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Travesio - Napoleone Cozzi

di Melania Lunazzi

Era figlio di un fabbro, ma di mestiere faceva il pittore e il decoratore di teatri e caffè e visse nella Trieste ancora asburgica a cavallo tra due secoli. Era nato nel 1867 e i suoi genitori provenivano da un paese del Friuli pedemontano, Travesio (PN).

Napoleone Cozzi, questo il suo nome, era anche un grandissimo sportivo e eccelleva in varie discipline, tra cui la scherma e il pattinaggio, che insegnava alla Società Ginnastica Triestina, un luogo che non era soltanto una palestra. Vi si forgiava infatti  lo spirito sportivo, ma con forti accenti di contrapposizione nei confronti del dominio austriaco.

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(1) Napoleone Cozzi - Ritratto

Era dunque una fucina di irredentisti e Napoleone vi partecipava – trascorse anche diversi mesi in carcere a causa di una vicenda legata ad una bomba destinata alla statua dell’imperatore - anche se a rigor di termini, viste le sue origini “italiane” e non triestine era considerato un “patriota”. La sostanza non cambia: era per una Trieste italiana.

Presto venne in contatto con l’ambiente alpinistico triestino e entrò a far parte della Società Alpina delle Giulie – ambiente in cui convivevano correnti irredentiste e “fedeloni” austriaci (tra cui il grande Julius Kugy) – e da quel momento la montagna diventò uno straordinario mondo “di ardimenti e incantevoli ozi”, il suo prediletto.

Essendo di temperamento attivo, si mosse subito per portare aria nuova all’interno del sodalizio e con un gruppo di amici, tra cui il Alberto Zanutti, un altro friulano, e Giuseppe Marcovigh, formò la Squadra Volante. I propositi degli adepti erano quelli di andare alla ricerca di nuove cime da scalare: finì così l’era dell’esplorazione scientifica delle vette più alte.

Questi giovani prediligevano cime secondarie, come torrioni e campanili, ma anche singoli versanti – come la Nord della Cjanevate – spinti ad affrontare maggiori difficoltà. Giravano tra le Alpi Giulie e le Carniche, ma si spingevano fino in Dolomiti – in Tre Cime di Lavaredo e in Civetta: è di Cozzi la via normale alla Torre Trieste.

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(2) Napoleone Cozzi - Acquerello

Il 31 agosto 1902 la Squadra partì per risolvere tre “problemi” nelle Alpi Clautane: il Monte Toro (un errore delle mappe dell’IGM, che oggi si chiama Punta Cozzi) nel Gruppo del Cridola, il Campanile di Val Montanaia (“soffiato” pochi giorni dopo ai triestini dagli austriaci della Squadra della scarpa grossa di V. W. von Glanvell, K. G. von Saar) e la Rocca Duranno (altro bluff cartografico che però fece loro aprire due nuove vie sul Monte).

Di quella straordinaria campagna alpinistica ci rimane un intero album di acquerelli di mano di Cozzi (custodito alla SAG), pubblicato integralmente e in scala 1:1 nel 2004 in un volume a cura di Melania Lunazzi dal titolo Ardimenti e incantevoli ozi. Le Dolomiti Friulane negli acquerelli di Napoleone Cozzi.

Nel 2007 si è tenuta a Travesio la prima mostra di tutte le sue opere, dove sono stati esposti tutti i suoi taccuini di acquerelli (in tutto cinque quelli ad oggi conosciuti). La mostra ha avuto fra l'altro una importante recensione sul domenicale de Il Sole 24 Ore, mentre il catalogo ha vinto il Premio Alpi Venete 2007 e sfiorato il Premio Berti del Gambrinus Mazzotti.

 

Immagini:
1: Ritratto di Napoleone Cozzi a circa trent'anni, cortesia eredi Cozzi, Travesio.
2: Durante la scalata alla Cima Piccola di Lavaredo - Acquerello di Cozzi del 1898 (cortesia della Società Alpina delle Giulie di Trieste).

Bibliografia:
Lunazzi, Melania:
Ardimenti e incantevoli ozi - Editore Nuovi Sentieri, Belluno; 2004.

 

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