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Fagagna - Castello di Villalta

A Villalta, frazione del Comune di Fagagna, il castello domina il paese omonimo, adagiato su un colle  di 176 m. Considerato come il più importante castello medievale del Friuli, rappresenta un rilevante esempio dell’architettura difensiva della sua epoca.

Anche se precedentemente esistevano in zona fortificazioni romane, il castello ebbe probabilmente origine nel X-XI secolo. Nel 1158 incontriamo un "Pernhardus de Filaht", mentre in un documento del 1169 si trova un certo Hericus da Villalt, ramo della famiglia di Caporiacco, come testimonio a Villaco dell'atto di conferma, da parte del Patriarca Ulrico II, della donazione di una “corte” in Aquileia al Capitolo di Gurk, compiuto dal suo predecessore Pellegrino I. Tanto questo Enrico, quanto i suoi discendenti, ebbero una cospicua posizione nella nobiltà friulana e parecchi mezzi economici. 

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Nel 1216 con Vecellone da Camino, i Villalta respinsero l'assalto dei Trevigiani. Il Patriarca Pietro II Gera confermò nel 1300 ai Villalta la signoria sul maniero, ma lo stesso anno, li fece assalire dal conte di Ortemburg, che però fu respinto per fiera resistenza dei castellani. Nel 1310 se ne impadronì il conte di Gorizia, ed Odorico da Villalta, con molto rischio, riuscì a calarsi dalle mura travestito da frate per rifugiarsi presso i signori di Camino

Quasi tutti i difensori del Castello furono uccisi per vendicare la morte di una cinquantina di assalitori. Il castello venne atterrato e le vettovaglie furono trasportate a Udine. I Villalta però, in breve, ottennero di ricostruirlo e lo riedificarono. Nel 1315 resistettero nuovamente al conte di Gorizia. In seguito, per essersi alleati con altri feudatari nell'assassinio del Patriarca Bertrando di S. Genesio, il maniero venne distrutto nel 1353.  

Fu ripristinato, ancora più sfarzoso, ma poi fu preso dagli Udinesi e dai Veneziani nel 1385, i quali misero sei giorni per raderlo ancora una volta al suolo. Nonostante questo nel 1388 il Patriarca permise che lo si ricostruisse, cosa che si fece con ancora maggior bellezza. Tali vicende avevano portato finanziariamente allo stremo i Villalta i quali per un prestito avuto da Carlo della Torre di Udine, prima dovettero cederne una parte alla nuova famiglia e poi a questa passò l'intero complesso. 

 

 

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I Torriani acquistarono altri beni dai Villalta e da vari feudatari. Nel 1419 il castello fu preso da Venezia e da allora le investiture furono concesse ai della Torre. Questa celebre famiglia che aveva già avuto la signoria di Milano, si assicurò notevoli fondi nel Friuli e quindi anche una posizione preminente. Tenne posto cospicuo nel Parlamento Friulano e portò il cognome di conti della Torre Valsassina. 

Durante il famoso “Giovedì Grasso” del 27 febbraio 1511, il castello fu assalito e le donne dei Torriani dimoranti a Villalta fuggirono rifugiandosi nel Castello di Colloredo di Monte Albano. La famiglia quasi subito ritornò nel maniero vivendo anni splendidi. Fu ristrutturato ulteriormente nel Seicento. Nel secolo successivo, per i delitti di un membro della famiglia della Torre: il famigerato conte Lucio, il Consiglio dei Dieci di Venezia, il 16 luglio 1717, decretò la distruzione del bel palazzo che questi aveva a Udine, e di sequestrare tutti gli altri beni, tra cui il castello, che rappresentava uno dei suoi rifugi preferiti. 

Lucio fu poi decapitato il 3 luglio 1723 a Gradisca d'Isonzo. I beni rimasero per decenni sequestrati sino che, con l'arrivo di Napoleone, i Torriani poterono riaverli dal generale Bernadotte (5 e 15 luglio 1797). Il castello cominciò però ad andare in rovina, parte delle mura e dei soffitti caddero e quindi i conti della Torre Valsassina se ne disfecero.

Durante la prima guerra mondiale, il Castello di Villalta fu sede di un comando austro-ungarico dopo la rotta di Caporetto. Nella prima meta del '900 venne riattivato e dopo il terremoto del 1976 venne definitivamente ristrutturato.

Oggi si presenta molto ben conservato, con una doppia cinta di mura merlate di foggia ghibellina, un quadrato torrione d'ingresso e due torri circolari ai lati, che racchiudono vari edifici fra cui quello di abitanza del XVI secolo con addossato un torrione.

Si può ammirare ancora il ponte levatoio. Il piano nobile, risistemato nel Seicento, è formato da una serie di saloni affrescati disposti in sequenza, tra i quali si incontra il Salone dei patriarchi, le sale imperiali, la Sala del Tasso e la Sala degli alberi genealogici. Nel piano terra una cucina arredata in rustico friulano, dalla quale pare Ippolito Nievo trasse ispirazione per scrivere la descrizione della cucina del castello di Fratta.

In una delle torri circolari vi è la cinquecentesca cappella di San Michele, in cui si conserva la bella pala della Madonna della Corona.

Dichiarato monumento nazionale nel 1974, il castello di Villalta è attualmente di proprietà della famiglia di Caporiacco.

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