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Udine - Borgo Pracchiuso

Pracchiuso era in antichità una delle ville che attorniavano Udine. Il suo nome è di etimologia incerta. Sembrerebbe derivare da “pratum clausum”, a causa di una cascina del Patriarca che sorgeva nei pressi e alla quale forse era annessa un’area demaniale destinata a pascolo e non accessibile dagli altri abitanti. Potrebbe però derivare anche da “pratum Curie”, ad indicare comunque un luogo di proprietà demaniale, probabilmente assai esteso, tenendo conto di altri toponimi come “prati del Patriarca” esistente ancora oggi nella zona di via del Bon e Pradamano derivante da “pratum demanii”.

Pracchiuso era detto anche Borg di S. Gervâs, per la chiesa intitolata ai santi Gervasio e Protasio, che sorgeva ove oggi sorge il convento della Madonna delle Grazie. Da un rogito del notaio Francesco di Nasuto del 24 ottobre 1292 si rileva: “duos passus terre sitos in villa Utini loco qui dicitur Pratclus quorum hii sunt confines, ab una parte est casina D.ni Patriarche.”.

Nel 1040 si ricorda l’esistenza di l'antico ospizio dei Santi Gervasio e Protasio, retto dai frati di benedettini di Monte Cassino e agli inizi del ‘200 S. Antonio da Padova predicò agli abitanti di Pracchiuso da sopra un albero.

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La villa di Pracchiuso fu incorporata nella città con la costruzione della quinta cerchia di mura, resasi necessaria dalle bellicose intenzioni di Ludovico il Bavaro, e realizzata dal 1328 al 1440.

Vennero aperte le porte di Cividale e di Cassina. La prima divenne porta Pracchiuso. La seconda venne chiusa nel 1412 perché ritenuta poco sicura. Da quest’ultima porta la roggia entrava in città e tramite essa si faceva anche giungere il legname, che veniva fatto fluitare sulle sue acque fino ad una grata posta in via S. Agostino.

Nel 1355 la famiglia Valentinis, che possedeva un vasto appezzamento di terreno tra le attuali vie Agricola, S. Agostino ed il parco della Rimembranza, erigeva a proprie spese un oratorio intitolato a S. Valentino, ovvero quella che oggi è la chiesetta di Sant'Antonio.

Probabilmente il motivo che spinse ad intitolarlo a San Valentino deriva dal fatto che il santo era invocato contro la peste e la grande epidemia del 1348 aveva lasciato il suo segno. 

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Borgo Pracchiuso nella Pianta del Lavagnolo (1842-50)

In seguito, Elena Valentinis, con le proprie sostanze, fondò nel borgo un convento per le Agostiniane o Mantellate. Nel 1479, a causa della decadenza e conseguente soppressione dell’ordine, i celestini lasciano la chiesa di S. Gervasio ai Servi di Maria, chiamati dal Luogotenente Giovanni Emo, che la intitolarono alla Vergine Maria. I Serviti cominciarono il loro ufficio e contemporaneamente la costruzione del monastero e la ristrutturazione della chiesa. Il 14 febbraio 1513 fu fondata la Confraternita di San Valentino.

Questa confraternita si diede subito da fare costruendo la nuova chiesa e ottenendo che divenisse parrocchia.

Proprio dagli archivi parrocchiali, redatti dal parroco Luca Zillio, abbiamo notizia dell’epidemia di peste che il 27 settembre 1598 colpì il borgo. Fu deliberato dal Luogotenente di tenere in quarantena l’intera zona, proibendo a tutti gli abitanti, pena la vita, l’uscir di casa.

Il 25 novembre del medesimo anno si dichiarò cessata la quarantena e il borgo fu riaperto alla circolazione. Viene annotato che morirono 55 persone nel borgo e 23 nel lazzaretto. Nel 1664 fu eretta la chiesa di Sant'Agostino nella via omonima, ove oggi c’è il civico n. 2.

Nel 1672, a metà di via Pracchiuso, fu fondato un monastero di monache terziarie dei Servi di Maria, dette della Beata Vergine dei Sette Dolori. Il monastero fu nel 1689, grazie alla donazione di un fondo, unificato con la chiesa di S. Valentino.

La Confraternita di San Valentino chiese al comune di Udine l’istituzione di una fiera o sagra per celebrare il suo Santo, cosa che ottenne il 20 febbraio 1688, e che si svolse per la prima volta nei giorni 14-15-16 febbraio del 1689.

Durante l’occupazione francese, con la soppressione degli ordini religiosi, i serviti abbandonarono le Grazie; il convento delle Agostiniane venne requisito e fu adibito a caserma, l’attuale Di Prampero, sede della Julia. Anche il convento della Vergine dei Sette dolori venne destinato ad usi militari. Nella I guerra mondiale divenne un ospedale militare.

Nel 1820 circa, l’oratorio di S. Valentino cessò di essere adibito al culto e divenne un’osteria che fu chiamata “al Boia”, in quanto in via Tomadini vi era la cosiddetta “braide dal Boe”.

Nel 1899 fu demolita porta Pracchiuso o quel che ne restava: la torre infatti era stata demolita nel 1846 perché pericolante. Questa porta vide l’arrivo di eserciti invasori e di quelli di liberazione, ma anche testimonianza di varie attività del Borgo e della città, compreso il passaggio dei pellegrini che venivano alla Madonna delle Grazie o quelli che andavano a “Madone di Mont” (Santuario di Castelmonte).

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Processione in Borgo Pracchiuso con la reliquia di S. Valentino la IV domenica di maggio 1901

Sempre nel ‘99 l'oratorio, adibito oramai ai più svariati usi, venne ceduto al parroco delle Grazie. Fu ristrutturato e il 29 dicembre 1901 venne riconsacrato, al S.S. Redentore (nel 1957 venne ridedicato a S. Antonio da Padova), con una celebrazione officiata dall’Arcivescovo Pietro Zamburlini.

Nella prima guerra mondiale fu requisito dal nostro comando per farvi un deposito di materiali. All’arrivo degli Austriaci i materiali furono tenuti nascosti dal parroco per dieci mesi, fino a quando l’istallazione di un posto di gendarmeria nei pressi portò a scoprirne il contenuto.

Le porte furono divelte e i gendarmi asportarono tutto il contenuto che ammontava ad un valore di circa 100.000 lire d'allora. Le campane vennero fatte precipitare dalla sommità del tetto. L’energico intervento del parroco, con regolamento del comando austriaco alla mano, fece si che i soldati fossero costretti a riparare al danno. All’arrivo degli italiani nel novembre 1918 ci furono degli scontri a fuoco in piazzale Oberdan che segnarono anche la costruzione sacra.

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1918 - Gli Austriaci lasciano Udine da Porta Pracchiuso e imboccano Via Cividale.

Nel 1935, grazie alla generosità dei f.lli Venerio e di Marco Volpe, sorse l’istituto geriatrico che ancora oggi ha sede nella via pur con ingresso in via S. Agostino. Nel 1999, nell’edificio che ospitava l’Ospedale Militare trovò sede anche il Distretto Militare di Udine e il Dipartimento di Medicina Legale dell'Università..

Borgo Pracchiuso diede i natali a diversi uomini e donne illustri. Ricordiamo tra i più eminenti Bonaldo Stringher, fondatore della Banca d’Italia e Tina Modotti, fotografa di fama mondiale.

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