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Udine - Storia di Udine: il Cinquecento

Nel Cinquecento, a Udine, l'edilizia cittadina ebbe un grande sviluppo. Nell'attuale piazza della Libertà sorsero la Loggia di S. Giovanni e la Torre dell'orologio e fu posta la bella fontana del Carrara. Furono poi costruite e rinnovate diverse chiese, ornandole con pregevoli dipinti e sculture.

In quel secolo operarono a Udine e in Friuli eccellenti artisti come Giovanni Martini, Giannantonio da Pordenone, Martino da Udine più noto come Pellegrino da S. Daniele, Giovanni da Udine, ed il veneto Andrea Palladio. Per quanto riguarda l'edilizia popolare si fece una specie di piano regolatore, si demolirono numerose catapecchie per far posto a strade e a piazze, e si modificarono parecchie dimore.

Tra il 1520 e 1525 vennero lastricati i borghi di Gemona e Poscolle ed acciottolate le strade principali della città. Ricchi borghesi e nobili costruirono palazzi tra cui il più bello fu palazzo Antonini ora sede della Banca d'Italia. Nel 1549 si istituì un regolare servizio postale per i dispacci delle autorità e la corrispondenza dei privati, recati da corrieri che partivano due volte la settimana per Venezia ed in base ad una tariffa stabilita dalle autorità. I corrieri trasportavano anche merci. Fu questo un secolo particolarmente turbolento.

Nel 1508 Massimiliano Imperatore di Germania, mosse guerra a Venezia, entrando per il Cadore ed occupando Pieve ed il Comelico, difese da Gerolamo ed Antonio Savorgnano. Accorse in aiuto Bartolomeo d'Alviano che circondò le truppe germaniche e il 2 marzo le sconfisse a Pieve. Poi, cominciò una vittoriosa controffensiva che porto a conquistare numerosi castelli. L'11 giugno fu conclusa una tregua tra Venezia e Massimiliano ma, la Francia gelosa dei successi veneziani, fece lega con Massimiliano al quale si unì la Spagna, il Regno di Napoli, vari principi italiani e papa Giulio II che voleva recuperare le sue città della Romagna (Lega di Cambrai, 4 dicembre 1508). La sconfitta dell'Alviano il 14 maggio 1509 a Giara d'Adda, pose Venezia in situazione critica, perdendo gran parte del dominio in terra ferma oltre a Trieste e Pordenone. I Friulani e Veneziani resistettero strenuamente a Gradisca d'Isonzo e nel Friuli patriarcale.

Di questi avvenimenti ne approfitto Antonio Savorgnano. A Udine e nel Friuli vi erano due fazioni una filo-veneta detta degli Zamberlani capeggiata da Antonio Savorgnano ed una filo-imperiale detta degli Strumieri capeggiata dai della Torre. I contadini esasperati dalla miseria provocata da guerre e pestilenze, presero a nutrire un sordo rancore verso i nobili che venivano rappresentarti come la causa di questi mali. Popolare fra loro era Antonio Savorgnano. Egli con la scusa di aver ricevuto ordine da Venezia di prendere Cormòns, radunò nel febbraio del 1511 a Udine tremila contadini ed una squadra di uomini pronti a tutto.

Il 27 febbraio, giovedì grasso, spargendo, la voce in città che i Tedeschi stavano saccheggiando la villa di Pradamano, radunò tutti in borgo Aquileia e con un discorso feroce infiammò gli animi contro i nobili e scatenò una violenta rivolta, quella che allora fu definita la “crudel zobia grassa”. I tumulti furono tremendi, 18 palazzi subirono la devastazione ed il saccheggio e nove nobili, fra cui tre Della Torre furono trucidati nelle loro abitazioni. I corpi degli uccisi giacquero ignudi nelle vie e furono sepolti di nascosto in una fossa comune durante la notte. Si seppe dopo che Antonio Savorgnano aveva consegnato, il giorno prima ai capi della sommossa un elenco "di tutte le case nobili sue nemiche. . . ordinando distintamente quali dovessero essere saccheggiate, quali arse e chi di quelle morto" (F. Palladio).

Ci furono però altre persone uccise per vendetta privata o per rapina ed altri furti e saccheggi. Questi ribaldi continuarono anche il giorno dopo i saccheggi; solo il 1° marzo, Teodoro dal Borgo con cento cavalleggeri e Baldassare Scipione da Siena, con altri cento, riuscirono a stabilire l'ordine in città facendo fuggire questi rivoltosi che, con la speranza della rapina e sentendosi ormai braccati, saccheggiarono i castelli di Villalta, Moruzzo, Brazzacco, Arcano, Cusano, Zoppola, Valvasone, Spilimbergo in cui arsero il bel edificio. Bruciarono pure i castelli di Colloredo, Susans, Madrisio, San Daniele, Fagagna, Caporiacco, Salvarolo. Gli Strumieri chiesero giustizia a Venezia e Andrea Loredano, facente parte del Consiglio dei Dieci, fece arrestare i più noti delinquenti e fautori del Savorgnano i quali ebbero la meritata punizione.

Il loro capo, accortosi della diffidenza di Venezia, si recò con le sue truppe a Sacile dove le sciolse licenziandole ed approfittando del fatto che l'esercito imperiale avanzava da Treviso contro il Friuli, passò al nemico. Fu bandito dalla Patria del Friuli e i suoi beni furono confiscati. Il 27 marzo 1512 fu ucciso a tradimento a Villacco, in Austria. Girolamo Savorgnano, cugino di Antonio, mantenutosi fedele a Venezia, rialzava l'onore della famiglia e ne continuava le antiche tradizioni di fedeltà.

A quasi un mese dal sanguinoso giovedì grasso, e precisamente alle ore quattro pomeridiane del 27 marzo 1511, un tremendo terremoto distrusse completamente il Castello fino dalle fondamenta, col rimanente delle case esistenti sopra il colle, la chiesa di S. Maria e l'oratorio e chiesa di S. Rocco. Rovinò la loggia vecchia della città che allora era annessa alla chiesa di S. Giovanni, (dove ora c'è la Loggia di S. Giovanni) precipitò un pinnacolo del Duomo che scoperchiò le tombe sottostanti.

Furono pure danneggiate diverse abitazioni private. Per tutto l'anno e il seguente le scosse si susseguirono senza particolari danni. Questo terremoto insieme a quelli del 1222 e del 1348 fu il più grave e non solo a Udine ma in tutto il Friuli vennero distrutti vari castelli portando così altra miseria. Dopo il terremoto la peste imperversò per quattro mesi causando oltre 10.000 morti solo nella città. Continuava inoltre la guerra di Venezia contro la lega di Cambrai, tanto che nel settembre Udine fu presa degli imperiali e due mesi dopo ripresa dai Veneziani.

Si può quindi immaginare in che stato di carestia si trovassero gli abitanti, e quanti soprusi e vendette dovettero subire. Nel 1514 Udine fu nuovamente occupata dagli imperiali ma dopo tre mesi fu riconquistata dai Veneziani. Finalmente nel 1516 la guerra finì e ritornò la sospirata pace. Il 2 aprile 1517 venne posta la prima pietra per la ricostruzione del Castello su disegno dell'architetto Giovanni Fontana, maestro del Palladio. Con parte del materiale del castello distrutto, venne ricostruito nella forma odierna completamente diverso dal precedente. I lavori durarono a lungo e, nel 1526, anche la chiesa di S. Maria venne riedificata.

Nel 1542 a gran beneficio della cittadinanza, per volontà del luogotenente Nicolò da Ponte, sgorgarono per la prima volta dalle fontane dell'attuale piazza della libertà e dell'attuale piazza Giacomo Matteotti le acque provenienti da canali sotterranei. Nel 1547 su disegno di Giovanni da Udine, venne sistemata l'elegante scala a due braccia che dal piazzale del Castello porta al salone centrale.

Il luogotenente Giovanni Giustinian ne curò lo sviluppo e verso il 1560 il "Castello" con le forme di un imponente e massiccio palazzo venne ultimato. Nel 1599 l'oratorio di S. Rocco fu riedificato dal luogotenente Viario che si rese benemerito durante il contagio pestilenziale.

• Viaggio in Friuli Venezia Giulia

La "Crudel Zobia Grassa" del 1511 

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