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Pordenone feudo di Bartolomeo d'Alviano

All’inizio del 1508 Massimiliano I imperatore di Germania e arciduca d’Austria, muoveva guerra alla repubblica di Venezia La prima battaglia avvenne in Cadore presso Pieve, dove le truppe cadorine comandate da Gerolamo ed Antonio Savorgnano ed aiutate da Bartolomeo d’Alviano circondarono la truppe germaniche e le sconfissero pienamente il 2 marzo 1508. Recuperata Pieve con tutto il Cadore, l’Alviano si diresse a Serravate e Conegliano entrando a Sacile il 13 marzo mentre Castelnuovo e Belgrado, antichi possedimenti goriziani si arresero a Venezia.

Egli si impadronì della chiusa di Plezzo ed espugnò il Castello di Cormòns 16 aprile 1508, poi valicando l’Isonzo investi da due lati il Castello di Gorizia il quale non potendo resistere si arrese il 22 aprile. Scrive il Guicciardini: “I Veneziani avuto quel Castello vi fecero subito molte fortificazioni perché fosse come un propugnacolo e un freno ai barbari a spaventarli a passare l’Isonzo...”

Oltre Gorizia i Veneziani fortificarono le chiuse di Plezzo. Poi l’Alviano, con l’aiuto delle galee di Girolamo Contarini, s’impadronì di Duino, di Trieste, e di Fiume; occupò la contea dell’Istria e parte del Carso, dove furono fortificati i castelli. In premio a questa fortunata impresa, l’Alviano fu iscritto alla nobiltà veneziana ed il 15 luglio fu investito del Castello e della terra di Pordenone tolti al domino austriaco.

Il grande capitano, Bartolomeo d’Alviano “nobile e gentile”, come lo definivano i Veneziani, con Pordenone fu tutto il contrario e, tanto per dimostrare con chi la popolazione avesse a che fare, come prima mossa soppresse il commercio di sale con Trieste, per poi instaurare un regime di tirannia.

Una tregua di tre anni fu conclusa l’11 giugno fra Massimiliano e Venezia. I prigionieri, da ambo le parti furono liberati, e anche Bartolomeo d’Alviano ritornò a Venezia; ma essa non impedì che si scatenasse contro la Serenissima una grande tempesta. La Francia ingelosita dei successi veneziani fece lega con Massimiliano alla quale parteciparono anche la Spagna tramite il regno di Napoli, alcuni principi italiani e specialmente papa Giulio II per il recupero delle città della Romagna. Tutti questi soggetti si riunirono nella lega di Cambrai il 4 dicembre 1508.

Il 14 maggio 1509 l’Alviano fu sconfitto a Giara d’Adda e preso prigioniero dai Francesi. Venezia si trovò in una posizione molto critica, perdendo gran parte dei suoi domini in terraferma, comprese Trieste e Pordenone (6 giugno 1509). I Veneziani però resistettero a Gradisca e nel Friuli patriarcale, dove le popolazioni comandate dal potente Antonio Savorgnano rimasero fedeli.

Il 20 luglio 1509 Pordenone fu costretta ad arrendersi nuovamente a Venezia col patto però di non ricadere sotto il dominio dell’Alviano. Nel 1511 vi si insediò il duca di Braunschweig, le schiere di S. Marco ripartirono per Venezia per lasciare posto agli Imperiali che vi posero un presidio (1514). Il 25 marzo 1514 l’Alviano con 2000 cavalieri e 3000 fanti sconfisse e fece prigioniero il capitano austriaco Risano (Rich) presso Sacile, e riprese il suo feudo di Pordenone.

Per vendicarsi dei Pordenonesi, che poche settimane prima s’erano arresi ai Frangipane, abbandonò prima la città al saccheggio dei suoi soldati, per poi farvi ritorno da padrone.

Castigò pesantemente i suoi sudditi, aumentò le tasse ed abolì gli Statuti Municipali. Nella battaglia di Marginano nel 1515 l’Alviano morì. Gli succedette, sotto la reggenza della madre, suo figlio Livio soprannominato “Chiapin”, forse in riferimento ai pessimi costumi di suo padre. Essi non furono dei tiranni, sotto di loro si sviluppò l’industria della lana e nel 1529 tornano persino le libertà civili. Livio mori a soli 23 anni senza eredi e il feudo ritornò a Venezia. Nel 1537, la “speciale” indipendenza pordenonese finì.

 

 

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