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Manzano - Abbazia di Rosazzo

Questa antica abbazia si trova a Rosazzo, località del comune di Manzano, in provincia di Udine. Posta su una lieve e amena collina tra il fiume Natisone e il torrente Corno, a m 172, domina la pianura. Si raggiunge tramite una suggestiva strada, con numerose indicazioni.

Il nome del luogo deriva da un aggettivo formato sul latino rosa attraverso un suffisso in - aciu, perché nel luogo crescevano numerose rose selvatiche, tanto che nel 1161 fu chiamata "Monasterum Rosarum" ovvero "Monastero delle rose".

L'abbazia è formata da vari edifici con al centro la Chiesa di San Pietro, restaurata recentemente, già esistente nel XI secolo e riadattata nel XIV secolo. Fu gravemente danneggiata nel 1509 e fu restaurata nel 1533. In quell'occasione si affidò a Francesco Torbido (1535) il compito di affrescarla. Realizzò nell'arco trionfale una Madonna con Bambino e Santi; nelle vele i simboli degli Evangelisti; nelle pareti la Trasfigurazione, la Vocazione di San Pietro, la Pesca miracolosa.

Nell'ex refettorio, Battista dell'Angelo detto il Moro, cognato del Torbido, nel 1535 dipinse una Crocifissione, anch'essa recentemente restaurata. L'altare maggiore è del 1756, opera dei Fratelli Matiussi di Udine.

 

Storia dell'Abbazia

Rosazzo è da sempre un luogo di ritiro spirituale. Infatti, una consolidata leggenda vorrebbe che il primo nucleo dell’odierna abbazia fosse costituito dalla scelta di questo luogo come eremo da parte di un tal Alemanno, nel IX secolo. Egli vi costruì un piccolo oratorio e una cella.

Qui cominciarono a giungere fedeli ed eremiti per ritirarsi, facendo crescere le celle, divenendo così di fatto un monastero. All'epoca del patriarca Sigeardo (1068-1077) venne fondata la chiesa dedicata a San Pietro (1070). Il successore di Sigeardo, Enrico, la creò prepositura degli Agostiniani e l’assegnò loro con i beni circostanti.

Rosazzo fu Monastero ma anche fortezza, perché difendeva dall'alto delle ultime colline la via che saliva da Aquileia e, sembra, che sia stato eretto a difesa del castello di Cormòns, sfuggito troppo presto al diretto potere del patriarca. La sua elevazione ad abbazia avvenne nel 1090, sotto la protezione della potente famiglia degli Eppenstein.

In seguito fu sostituita con la regola dei Benedettini (1091 c.) e i primi monaci furono inviati dalla badia di Millstatt (Carinzia). Per questo, anche successivamente, si ebbero notevoli contatti con le due abbazie. Nelle lotte per le investiture gli abati di Rosazzo si mantennero fedeli al papa.

Siccome vi trovavano asilo e cura pellegrini e malati (tra cui i lebbrosi) frequenti furono le donazioni e i lasciti a suo favore, non solo dal Friuli. Nella sua chiesa furono tumulati vari Conti di Gorizia. Nel 1132 papa Innocenzo II concesse al patriarca Pellegrino la giurisdizione su 16 vescovadi e 7 badie, fra le quali quella di Rosazzo.

Nel Duecento le furono assegnati possessi comunali posti a Cividale e nelle vicinanze. Il 29 agosto 1361 Rodolfo e Federico, Duchi d'Austria giunsero a Gorizia con 400 cavalieri, poi si portarono davanti a Manzano che ebbero in potere con un trattato l’8 settembre. Allo stesso modo presero Buttrio. L'Abate Raimondo di Rosazzo, nonostante il patriarca Ludovico I della Torre, tenuto prigioniero dal duca Rodolfo d'Austria, avesse calorosamente raccomandato di resistere ai nemici, poiché Rosazzo era molto fortificata e non gli sarebbero mancati gli aiuti, si arrese anche lui ai Duchi.

Liberato il patriarca Lodovico I, per intercessione del Re d'Ungheria, questi giunto a Udine il 2 giugno 1362 fece imprigionare, nel castello di Soffumbergo, l'infedele Abate Raimondo, che tanto era stato beneficato dal patriarca, lo sottopose alla tortura e gli fu aperto un processo. Bisogna sapere inoltre che l'Abate Raimondo tramava con il vescovo di Gurk affinché questi prendesse il posto di Ludovico I facendolo decadere così, di conseguenza, Rodolfo d'Austria sarebbe diventato padrone del Friuli senza colpo ferire.

Affinché l'abbazia fosse più difendibile, nel 1373 Cividale fornì a Rosazzo 4 bombarde e 40 balestre. Anche nel 1385 si provvide a munire ulteriormente Rosazzo e vi furono inviati soldati padovani, assoldati dai signori di Carrara. Siccome però le lotte tra i feudatari diventavano sempre più aspre, nel 1400 fu conclusa tra Cividale e l'Abate una convenzione di mutua difesa, in forza alla quale si accordarono sull'elezione del capitano che in caso di necessità, avrebbe assunto il comando del castello.

Vi dovevano stare almeno 9 soldati che potevano essere aumentati. Cividale in ogni caso doveva preoccuparsi dell'integrità di Rosazzo. In caso di morte dell'Abate il capitano era tenuto a consegnare alla città rocca e Monastero. Per maggior garanzia nel 1413 Adamo Formentini giurò nel Consiglio di Cividale di conservare fedelmente la badia.

Dopo alcuni anni il Friuli passò alla Serenissima e nel 1423 papa Martino V assegnò Rosazzo, quale commenda, al nipote Pietro Emilio Colonna, venendo così abbandonata dai Benedettini. Divenne poi commenda del Patriarcato di Aquileia ed assegnata ad una serie di commendatari, i cui stemmi sono dipinti nel chiostro, fino alla soppressione del Patriarcato.

 Nel 1426, per le minacce dello spodestato patriarca Lodovico di Teck, Cividale propose di abbattere l'abbazia ma Venezia fu contraria. Ludovico di Teck, l’ultimo Patriarca Principe, non aveva rinunciato a riconquistare nuovamente, con mezzi violenti, il Friuli ed entrò dalla parte di Gorizia, verso la fine di ottobre, con 5000 Ungari.

Il 30 ottobre 1431 non essendo riusciti gli invasori ad ottenne la resa della ben munita Rosazzo, la presero con la forza, rubando ogni cosa ed incendiandola. Tagliarono la mano destra a tutti coloro che si trovavano al suo interno. Il 5 novembre le truppe veneziane comandate da Taddeo d'Este diedero addosso agli Ungari, recuperando il bottino che questi avevano fatto e, per ritorsione al loro comportamento, tagliando a pezzi quelli che cadevano nelle loro mani.

Ad altri che presero, per vendetta e monito, troncarono ambedue le mani e strapparono gli occhi. Il patriarca Lodovico di Teck vista l'impossibilità di riprendere il Friuli se ne ritornò oltralpe e l'Abbazia fu riparata e riadattata. Nel 1509 le truppe imperiali guidate dal duca di Brunswich, invasero tutto il settore cividalese arrivando sin sotto la città, che eroicamente resistette.

Non riuscendo conquistare la città ducale il Brunswich si vendicò dando alle fiamme i villaggi che incontrava: Medeuzza, Giassico, Visinale, Camino, Caminetto di Buttrio, Manzano, Sdricca, Case, Oleis. Il 25 luglio Rosazzo cadde in possesso dei nemici per tradimento, ma dopo tre gironi se ne resero di nuovo padroni i Veneti. Il 30 luglio il duca riprese l'abbazia bruciandola crudelmente. Poco tempo dopo, non riuscendo nei suoi intenti, si ritirò. L'abbazia fu ripristinata in breve tempo.

Nel 1522 fu affidata ai dominicani che vi rimasero fino al 1763, anno in cui l'arcivescovo di Udine, subentrato alla carica patriarcale, ottenne il titolo di marchese di Rosazzo. Il vescovo Emanuele Lodi (1819-1845) nel procedere al restauro dell'edificio abbatté la muraglia di cinta, mantenendo però, parte delle mura. Nonostante le altre numerose migliorie, essa tutt’oggi mantiene l'aspetto di castello feudale. Recentemente è stata restaurata e riportata all'antico splendore.

Rosazzo è meta di molti turisti. Dai suoi poggioli si gode un splendido panorama su ameni vigneti che la circondano, i quali producono uve pregiatissime, forse le migliori del Friuli.

Abbazia di Rosazzo
Piazza Abbazia, 5
33044 Manzano - Loc. Rosazzo (UD)
Tel +39 0432.75.90.91
Fax +39 0432.75.36.43

www:
www.abbaziadirosazzo.it

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