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Tarcento - Chiesa di San Pietro Apostolo

La chiesa di San Pietro Apostolo si trova a Tarcento, comune in provincia di Udine, ed è sede della storica Pieve Arcipretale. Scarse sono le notizie certe della formazione della pieve che si presume sia anteriore al Mille. Il primo accenno si ha verso il XII secolo. Dal 1180 risale il primo pievano di cui ci siano pervenute notizie: "Gutherus, vel Joannes de Qualso, plebano Tarcenti".

La Pieve di Tarcento abbracciava l’intera zona dei quattro antichi comuni censuari di Segnacco, Tarcento, Ciseriis e Lusevera per un totale di Kmq 78,77. La vastità e la complessità del territorio plebanale, rese necessario di avere dei sacerdoti che curassero le borgate della valle del Torre che erano in parte di lingua slava, senza alcun pregiudizio per l'unità plebanale.

Nel 1253, il 14 agosto, il patriarca Gregorio di Montelongo soppresse la prepositura di S. Stefano di Cividale. Nel documento troviamo “et mansum in Plebanatu Trecenti villa de Segnaco, et c.”. La pieve di Tarcento nell’anno 1274 fu tassata col discreto importo di 6 marche aquileiesi. Ci furono tentativi di separazione da parte di Segnacco alla fine del sec. XV, che poi ottenne l'erezione a parrocchia.

Nel 1303 la pieve fu incorporata nel decanato di Udine. Il 31 agosto 1522 il Papa Adriano VI unì la pieve al Capitolo di Udine.

Nella relazione sulla propria attività del 1740 che Antonio di Montegnacco, pievano, forniva al patriarca di Aquileia Daniele Delfino leggiamo “Questa Pieve è formata dal Castello e luogo di Tarcento, diviso in quattro decanie o borghi, e da dodici villaggi coi rispettivi territori. Le Ville sono: Segnacco, Loneriacco, Collalto, e Villafredda poste nel piano; Lusevera, Villanova, Sedilis, Coia, Sammardenchia, Ciseriis, Stella, Zomeais abitate da popolazioni slave e poste parte sui colli e parte tra i monti. Il suo giro pertanto è abbastanza vasto, confinante a levante col Rio Bianco, Nimis e Qualso; a mezzodì con Tricesimo e Cassacco; a ponente con Artegna; ai monti con Montenars, Gemona, Venzone, Resia e Plezzo austriaco”.

L'arciprete "pro-tempore" di Tarcento gode del titolo di Monsignore e delle insegne proprie dei Cappellani di Sua Santità, per concessione di Papa Pio XI, in data 21-12-1932.

La chiesa di San Pietro Apostolo risale al 1170, e fu consacrata nel 1794. Fu riadattata architettonicamente nel sec. XV e poi modificata ed ampliata nel sec. XIX. Altri importanti lavori per ingrandire il presbiterio si fecero all'inizio del Novecento. La facciata ed il portale sono del 1425. L'imponente torre campanaria fu eretta tra il 1730 e il 1741 e si deve al Tarcentino Annibale Boldi.

L'interno a tre navate ha come opera di maggior pregio lo scenografico grande altare maggiore in marmo, arricchito da statue. Fu acquistato nel 1813 dalla chiesa di S. Maria della Cella a Cividale La pala d'altare che raffigura la Consegna delle chiavi a S. Pietro è di Odorico Politi (prima metà sec. XIX).

Nel coro vari affreschi: nella lunetta Crocifissione; nei pennacchi Dottori della Chiesa; nella cupola figure simboliche opera di Francesco Barazzutti (1905). Il figlio di questi, Giuseppe, dipinse la cappella di Sant’Antonio da Padova che si trova nella cripta e dedicata ai caduti tarcentini della prima guerra mondiale. L’opera è del 1927.

Nella navata sinistra si trova un altare risalente agli anni tra il 1796 ed il 1799 e disegnato da Pier Maria Cortenovis. Realizzato dall’udinese Adeodato Pariotti, prende il nome dalla statua lignea della Madonna del Rosario di Luigi Piccini (1895). Il bassorilievo è invece dello stesso Pariotti. Nella navata, in quindici riquadri dipinti da Leopoldo Zuccolo, sono rappresentati “I Misteri”, opera di Carlo Boldi risalente al 1807.

L'altare dei Ss. Martiri è settecentesco come quello della navata destra. Contiene una interessante pala che raffigura la Purificazione di Maria di Vincenzo Orelli datata fine sec. XVIII.

Nel soffitto della navata della chiesa di San Pietro Apostolo troviamo “L'Assunzione della Vergine” del 1874 di Giuseppe Ghedina da Cortina a cui si devono anche i quattro tondi con gli Evangelisti. Nella cappella adiacente al coro, ora trasformata in sacrestia, la Confessione di S. Luigi Gonzaga e S. Carlo Borromeo, del 1926 e 1927, ottimi quadri in stile preraffaelita del pittore di Nimis Titta Gori.

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