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Pozzuolo - Tempio per i Caduti e Dispersi in Russia

Il Tempio Nazionale per i Caduti e Dispersi in Russia sorge a Cargnacco, frazione del Comune di Pozzuolo del Friuli in provincia di Udine. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in Russia, il dicembre 1942 e il gennaio 1943, furono i mesi della tempestosa tragedia che investì in una disperata battaglia finale il nostro esercito combattente su quel fronte: in un inverno glaciale e con mezzi insufficienti dovette intraprendere una lunga ritirata, sapendo anche dare, pur nella sofferenza di queste condizioni estreme, altissime prove di sacrificio, di valore e di umanità.

Nell’inverno 1942-43, dei 150.000 soldati italiani in ritirata sul fronte russo: 10.000 caddero in combattimento per aprirsi un varco; 40.000 riuscirono ad uscire dall'accerchiamento ed a rientrare in Italia; 100.000 furono i dispersi.

Finita la guerra, don Carlo Caneva, cappellano in Russia volle creare un monumento che ricordasse quella tragedia collettiva fatta di tante storie umane. Ecco perché nacque l'idea del Tempio Nazionale di Cargnacco per i Caduti e Dispersi in Russia.

Il Tempio è opera di Giacomo della Mea (1955) e si erge su una vasta piazza attorniata da dodici cippi in pietra che recano scolpiti i nomi dei reparti dell’ARMIR e con al centro il monumento ai Caduti. Il Tempio è alto 25 metri, lungo 51 e largo 22. La facciata con mattoni faccia a vista presenta tre grandi ingressi sui quali sono posti due ordini di archi romani. Nei tre archi sottostanti sono incisi dei gladi romani.

Nelle sei loculi posti sopra gli archi ci sono delle campane. e sopra è presente una croce luminosa. Due alte torri incorniciano la facciata. L’edificio è a pianta basilicale illuminata da nove finestre e due rosoni.

Nell'interno i bei mosaici, eseguiti dalla Scuola Mosaicisti di Spilimbergo su cartoni di Fred Pittino, raffigurano la prigionia e l'attesa. L'altare maggiore, progettato da Giacomo Della Mea, ha quattro pannelli in bronzo di Max Piccini autore anche della Via Crucis (1958).

Le grandi ceramiche su disegno di Michele Galiussi sono state realizzate da vari artisti: “Isbuscenski” opera di Giancarlo Piani; “la Julia sul Don” di Andrea Paron; “Nikolajevka” e “il bagno a Orankj” di Ettore Pezzetta. Un’apertura nell’abside da luce alla Cripta al centro della quale è collocata l'arca del "Soldato ignoto dell' ARMIR", attorniata dagli stemmi delle divisioni che componevano l’armata. Sempre nella Cripta sono ospitati i 24 volumi che contengono i 100.000 nomi dei dispersi in Russia.

Interessanti, nella parte frontale, sono le tre vetrate istoriate con fatti di quel periodo. Anche in questo caso sono opera di vari autori: di Ricardi di Netro “la Madonna”; di Arrigo Poz “la distribuzione del pane nei lager”; di Suzdal “la Messa nel campo di Prigionia”.

Interessanti gli altari di Sant'Antonio e della Madonna del Disperso e i bassorilievi in bronzo di M. Facchin. Michele Galliussi ha dipinto sopra le vetrate nel 1989 un affresco che ricorda don Giovanni Mazzoni.

Nel 1992 il Commissariato Generale per le onoranze ai Caduti ha disposto la costruzione di una seconda cripta, collegata alla prima da corridoi, nella quale troveranno riposo i Caduti esumati dai cimiteri militari in Russia e per i quali le famiglie non abbiano chiesto la restituzione. Accanto a loro, al centro, è posta la tomba di Don Carlo Caneva, il Cappellano degli Alpini dell' ARMIR".

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