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Gorizia - Storia di Gorizia: Le origini

La città di Gorizia è posta all’imbocco delle Valli dell’Isonzo e del Vipacco, nel punto cioè in cui convergono le naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente, tra l’Europa centro-orientale e il Mediterraneo. Fin dai tempi più remoti, varie popolazioni attraversarono questa zona, attratti dalla fertile pianura Friulana e Padana, ed anche dal clima mite.

Per quanto riguarda la storia di Gorizia non si hanno notizie sicure fino al secolo XI, ma è molto probabile che il colle, a cui si appoggia la città attuale, ospitasse un insediamento molto antico, risalente forse all’età del ferro. Esso infatti, offriva, per la sua posizione isolata e dominate, una sicurezza maggiore degli altri colli vicini, Probabilmente già nel II millennio a.C., i Veneti, insediatisi nella regione, abitata in precedenza dai Pelasgi, eressero sulla sommità del colle delle fortificazioni difensive, rese necessarie a causa delle scorrerie e invasioni di popoli dilaganti dai valichi alpini verso la pianura.

Intono al V sec. a.C. ci fu una consistente invasione dei Celti, i quali stanziarono nel territorio fino al II secolo, quando furono ricacciati sulle montagne dai Romani, chiamati in aiuto dai Veneti. L’avvento della dominazione romana portò nel Goriziano un periodo di pace, sicurezza e floridezza economica, perché il Senato romano creò tutta una organizzazione militare e civile per assicurare la difesa del territorio conquistato. Nacquero cosi la strada Gemina, che collegava l’Italia alla Pannonia, la città d’Aquileia, il Castrum Silicanum, Forum Julii (Cividale), molti presidi militari e numerosi punti di vedetta e di segnalazione, uno dei quali probabilmente era sul colle di Gorizia.

Tavola Peutingeriana: Aquileia e il Ponte Sonti

Con la decadenza dell’Impero romano, vennero meno anche le condizioni di sicurezza e di prosperità della regione che fu più volte devastata dalle orde barbariche. L’unico periodo di relativa tranquillità si ebbe sotto il dominio dei Longobardi (568-774), seguito dalle nuove terribili invasioni degli Avari, dei Bulgari, degli Ungari.

Durante questi secoli di scorrerie e devastazione, il colle di Gorizia dovette costituire un rifugio sicuro, tanto che alcuni gruppi decisero d’abitarvi stabilmente. Sembra che sulla sommità del colle ci fosse una torre in legno che verso l’VIII sec. fu sostituita con un’altra di pietre squadrate elevata sul punto più a ponente e protetta da mura e da un fosso.

Al mastio primitivo si aggiunsero costruzioni, proprie della prima età medioevale, tutte allestite secondo gli accorgimenti atti a impedire o ritardare la conquista da parte dei nemici. Da Ravenna il 28 aprile 1001, su istanza di Ottone Duca di Carinzia, Ottone III di Germania (nella foto sotto di Wikipedia), con diploma, concedeva al Patriarca d’Aquileia Giovanni IV ed alla sua chiesa “... una volta devastata dalla crudeltà dei barbari ed ora ridotta a grande necessità ...” la metà del Castello di Salcano e della “villa che nella lingua degli Slavi e detta Gorizia”, con la metà di tutti i territori e diritti territoriali posti tra l’Isonzo ed il Vipacco, l’Ortona e i gioghi delle Alpi.

L’altra metà di Salcano, Gorizia e delle dipendenze, con un documento scritto a Pavia, in quello stesso anno, Ottone la concesse a Warihen, Duca del Friuli, la cui figlia sposò Marquardo degli Eppenstein, portando in dote i beni concessi. Intorno al 1060 compaiono quelli che si faranno chiamare conti di Gorizia e, poiché spesso i feudatari di solito prendevano il nome da un castello che costituiva la loro residenza abituale, ne consegue che il Castello di Gorizia sorse nella prima metà del secolo XI. Si ha ragione di ritenere che Marquardo di Eppenstein (†1076) abbia trasportato la residenza da Salcano a Gorizia.

Tale fatto doveva favorire la trasformazione dei conti di Gorizia da regi governatori in sovrani veri e propri nei riguardi dell’Impero Germanico, divenendo contemporaneamente i più importanti “liberi” del Patriarcato. Data l’importanza che assumeva la casata, è da pensare che in questo periodo al mastio originario del Castello venisse aggiunto un modesto palazzo. Intanto tutto intorno si sviluppò il Borgo e sempre più numerose vi posero stanza famiglie nobili, che figurano accanto ai conti di Gorizia, così gli Attems, i Colloredo, i Dorimbergo, i Formentini, gli Orzone, i Rabatta, i Torriani, i Taxis, gli Ungrispach.

Il territorio di Gorizia si potrebbe dividere in due: quello superiore, dove, intorno alla residenza, sorsero numerose abitazioni, costituendo praticamente il nucleo della futura città; il territorio inferiore, nella pianura, dove c’erano abitazioni sparse.

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