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Udine - Borgo Villalta

Il toponimo Villalta è molto antico e da il nome al Borgo perché questa era la strada che conduceva al castello di Villalta, appartenente ai della Torre, una delle famiglie più potenti della patria del Friuli. Il borgo fu anche chiamato San Denêl. Di Borgo Villalta facevano parte anche le attuali vie Superiore e Gen. Baldissera.

Un documento del 1298 riporta: “Item dedi pro mundando Portam Burgi quo itur Villaltam”. Sin dal 1335 si apriva qui una Porta nella costruenda quinta cerchia delle mura della città. Da documenti del 1354 abbiamo notizie che la custodia fosse affidata a dei cittadini, in quel caso: il conciapelli Bianco e il laborator Francesco.

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Porta Villalta negli anni Quaranta

All’indomani delle scorrerie turche su Porta Gemona nel 1477, tutto il sistema difensivo della città venne rinforzato, affidando la sovrintendente per questi lavori a Giovanni Emo. Una lapide apposta alla torre ricorda i lavori.

La torre, alta 18 metri, munita di piccole finestre era presidiata da un certo numero di soldati che avevano al piano terreno il corpo di guardia e ai piani superiori l'abitazione del comandante. Nessun fatto glorioso si deve a questa Porta dove i custodi si susseguirono alla sorveglianza della torre, talvolta addirittura succedendo di padre in figlio. Nell'ottocento Porta Villalta venne inclusa nella cinta daziaria ed allora cominciarono a vigilare i gabellieri. La Porta aveva davanti un ponte di pietra che fu distrutto in una rovinosa piena del Torre nel 1724.

Nel 1891 furono demolite le restanti mura, poste ai lati, a cui era collegata. Da questi spazi sorsero poi i fabbricati della fabbrica di Birra Dormisch. Nel primo dopoguerra l’arch. Ettore Gilberti costruì adiacente alla fabbrica Casa Dormisch, che ancora oggi si può ammirare. Negli anni Trenta del Novecento qualche “coscritto” volle lasciare la sua firma: “1918 Nati al rombo del cannone”.

La torre, dopo la seconda guerra mondiale era in cattivo stato e si pensò ad abbatterla per "ragioni di igiene" ma per giorni e giorni sulla stampa locale infuriarono le polemiche tra i favorevoli alla demolizione e quelli che vedevano nell'antica Porta Villalta un monumento da salvare a tutti i costi. Tra questi ultimi, un ignoto cittadino sintetizzò in pochi ma significativi versi la sua opinione:

 

“Quando dei Turchi si temea l'attacco

a te volgean le donne la preghiera.

Or che sei vecchia, un cittadin bislacco

ti da l'ultimo calcio... e buona sera!”

 

Alla fine il Consiglio Comunale decise che Porta Villalta dovesse essere salvata dalla demolizione e così, per fortuna, è rimasta intatta fino ai nostri giorni con lo stemma della città affiancato dalle armi delle famiglie Savorgnano e del Torso, opere di un ignoto scalpellino udinese.

Il tessuto architettonico di Borgo Villalta era costituito da piccole case popolari e da botteghe artigiane.

Una strada laterale è intitolata a Pietro Zorutti perché qui, al civico 13, il grande poeta friulano aveva la sua casa udinese. Una lapide del 27 dicembre 1892 lo ricorda nel centenario della sua nascita. La casa fu purtroppo distrutta da un bombardamento nel 1945 e la lapide fu ricollocata nel nuovo edificio nel 1959.

 

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