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Spilimbergo - Chiesa dei Ss. Pantaleone e Giuseppe

La chiesa dei Santi Pantaleone e Giuseppe, detta anche dei Frati, si trova in Via Giuseppe Mazzini a Spilimbergo, comune in provincia di Pordenone.

Venne iniziata tra il 1324 e il 1326, accanto all'ospedale costruito l'anno prima dalla Confraternita di San Giovanni dei Battuti. Fu consacrata il 27 agosto 1327. Nel 1340 fu affidata ai frati Eremitani di S. Agostino e la Confraternita edificò poco distante, sulla stessa Via Mazzini, la chiesa di S. Giovanni Battista.

La chiesa dei Santi Pantaleone e Giuseppe venne restaurata, modificandone l’assetto architettonico e riconsacrata nel gennaio del 1541, quando agli Agostiniani subentrarono i Francescani. Una lapide ricorda l’evento celebrato dal Vescovo Sebastiano De Rubeis. Ma già nel 1568 subentrarono le monache Agostiniane, che vi rimasero fino alla soppressione del 1810.

L'abside destro fu ampliato, verso la metà del Settecento, al fine di creare un ambiente denominato “coro grande". Vi fu costruita la cappella della Madonna che come risulta dalla iscrizione ancora esistente sulla parete di fondo, è opera del 1760. Essa contiene un bell'altare in marmo con al centro la Madonna e a lato due Santi.

Con la soppressione del convento, nel 1810, la chiesa dei Santi Pantaleone e Giuseppe  divenne prima "sussidiaria" della parrocchiale e subito dopo, nel 1811 "sacramentale perpetua" e cioè parrocchia autonoma con vari "custodi" fino al 1835. In quell’anno fecero ritorno i frati Francescani Riformati, che provvedono a dei restauri.

Nel 1839, infatti, ci furono nuovi interventi architettonici, come la realizzazione di un controsoffitto con opere di Ginacarlo Bevilacqua, rimosso poi nel 1927. Furono eretti anche due altari laterali e ampliato il presbiterio, che successivamente ospiterà il coro.

In seguito al nuovo abbandono del convento da parte dei frati Francescani, nel 1867 la chiesa dei Santi Pantaleone e Giuseppe  cessa di essere sede parrocchiale e torna succursale. Nel 1916, in seguito alle necessità belliche, viene requisita e adibita a magazzino. Fortemente provata dagli eventi della guerra, nel 1920 si trova in condizioni disastrose.

Sarà nel 1923 che si cominceranno i primi restauri a cura della parrocchia e riconsacrata. Come detto, nel '27 si deve demolire il controsoffitto affrescato, perché pericolante, rimettendo in luce le originali capriate lignee della copertura. Nel 1930 fu dichiarata monumento nazionale.

Fu negli anni 1959-62 che si procedette ad un restauro radicale che riportò alla luce le antiche forme gotiche, con gli archi ogivali e gli affreschi del sec. XV. Vennero ricostruite le volte a crociera degli absidi laterali

La facciata della chiesa dei Santi Pantaleone e Giuseppe  è a capanna con un rosone centrale e un portale, forse del 1523 o forse del restauro del 1541, con arco a tutto sesto ornato con varie decorazioni. Sulla sommità, nella lunetta, si trova la statua in marmo di Sant'Agostino, del 1730. Il portale di destra, più semplice, è invece del 1719. Il campanile viene datato sempre verso il XVI secolo. E allo stesso periodo apparterrebbe il convento adiacente.

La chiesa dei Santi Pantaleone e Giuseppe conserva all'interno vari dipinti: del frate vicentino Vincenzo Grandonio è un Cristo Crocifisso, opera del 1742; di Gaspare Nervesa ha dipinto nelle absidi Cristo in Croce tra la Madonna e i Ss. Giovanni e Rocco e la Discesa dello Spirito Santo, databili agli inizi del sec. XVII. Gli altari di San Giuseppe a sinistra e quello di Sant’Antonio a destra sono del XVII secolo. La cappella Marsoni conservava un dipinto raffigurante San Luigi, del pittore udinese Domenico Molinari, ora in canonica. Arredi e armadi settecenteschi, forse opera dell’artigiano Giovanni Pettovello e della stessa linea di alcuni pezzi conservati in Duomo.

Notevole il coro, intagliato e intarsiato da Vincenzo Marco Cozzi (1475-77), già appartenete al duomo e qui trasferito nel 1959. È diviso in ventiquattro stalli, con figure in altorilievo, vedute architettoniche in tarsia lignea e festosa decorazione. Da studiosi come il Bergamini viene giudicato il più bel coro ligneo esistente in Friuli.

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