anche tramite la realizzazione di un centro visite.

Nel 1989 si comincia la costruzione di un osservatorio, chiamato dellaMarinetta e un edificio di prima accoglienza dei visitatori, che oggi è sede del Museo della Papera. Si comincia anche il cosiddetto ripristino, cioè il riallagamento di alcuni appezzamenti di terreno già coltivato.

Nel 1991 arrivano i primi cavalli Camargue, adatti a questo tipo di ambiente, anche come stabilizzatori della vegetazione, e utili per l’organizzazione di visite guidate. Infine, nel 1996, viene istituita, con la legge regionale 42, la Riserva Naturale Regionale della Foce dell’Isonzo. Negli anni 1997 e 1998 vengono raggiunti anche dei riconoscimenti di tutela comunitari europei che, con dei finanziamenti, consentono delle ristrutturazioni di edifici e l’ampliamento, con nuovi allagamenti, a 70 ha dell’area.

Nel 2002 diventa operativa la Stazione Biologica Isola della Cona (SBIC) che consente il monitoraggio dell’area su parametri tecnico scientifici. Si completano alcune ristrutturazioni ambientali (anche con la modifica di aree private in seguito ad incentivi) che portano l’area a 150 ha. Gli edifici principali vengono migliorati: la Marinetta (osservatorio in legno e copertura in canna); la “Casa Bonazza” o “Stallone Dottori” (centro visite, stazione di ricerca e centro educazione ambientale); il “Caneo” (centro visite, ristorante). 

Nel 2005 si migliorano i collegamenti viari e nel 2006 si attua un progetto di autonomia energetica con fonti rinnovabili.

Gli ambienti della Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo

La caratteristica della Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo, su cui poi fonda le sue finalità, è la presenza di una elevata biodiversità che, in un ambiente palustre, presenta numerosi habitat diversi per specie animali e vegetali. I numeri ci danno la misura di questa importanza: nella riserva, che ha un ambito limitato (2400 ha) sono presenti 313 specie di uccelli osservate a tutt’oggi, su un totale di 550 in tutta Europa. La riserva quindi lavora per la conservazione di queste specie e per il recupero della Fauna Selvatica, per il quale è stato fondato un apposito Centro.

 

Bosco planiziale

Gli interventi tra il 1927 e il 1938 nella bassa pianura monfalconese, tesi alla bonifica e allo sfruttamento di queste zone, comportarono la quasi totale sparizione dei boschi planiziali in ambito acquitrinoso che un tempo caratterizzavano queste coste. I pochi brani sopravvissuti, ultime testimonianze del cosiddetto “Bosco Grande” e del bosco degli Alberoni, hanno consentito, pur con le loro modeste estensioni, di mantenere vive le loro peculiarità sia dal punto vegetazionale che faunistico.

Tra le specie di uccelli qui nidificano ne troviamo alcune che sono altrove rare: rapaci diurni e notturni, il Colombaccio, il Picchio muratore, il Torcicollo e, negli ultimi anni, anche il Picchio nero. Qui è possibile fare delle belle escursioni a piedi o in bicicletta, come ad esempio nel tratto di "Rivalunga", dove da un lato si ammira la Baia di Panzano, dall'altro una grande pineta.

Presso il canale del Brancolo, che drena l'acqua di risorgiva nella zona, esiste un piccolo tratto alberato detto "Bosc Grand", residuo di quella che i romani chiamavano "Silva lupanica".

 

Boschi e boscaglie golenali

Nella Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo, le golene presentano boschi e boscaglie che si infittiscono a settentrione e in alcuni tratti a sud del ponte della strada provinciale Monfalcone-Grado.
Il Salice bianco, vari pioppi, il Frassino ossifillo, l’Ontano nero e la Robinia sono tra le specie arboree più presenti.
Le fasce marginali sono spesso densamente ricoperte da rovi, così come parte degli argini che a volte sono invasi dalla Robinia. Molto presente su ampie aree è anche l’Amorfa, un arbusto originario dell’America settentrionale, piuttosto infestante. Questi ambienti sono molto importanti per alcune specie di Passeriformi, sia durante il periodo della nidificazione che della migrazione.

 

Barene

Sono le aree emerse nella zona marina della Riserva, coperte da bassa vegetazione e sommerse dal mare solo durante le alte maree eccezionali.
Il terreno delle barene è caratterizzato da un elevato tenore salino, fattore che determina la presenza della tipica vegetazione alofila (= amica del sale) con Giunco marittimo, Limonio, ecc. Le zone di transizione fra le barene e le velme sono generalmente colonizzate da cinture erbose di Spartina. L’acqua marina penetra nelle barene attraverso tortuosi canali e vie, dette “ghebi”.
Durante l’alta marea le zone arenicole meno disturbate dell’Isola della Cona fungono da dormitori per uccelli come il Chiurlo maggiore (simbolo della Riserva) e l’Airone cinerino.

 

Velme
Si tratta di fondali marini sabbiosi o fangosi, che affiorano ciclicamente per effetto della bassa marea. Coinvolgono una porzione piuttosto ampia di laguna che rappresenta circa un terzo della superficie della riserva. Le velme vengono ricoperte da vegetazione, in cui prevalgono la Zostera nana e alghe marine varie, oppure rimangono scoperte. 
Qui uccelli come il Chiurlo maggiore o il Piovanello pancianera trovano, tra il limo, abbondante cibo costituito da invertebrati di varie specie.

Durante l’inverno sono invece specie di uccelli come il Fischione e la Folaga a popolare queste zone, anche in numero rilevante. Queste popolazioni di volatili si sono cominciate a costituire in quantità rilevanti soprattutto dopo il divieto di caccia entrato in vigore con la costituzione della Riserva.

 

Depositi sabbiosi e isole ghiaiose della foce

La zona di Punta Spigolo, alla sinistra della foce dell’Isonzo è un ambiente in continua evoluzione che muta nella sua struttura per effetto delle correnti marine e fluviali e della bora, che sedimentano notevoli quantità di ghiaie e sabbie.

In queste isole sabbiose esterne, talvolta ricoperte da scarsa vegetazione, trovano rifugio specie rare come il Fraticello e la Beccaccia di mare, fungendo anche come area di sosta per cormorani, uccelli limicoli e gabbiani.

 

Greto e ambiente fluviale
Nella parte settentrionale della Riserva, dalla confluenza con il Torre fino al ponte della provinciale Monfalcone Grado, il corso dell’Isonzo è caratterizzato da estesi materassi di ghiaie e sabbie, visibili nei periodi di magra del fiume.
Nelle zone più rilevate di queste “isole” si sviluppano spesso fitte boscaglie di salici, resistenti alla forza d’impatto del fiume in piena. Gli ambienti ghiaiosi aperti sono adatti alla nidificazione di uccelli come il Corriere piccolo e il Piro-piro piccolo.

La Flora e la Fauna della Riserva Naturale della Foce dell'Isonzo

La Flora

I numerosi ambienti che sono presenti nella Riserva permettono il proliferare di un’ampissima gamma di specie vegetali, tipiche degli ambienti d’acqua dolce, salmastra o salata. Si parte dalla vegetazione golenale lungo i tratti fluviali, con il pioppo, l’ontano nero e il salice bianco.

Si prosegue poi con la farnia, il carpino bianco o il frassino ossifillo. Risulta molto interessante e particolare la bassa vegetazione tipica delle barene e delle velme, adattata a condizioni di elevata salinità, caratterizzata da specie come la Salicornia o l’Astro delle saline.

 

La Fauna
La Riserva della Foce dell’Isonzo offre ambienti adatti per la riproduzione o la sosta di molte specie animali, tutte di particolare interesse, rare o inconsuete.

Con l’istituzione dell’area naturale protetta, è stata l’avifauna (20 - 25.000 individui) ad avere uno sviluppo più appariscente di biodiversità con più di trecento specie censite, tra cui l'Aquila imperiale (Aquila heliaca); l'Aquila di mare (Haliaetus albicilla), il Falco della Regina (Falco eleonorae), il Piro-piro pettorale (Calidris melanotos), la Cutrettola testagialla orientale (Motacilla citreola), la Cannaiola di Jerdon (Acrocephalus agricola), il Luì di Radde (Phylloscopus schwarzi), il Luì di Pallas (Phylloscopus proregulus),il Luì di Hume (Phylloscopus humei). E ancora: il Cavaliere d'Italia, il Falco di palude, il Chiurlo, l’Edredone, il Falco picchiaiolo, la beccaccia di mare, cigno reale, orco e orchetto marino, Pesciaiola, Smergo minore, Moretta codona, la Sgarzetta, il Mignattino, il Gabbiano reale, il Germano reale, l'Airone rosso maggiore.

Tra queste i migratori scelgono l’area della Riserva come sosta oppure come zona per svernare o ancora per trascorrervi il periodo estivo. In particolare sono numerosissime le varietà di anatre e oche (selvatica, lombardella), affiancate da folaghe, aironi, chiurli e alcuni rapaci.

Non mancano numerosissime e interessanti specie di invertebrati e insetti, tra le quali alcune notevoli farfalle, come la rara Polissena, la Vanessa Io e tante altre ancora.

Ma la fauna della Riserva non si limita ad uccelli e pesci. Grazie anche alla vicinanza con il Carso, si incontrano, sovente al crepuscolo, un certo numero di specie di mammiferi come il capriolo (60 - 100 capi), la volpe, il tasso, il cinghiale e la lepre oltre a numerose specie di roditori, chirotteri e insettivori. 
Anche g
li anfibi ovviamente abbondano, con varie specie di rane, raganelle, rospi e tritoni. Molti infine anche i rettili fra cui la testuggine acquatica, le bisce d’acqua e il ramarro.

I Cavalli Camargue

Il cavallo Camargue è una razza antica che proviene dall’omonima regione, che si trova presso la foce del Rodano, nel sud della Francia. In quella regione, simile all’ambiente della Riserva, questo cavallo venne selezionato per l’addestramento dei tori da combattimento.

Il mantello degli adulti è tipicamente bianco-grigio, la corporatura è di dimensioni contenute, con arti relativamente brevi e uno zoccolo largo: si muove agilmente anche nel fango molle o nell'acqua. La sua abitudine a vivere in zone acquitrinose e a nutrirsi prevalentemente di canne ed erbe di palude, fa si che sia un elemento importante per l’equilibrio della flora. Infatti limitando lo sviluppo delle piante più forti e diffuse, permette la presenza di altre specie e il formarsi di radure. 

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Cavallo Camargue (Foto Alessandra Sinesi)

I cavalli sono stati introdotti nella Riserva Naturale Foce dell'Isonzo nel 1991, grazie ai finanziamenti della Regione Friuli Venezia Giulia. Un gruppo vive allo stato brado su alcune aree della riserva, mentre un altro gruppo viene utilizzato per attività ed escursioni legate alle visite della Riserva.

Per informazioni su queste attività: Barbara  348 4462257.

L'Area Naturale Caneo

L’Area Naturale Caneo è situata sul lato destro della foce del fiume ed è formata da una striscia di terra ricoperta da un fitto canneto, che ricade nel comune di Grado. Il Caneo, termine dialettale per indicare “canneto”, è caratterizzato dall’incontro dell’acqua dolce del fiume proveniente da nord e dall’acqua salata del mare a sud.
È una zona di formazione recente, nata dagli apporti solidi del fiume Isonzo che si accumulano a causa delle forti correnti provenienti dal golfo di Trieste, che formano vaste secche attorno a Punta del Becco e Punta Spigolo.

All’inizio del XX secolo la zona era più paludosa, venata da correnti della foce dell’Isonzo che si diramavano tra barene e velme, dove sorgevano i casoni dei numerosi pescatori. Dal 1928 cominciò l’opera di bonifica per rendere coltivabili molti ettari di terreno. Fra la punta Golameto e la punta Caneo fu costruita una cintura di argini per proteggere le coltivazioni dalle mareggiate e dai detriti del fiume, nonché separarle dal mare.

In località "Punta Sdobba", sorge un piccolo villaggio di pescatori costruito al tempo della bonifica che trasformò in terreno agricolo gran parte della zona paludosa e malsana di Fossalon. Prima della costruzione del Villaggio i pescatori vivevano nei "casoni", caratteristiche capanne di legno e canna palustre. Furono poi sistemati in queste costruzioni in muratura, attorno ad un porticciolo, usato oggi dai dipartisti.

Una pista ciclabile collega l'oasi della Val Cavanata all'oasi del Caneo di Punta Sdobba e corre sull'argine che protegge dal mare la località di Fossalon nel comune di Grado. Il percorso è suggestivo e permette di immergersi nelle bellezze Riserva.

Nell’area sorge un centro visite con diversi punti di osservazione e un percorso su passerella. Sono presenti inoltre un albergo, un ristorante ed un bar.

Collegamenti

 

Come raggiungere la Riserva


Da Gorizia: Direzione Monfalcone, si raggiunge la strada provinciale per Grado.

Da Trieste: Autostrada A4. All’uscita Monfalcone raggiungere la strada provinciale per Grado.

Da Udine e Venezia: Autostrada A4 e autostrada A23 uscita Monfalcone raggiungere la strada provinciale per Grado.

Dalla strada provinciale Monfalcone Grado: Direzione Grado, prima del ponte sull'Isonzo girare a sinistra. Proseguire lungo la strada sterrata fino al parcheggio (incustodito). Proseguire a piedi fino al Centro Visite.

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Grado - La laguna d'inverno
(Foto di Simonetta Di Zanutto)

Informazioni

Periodo di apertura: tutto l'anno

Chiusura settimanale: Giovedì.

Prezzi: Costo d'entrata all'Isola della Cona e Centro Visite senza guida: intero: € 5,00; ridotto € 3,50.

Lingue parlate: Inglese, tedesco, sloveno.

Offerte servizi accessori: Visite guidate per gruppi organizzati o scolaresche, visite guidate a cavallo, noleggio biciclette.

Ente gestore: Associazione dei Comuni di Fiumicello, Grado, San Canzian d'Isonzo e Staranzano

Sede: Comune referente: Staranzano - Piazza Dante Alighieri, 26 - 34079 Staranzano (GO)

Tel. 0481/716911 - 0481/716917 Fax: 0481/716919

E-mail: s.natura@regione.fvg.it

Gestione Operativa della Riserva: Il Mosaico Consorzio di Cooperative Sociali - Gorizia

Sede legale: Viale XXIV Maggio, 5 - 34170 Gorizia (GO)
Tel. 0432/998133 - Fax 0432/997021
E-mail:
isoladellacona@Consorzioilmosaico.org

Superficie: 2.338 ha (di cui 1.154 in mare)

Provincia: Gorizia

Istituzione: Legge regionale 30 settembre 1996, n. 42, art. 47

Ulteriori informazioni: www.isoladellacona.it

 

ATTREZZATURA CONSIGLIATA PER VISITARE LA RISERVA

- Abbigliamento adeguato alla stagione: in particolare scarpe resistenti all'acqua (per alcuni tratti e nei periodi piovosi i sentieri possono essere un po' fangosi), cappellino per il sole e repellente per insetti nella bella stagione.

- Binocolo e macchina fotografica.

- Borsa per le immondizie (siamo tutti responsabili dei rifiuti che produciamo).

 

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