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Torviscosa - Poema di Torre Viscosa

Filippo Tommaso Marinetti scrive nel 1938 un poema futurista dedicato alla fondazione di Torviscosa, città di fondazione su base industriale anziché rurale come le altre.

 
 
 

IL POEMA DI TORRE VISCOSA

 

Parole in Libertà Futuriste

"Foste graziose troppo graziose canne degli immensi canneti di Porto Buso ognuna molla tremante sotto il peso d'una rondine tanto graziose da meritare esigere un'improvvisa tempesta d'acciaio mortale.

Vi rivedo in sogno quando arde il pallore febbrile della sera o voi eserciti d'infronzoliti gendarmi verdi a pennacchio sollevare un attimo il petto della pianura e spegnervi.

Ma continuare continuerebbero senza fine continuino continuino le vostre gare di saluti inchini moine cerimoniose e le svenevoli leggiadrie di donne molto bruciavano si svestono con pudori e levigate spudoratezze di brilli queste soavi canne d'amore.

Tutte convengono che bisogna occorre si deve si può ne parlano i passeri fra sterco d'oro e freschissime prime stelle occorre addolcire ogni contatto terrestre a quella nuvola bianca orlata d'istinto divino si adagia molleggia placa il suo candore acceso tenta ovattare imbavagliare.

Allora intrecciandovi elasticamente è usanza del canneto mutarsi in perfetto giaciglio offerto a le ambiziose alte tenaci fatiche dell'eterno Cielo in cammino.

Presto distribuire stemperare gigli e profumi di camelia caprifoglio gelsomini e tuberose.

Ma come definirvi troppo simultanei canneti in marcia e pur fermi lungo lagune e mare vi aspettano e vanno anch'essi squisiti crepuscoli del cuore e della carne in delizia.

Ora vi ascolto vasti organi di canne inebriate di musica poiché la punta d'argento tremulo d'uno scarpino di stella nell'acqua preme il vostro profondo pedale di vento.

Generatori dell'autunno questo chimico belletto restauro dei paesaggi non sognate ormai più che sottomissioni davanti ai nobili passi di un uragano fiero delle sue spavalde laceranti fluidità e del suo ribollente modificarsi.

Fermi fermi per il Domani della Terra e finitela di cercare ovunque calvari e inginocchiatoi.

Sono stanco delle vostre gementi processioni e vi vorrei stringere con braccia orchestrali tutti voi flauti vagolanti in cerca di bocche stemperate dal piacere nella brezza o smarrite note a saliscendi sulle infantili scale dei nervi.

Così potreste armonizzarvi in do minore e verdolino tenero lilla e viola senza speranza ideale rifugio dei bisbiglianti corpi in lussuria contenti d'esser nudi o quasi premuti insieme dall'ansia di godere.

Cessate di piangere ve lo ripeto se non volete si schianti sulle vostre volubili schiene la più tagliente catastrofe di metalli feroci.

Ma già dilaga fino agli orli estremi del mondo sensibile la perfezione di un'orchestra con a destra gli acuti purissimi delle montagne a sinistra i bassi marcati delle valli e al centro l'andante patetico dei fiumi.

Sensualissimi canneti con arpe flessuose e doloranti violini preferite accogliere nella notturna sinfonia snelle vergini aderenti piegarsi e sospirare piegarsi e sospirare profumanti melodie che rallentando invocano l'aereo divano dell'accordo finale.

Baciucchiarvi insistere rifiutarsi riprendere e gemere gemere.

E' l'antica legge dello sconsolato amore e del disperante delirio struggersi d'entrare nel goloso Infinito.

Per voi canneti di intricato liquido e tortuoso peccare lo stellato è una lagrimante indulgenza caritatevole.

Diabolici sciami di insetti ubbriachi s'imbrogliano nel consigliare minute selvaggerie e pruriti scottanti a tu per tu con l'erba i peli l'acqua che lampeggia e gli odori vanigliati incerti se pungere o vellicar le nari.

Da tempo rimorso o minaccia qualcosa vi tormenta sconfinati canneti di Porto Buso.

Da una insidiosa rosea stella cadde brutalmente una voce buia per maledirvi o pugnalarvi di elogi strambi indecifrabile parlantina di ombre sterpi rami e tonfi di ranocchi.

E all'alba mani terrose di contadine strappare strappare spietatamente intorno ad ognuna di voi bella canna spensierata l'erba distratta e fedele.

Ma non basta.

Col torrido puzzo del letame della potassa vi sdraiano canne perché ad ogni costo con barbe e gemme siate costrette a riprodurvi servilmente fuori dal sacro affetto errante senza scopo per voi che siete maestre dell'ideale senza scopo.

Certo siete condannate ad espiare e di ciò chiacchera chiacchera chiaccherare e gongola gongolava ieri il ruscelletto d'agata e smeriglio mentre portava libellule e mosconi smeraldini alla coagulazione dolciastra della laguna.

Sulla strada a tre metri dal furibondo e catarroso cofano d'una rilucente automobile guizzò in cielo un triangolo di fiamma che si congiunse con la raggiante elica d'un aeroplano lungo dooo vooo sooo e con le 7 stelle dell'orsa minore ecco nel cielo verde blu viola nero il friggente semivisibile corpo smisurato della nuova dea Geometria.

Stravincenti spigoli laceratori di brume nuvole presto presto concretizzare la sua vivacità che prende sempre sempre più la forma di una triangolata e sferica città nascente rossa fra gli incalcolabili suoi strascichi di canneti verdissimi.

A che vale tanto mormorare singhiozzare e spargere dovunque le vostre paurosissime paure d'aver paura e ancora tremare spiralicamente tentando di sradicarvi dal letame.

Giungere é giunta ormai già sopra di voi prepotente la vostra nemica implacabile dea Geometria spaventante e torturatrice.

Dicono i vostri contadini che la dea neonata è muscolarmente più ampia dei vostri orizzonti minaccia vuole esige s'imporrà vi schiaccia.

Per rapiiiiiirvi tutti e schiantarvi con attanaglianti baci ognuna.

Questo brontolar d'uragano è la dea Geometria che arrota le sue immense dentiere.

Ieri notte avvenne quel che avvenne sarebbe meglio tacere certi fattacci rurali d'amore e delitto vendetta e gelosia bisognerebbe affogarli nel silenzio assoluto che precede la prima furtiva ansia dell'alba.

Ma ormai tutti i ruscelli ciangottano d'un disperato complotto che voi canneti tramaste per avvilire macchine trattori idrovore e anche sfasciare con sataniche miscele di tenerezza la minacciante Geometria.

Bruscamente fra le liquide tiritere litanie d'acque e piante fruscianti s'udì piangere una gola umana.

Un aeropoeta futurista appena sceso dal cielo sazio di spazio e avvelenato da troppi rombi e distanze bevute singhiozzava.

Ciò avveniva nel punto più torbido di passioni vegetali che divide il canneto dell'Autarchia dal nuovo porto Orgoglio Italiano.

Intorno si gonfiava il voluttuoso milione di canne ognuna folle di sentirsi non abbastanza nuda serica levigata e di diventare al più presto agile donna vestita di carne calda con possibilità di tattilismi odorosi respirante profumo d'ogni segreto cespuglio.

Per consolare l'aeropoeta e convincerlo e convertirlo e ucciderlo di baci sfondando se occorre le sue spalle virili mille effluvii vellicamenti minuziose musichette d'insetti danzare danzare.

L' aeropoeta futurista implorava.

Che feci mai d'assurdo nell'abbandonare il cielo e la tagliente velocità aerea.

Non comprendo dea Geometria la crudeltà della tua chimica e i delitti della tua meccanica.

TRALLALLERA TRALLALLÀ tante donne sul cuore e sul capo sugli occhi sulle labbra è tragico il destino di colui che naufragò in un autentico oceano di carezze.

Certo il Divino è in voi canne affettuose in te burbanzosa dea.

La Geometria con scatarramenti di gas compressi trascina via il bagaglio miliardario di pendagli d'acque splendide della fastosa Luna.

Corre da nuvola a nuvola a rinforzo dei canneti mentre tu Sole sopra i tuoi proiettori spaccati malfrustarono di bianco la notte innalzi innalzi il tuo vero proiettore Sole.

Il Sole al lavoro.

Dosare le acque col tiralinee del suo più addestrato raggio.

Guidare le acque per rettangoli di canali e scoline.

Così inquadrare di liquido nichelio le canne dei canneti.

Reggimenti smeraldini.

Fuor dei ranghi sgusciare da specchio a specchio l'ultima discinta amante notturna.

- Perchèèè perchèèè perchèèè nooo nooo nooo ormai tutti ci imprigionano e ci legano duro con dura disciplina implacabile.

Rossi parallelopipedi occhiuti di bianco vomitare operai ferruginosi coi loro carri di letame potassa vaporanti un nuovo destino del sangue dei canneti.

Potenza di Geometria nell'allineare raggi - ordini.

- Denti denti denti lucentissimi e aguzzi e solfuri per la triturazione e la digestione nelle mie tre enormi pance o ribollitori diametro 20 metri ognuno con corazza bullonata simile a quella delle giranti batterie alpine e iposolfito.

Strillano i canneti.

- Maledetta parola accidenti all'utilità al guadagno al calcolo di cifre Oh ridateci la delizia dell'Assurdo del Vuoto dell'Astratto andare a vanvera alla meglio senza meta d'agonia in agonia frenata dall'apparente morte che non muore.

Tutto è deciso nulla salvò nè avrebbe mai salvato gli eroici canneti devoti al languore.

A tutta forza frustati da taglientissimi raggi solari bruciavano cuocevano.

Poi semicarbonizzati o stracotti ma vivi vengono ammanettati come studentesse rivoluzionarie.

Sono femmine s'aggrappano si stringono a fasci compatti ma violenti contadini dispettosi o rurali rinnegati ormai nemici d'ogni vegetalità e d' ogni foglia al vento le hanno afferrate le afferrano e sulle spalle ondulanti grovigli indomabili gambe stizzose portarle sulla schiena a 100 200.

Eccole infornate costrette sul sistematico andare senza fine andare del trasportatore a nastro di gomma funereo.

Ingoiamento e digrignare delle tagliere tronfio masticare metallico.

Fiato fiato fiato e tutto s'innalza in un immenso fiato nelle bocche prone degli alti silos.

Poi giù trituratissima miscela stridulante d'agonie giù nei bollitori rossi ostentati ventri d'acciaio nella trasparente cattedralica torre.

Colori odori rumori di insolenza guerriera.

Ma ironicamente la dea Geometria per sollazzare i vinti canneti diluire purificare addensare sbiancare a galla nell'acqua nell'ipoclorito.

Nell'alta notte imperiale la parola DUX splendere adamantina fra i proiettori che spaventano di bianco il tendaggio di pioppi sull'Aussa antico confine.

Alcune gocce di luce operai gesticolanti nel lucente taglio vetrato della scure nella torre in forma di fascio.

I canneti non sono più dei sostegni per le viti bollire o scorrere da vasca a vasca ceramica metamorfosati.

Refrattarie a tutta prova per tutti i carboni nazionali lavorano le caldaie.

Sembra un'immensa rotativa la grande stiratrice metallica del foglio continuo di cellulosa.

Rinverginarsi d'assoluto niveo nell'ipoclorito.

Essiccarsi nell'aria calda.

Salone della depurazione e dei lenti addensamenti.

Andare galleggiando.

Divorare continuo di canneti della nascente città di Torre Viscosa o dea Geometria.

Bisolfito di calcio.

Piscine d'operai bambini d'operai campi di calcio e bocce.

Viali Vittorio Veneto e Arnaldo Mussolini.

Teatri e refettori per migliaia d'operai.

Alto bosco di platani ed ippocastani per un popolo di biciclette.

In alto viaggiare viaggiare senza fine la nuova costellazione le cui stelle formano la parola AUTARCHIA.

F. T. Marinetti

 

 

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