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Tricesimo - Chiesa S. Maria della Purificazione

La chiesa di Santa Maria della Purificazione è l’erede dell’antica pieve arcipretale di Tricesimo. Quando sia sorta la prima chiesa ancora non è dato sapere. Dagli scavi eseguiti sotto il pavimento della pieve dopo il terremoto del 1976, si è scoperto un altro pavimento che per l'impasto risale al VIII secolo. Il più antico documento che nomina la pieve di Tricesimo è del 1234 per una vertenza tra il pievano di Tricesimo e l'Abate, di Rosazzo, circa la giurisdizione delle chiese di Rizzolo ed Ara.

La pieve figura nell'elenco di tassazione del Patriarca Bertoldo di Merania. del 1247. Il Biasutti ipotizza che Tricesimo fosse uno dei centri missionari dell'alto Friuli risalente all'epoca longobarda. Nel 1423 papa Martino V, accogliendo le suppliche dei canonici, sottopose la pieve di Tricesimo al Capitolo di Udine. Ma nel 1456 il Vicario di Tricesimo ottenne dal papa Callisto III il titolo di Pievano, riprendendo così l'indipendenza interrotta per 33 anni.

Nei documenti la pieve viene chiamata Santa Maria senza "della Purificazione" che è un'aggiunta posteriore, mentre il titolo originario, precedente al sec. XIII, sembra fosse San Pietro. Anche nel documento ufficiale della sua consacrazione, del 6 luglio 1789, è chiamata semplicemente Santa Maria. L'Arciprete "pro-tempore" di Tricesimo gode del titolo e dei privilegi dei Prelati d'Onore di sua Santità, concesso da papa Pio XI in data 4 settembre 1929.

La chiesa attuale fu edificata 1782 e consacrata il 5 luglio 1789. Venne realizzata dall'architetto Domenico Schiavi con vari lavori e completata nel presbiterio e nella sacrestia nel 1764. Sopraelevata e preceduta da una scalinata, la facciata neoclassica ricorda quella di Sant'Antonio Abate a Udine del Massari, scandita da quattro lesene composite due a due tra le quali è stata ricavata una nicchia sormontata da un timpano aggettante.

Nel lato destro accanto al campanile è stato inserito il bel portale, un capolavoro dell'arte lombarda in Friuli, eseguito da Bernardino Gaggini da Bissone che si fermò a Tricesimo tra il 1498 e il 1505. Nelle nicchie della facciata sono state poste due statue (Annunciazione) e accanto il portale quella del Salvatore (1505) opere dello stesso artista. Sul architrave celebre scritta del 1477 che ricorda l'invasione delle cavallette e quella dei Turchi che incendiarono e devastarono la pianura friulana giungendo anche a Tricesimo.

L'interno a navata unica con tre cappelle dove si conservano dipinti di pregio quali: la pala di Palma il Giovane con la Presentazione di Gesù al Tempio; di Sebastiano Bombelli Crocifissione con Santi; due tele di Giovanni Battista Tosolini (1739-1792) Ester e Assuero e Giuditta e Oloferne, dello stesso (olio su rame) Misteri del Rosario; dell'udinese Filippo Giuseppini il Martirio di S. Filomena (sec. XIX); di Giovanni Battista Gori di Nimis S. Emidio (1927 c.).

L'altare maggiore è opera di Luigi Pischiutti (fine '700), le due statue laterali sono di Bartolomeo Ferrari (sec. XIX). La statua lignea della Madonna del Rosario con Bambino e due Angeli è di Valentino Panciera detto il Besarel; la statua di S. Luigi è di Giovanni Rampogna (1928).

Interessante il fonte battesimale, con una copertura di rame finemente traforata del 1610.

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