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Pordenone - L'invasione dei Turchi

Intanto una grave minaccia si profilava all’orizzonte per il Friuli: le invasioni turche. Dopo aver compiuto scorribande nella zona orientale della regione, tra il 1472 e il 1479, i Turchi avevano stipulato una pace ventennale con Venezia.

Nel 1499, alla scadenza del trattato, si ripresentarono puntualmente. Incontrando scarsa resistenza, avevano attraversato, l’Isonzo, per poi dividersi: una parte di loro rimase nella zona mentre e una parte attraversò il Tagliamento, dividendosi ancora in bande. Alcune di queste passarono il Livenza e si spinsero fino a Treviso, mentre altre il 30 settembre si accamparono a Roveredo in Piano presso Pordenone e rimasero fino al 3 ottobre, creando gravi disastri nel circondario.

Porcia non fu toccata perché il conte Giacomo era stato avvisato per tempo dalle sue truppe mandate in esplorazione e si era rinchiuso nel Castello e messo sulla difensiva. Invece ad Aviano, oltre la rovina e all’incendio delle case, delle vigne e di altri beni, caddero tra prigionieri e morti più di duemila persone. Dei villaggi dipendenti dalla comunità di Aviano, S. Martino di Campagna ebbe 340 vittime, S. Leonardo 420. Tanti altri paesi subirono la devastazione e vennero arsi. Pordenone che si riteneva al sicuro, per essere suddito dell’imperatore, subì ugualmente parecchi danni e furono presi molti prigionieri.

Nella notte del 3 e 4 ottobre i Turchi ripassarono in direzione est il Tagliamento, sotto Valvasone. Poiché il fiume era molto grosso per le piogge, sgozzarono gran parte dei prigionieri, specialmente gli uomini e le donne anziane. Il Sanudo parla di un migliaio di disgraziati uccisi così, mentre il Malipiero parla di duemila vittime. Il Priuli invece stima in milleseicento le vittime, compresi coloro che morirono per via.

Preferirono risparmiare i molti fanciulli al disotto dei quattordici anni che avevano rapito nelle varie razzie. Tuttavia, molti di questi perirono nell’attraversamento, assiememe a molti degli stessi Turchi. Ritornarono quindi verso oriente divisi in due schiere

Lungo il percorso bruciarono Pantianicco, dove uccisero gli abitanti e danneggiarono tutti i luoghi vicini. Bruciarono e uccisero anche presso Mortegliano, anche se la maggior parte della popolazione riuscì a rifugiarsi nella cortina e da li a sostenere l’attacco nemico nei giorni 4 e 5 ottobre.

Il 5 ottobre le milizie turche, raggiunti coloro che avevano lasciato sull’Isonzo, ripassarono verso il tramonto il fiume, attraverso l’Istria rientrarono nel loro paese. Dei prigionieri molti riuscirono a fuggire, altri perirono lungo il cammino, altri poterono essere riscattati. Il comandante dei Turchi, pur essendo in buoni rapporti con l’imperatore volle mille ducati per la restituzione dei prigionieri fatti nel Pordenonese. Fu l’ultima volta che i Turchi “corsero la Patria”.

 

 

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