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Udine - Chiesa di San Pietro Martire

La chiesa di San Pietro Martire si trova sull’angolo di via Erasmo Valvason con via Paolo Sarpi.

Verso la fine del Duecento, i frati Dominicani si stabilirono con un convento, a ridosso della seconda cerchia delle mura e nel 1285 costruirono la chiesa.

Quando nel 1805, con l’avvento di Napoleone il convento venne soppresso, i frati si rifugiarono a Treviso. Rimasto abbandonato e mezzo distrutto da un incendio, venne acquistato dalla famiglia Pecile, che costruì un palazzo lungo l’attuale Largo dei Pecile e il resto lo trasformò in un magnifico giardino all’inglese progettato da Andrea Scala, con un laghetto alimentato dalla roggia. A ricordo c’è, in Via Paolo Sarpi, un’enoteca “Al Giardinetto” nei locali che fino a qualche anno fa, appartenevano all’antica Trattoria “Al Giardino”.

La chiesa attuale è quella che fu consacrata nel 1438. Nel 1642-1643 fu rifatto il tetto, nel 1685 fu costruito il coro e tra il 1723-1735 venne rifatto il soffitto. In origine, la chiesa era molto più lunga, ma per l’apertura di Via Erasmo Valvason fu privata dell’atrio. La facciata che oggi si vede è stata progettata da Giovanni Del Puppo, ai primi del ‘900, in uno stile neo-quattrocentesco. Un altro restauro fu fatto nel 1985-87.

Un tempo, all’interno di San Pietro Martire si trovavano un numero elevatissimo di sepolture di nobili ed artisti che col rifacimento del pavimento alla fine del ‘700 vennero interrate, mentre altre furono sistemate in modo più regolare. Il campanile che in origine doveva terminare a cuspide fu colpito da un fulmine nel 1506 e nel 1602; fu colpito da proiettili austriaci nel 1848, quindi restaurato nel 1892.

Entrando in chiesa, l’interno si presenta con la nuova sistemazione fatta alla fine del ‘700: pregevoli il coro sopra l’ingresso ed i confessionali. Partendo dalla sinistra si trova:

Primo altare: La morte di S. Pietro Martire di Giacomo Bersagna. Dietro l’altare, Madonna in trono scoperto nel 1894 e dipinto su un affresco preesistente.

Secondo altare: dedicato alla B. V. del Rosario, in una nicchia con intagli dei fratelli Bonanni (fine ‘800), statua del Seicento Madonna del Rosario; i putti sono opere di Giuseppe Torretti. Alla parete, in una conchiglia di gusto barocco, busto di Nicolò Sbruglio (1610-1647), comandante militare.

Terzo altare: dedicato a S. Antonio di Padova, statua del Santo di Giuseppe Torretti, sul frontone statue della Speranza e della Carità, questo altare era nella cappella di S. Barbara di palazzo Torriani, in Piazza XX settembre, fatto demolire per ordine del Senato Veneto. I Manin lo fecero qui trasportare e diedero l’incarico a Giuseppe Torretti di scolpire la statua.

Alla parete, monumento a Francesco Mantica (1534-1614) giurista e cardinale, copia di quello che si trova a Roma nella chiesa di S. Maria del Popolo.

Cappella a sinistra dell’altar maggiore, dedicata a S. Rita, con pala del XX secolo, raffigurante S. Rita davanti al Crocifisso.

L’altare maggiore presenta un tabernacolo del 1781 di Antonio Viviani (da Murano, Venezia 1415-1476/84). Ha due statue ai lati di Giovanni Comino: S. Tommaso e S. Pietro Martire.

Il soffitto del presbiterio fu decorato nel 1889 da Ferdinando Simoni con simboli e figure del Padre Eterno, di Cristo, della Madonna e di S. Giuseppe.

Nella parete destra, si trova una tela cinquecentesca rappresentante una “Madonna col Bambino, S. Sebastiano, S. Domenico, S. Rocco e S. Pietro Martire”, attribuita a Luca Monteverde e databile tra il 1520 e il 1525.

Nella parete sinistra tavola di Madonna col Bambino, S. Anna. S. Giuseppe, S. Onofrio attribuita a Giovanni Martini. Le porte che immettono nel coro sono di Giovanni Comino. Nel coro c’è la pala di Pomponio Amalteo raffigurante l’Uccisione di S. Pietro Martire, del 1578.

Questa pala venne donata dall’autore al convento dei Domenicani di S. Vito al Tagliamento. Esso venne soppresso e fu qui trasferita nel 1770. I cinque finestroni del coro erano istoriati e sono stati più volte ridipinti.

La Cappella a destra dell’altare maggiore, dedicata a S. Spina, per una reliquia portata da Friensach nel 1490, si conserva una tela con un Crocifisso di Sante Veranda. Ad Enrico Meyring del 1708 si devono i tre angeli con i due crani.

Ritornando verso l’ingresso: Terzo altare, risalente al 1685, con pala del XX secolo, raffigurante l’apostolo Giuda Taddeo. Il secondo altare, dedicato al Santo Nome di Gesù, statua in legno che un tempo era rivestita di panni rappresenta il Salvatore, fu rielaborata da Bonanni con testa di Iuri (1885).

Il Primo altare è dedicato a S. Domenico, risalente ai primi anni del Settecento, ospita una pala che è copia dell’immagine miracolosa che si venera a Soriano (Calabria) essa era rettangolare, ma all’inizio del Settecento le fu aggiunta una contropala.

Vi compaiono: il Padre Eterno, S. Caterina da Siena, S. Rosa da Lima, S. Vincenzo Ferreri, S. Giacinto, S. Antonino e S. Luigi Bertrand e, in alto, tre figure tra cui S. Caterina e S. Maria Maddalena.

Andrea Urbani e Nicoletto Baldassini nel 1745 dipinsero il soffitto dell’altar maggiore. Verso l’uscita vediamo il Trionfo di S. Domenico; al centro, secondo alcuni l’Istituzione del Rosario, secondo altri S. Domenico adora la Beata Vergine in gloria. Fino al 1840 c’era qui la Predica di S. Vincenzo Ferreri, ma dopo il crollo di parte dell’intonaco, fu sostituita.

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