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Grado - Il Medioevo

I contrasti continuarono nel tempo, perché Grado spalleggiata da Venezia, voleva la giurisdizione dell’Istria. Altre gravi tensioni avvennero nel 803 quando il patriarca di Grado Giovanni, che aveva resistito ai tentativi dei longobardi, tentò di avvicinarsi ai Franchi. Questo a Venezia non andava bene ed allora Giovanni Galbaio, figlio del doge di Venezia mandò suo figlio, Maurizio, da Venezia a Grado, per impedire questa alleanza. Questi fece prigioniero il patriarca e lo gettò da un alta torre.

Il suo successore Fortunato, volendo continuare questa politica, dovette rimanere in vari periodi lontano dalla sua sede. Nell’837 e 877, Grado subì due tentativi di occupazione da parte dei Saraceni. Riconosciuta solennemente la legittimità del solo patriarcato di Aquileia, Grado, con l’appoggio di Venezia, non volle rinunciare al suo.

Il patriarca di Aquileia Popone nel 1023 fece una sanguinosa incursione per sottomettere l’isola, ma papa Giovanni XIX difese Grado che acquistò la definizione di Nova Aquileia. Tra il papa Leone IX e il patriarca di Aquileia Godebaldo (1049-†1063) non correva buon sangue e di ciò se ne avvantaggiò Grado. Il Patriarcato di Aquileia era infatti vassallo dell’Impero, che era in tensione con il papato. Nel concilio tenuto a Roma nel 1053 Leone IX sentenziò: “Aquileia nuova doveva essere ritenuta in perpetuo capo e metropoli di tutta la Venezia e l’Istria”.

Le contese di supremazia tra Aquileia e Grado continuarono ed Ulrico II (1161-†1181), come riferisce Pio Paschini: “nel febbraio 1162 assalì Grado a mano armata, ma assalito a sua volta da navi veneziane fu fatto prigioniero con settecento nobili. Per essere liberato dovette scendere a patti con Vital Michieli II, doge di Venezia, e promettere di inviare a Venezia ogni anno per il mercoledì di carnisprivio dodici grossi porci e dodici pani di un sestario. E così. umiliato, su una barchetta fu rimandato ad Aquileia”.

Finalmente il 30 luglio 1180 il papa Alessandro III mise fine alle contese sempre pendenti tra Grado ed Aquileia ed il gradese rinunciò ai suoi diritti sull’Istria e sulle province venete soggette ad Aquileia, ai tesori esportati a Grado al tempo di Popone e ai beni che la sua chiesa aveva in Friuli, conservando quelli dell’Istria e il contributo di vino che doveva avere da Capodistria. L’Aquileiese consegnò le due pievi di Latisana e S. Fior (presso Conegliano) eccetto tre quarti della decima. Da questo momento in poi si appianò ogni rivalità.

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