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Pordenone - La prima metÓ del Quattrocento

Pordenone s’ingrandiva e aumentarono i commerci e l’artigianato. Dunque anche qui, come dovunque, “nodari” e “dottori” dentro le mura e lungo l’arteria principale, l’attuale Corso Vittorio Emanuele, fornivano la loro consulenza, mentre alle spalle delle case nobili e fuori delle mura, lanaioli, setaioli (Borgo S. Giovanni), scodellari e bocalari (Borghi S. Giuliano e San. Gregorio), battirame e battiferro (Borgo delle Colonne e alla “Vallona”) lavoravano operosamente.

Nel 1402 capitano di Pordenone era il tedesco Mordex e questi intendeva far valere ai conti di Ragogna proprietari del Castello di Torre, il “giurato” nominato dalla casa d’Austria, per l’amministrazione della giustizia. I conti rifiutarono, perché sarebbe stato un atto di vassallaggio.

Per questo motivo i Pordenonesi assalirono il Castello, gli diedero fuoco, acausa del quale perirono il conte Ragogna, la moglie e i sei figli, mentre due maschi e una femmina poterono salvarsi gettandosi dalla finestra. Furono comunque presi e quanto di prezioso conteneva il maniero divenne preda dei vincitori. Pordenone ottenne il perdono per l’atroce fine riservata ai Ragogna solo dopo lunghe suppliche al pontefice, al patriarca e ai duchi d’Austria.

Per la sua accorta politica Pordenone riuscì ad essere neutrale pure nelle contese durante il patriarcato di Lodovico di Tech e, sebbene nel 1420 il Friuli passasse alla Repubblica di Venezia, la città rimase all’Austria. Vi soggiornò l’imperatore Federico III di Germania con la consorte Eleonora di Portogallo: questo sovrano lasciò in questa occasione, le rendite di Pordenone alla moglie e al cognato Alfonso V re del Portogallo.

In seguito scoppiarono degli attriti interni perché Federico di Castelbarco, che vi era preposto, voleva far praticare una porta nel Castello allo scopo di poter uscire direttamente in campagna, senza aver bisogno di attraversare l’abitato.

Avvennero lotte sanguinose ed il maniero passò per varie mani, finendo poi per restare a Federico di Castelbarco, che vi si era rinchiuso e resisteva. Anzi Federico III gli ordinò di rinforzare Pordenone con nuove mura e torri, anche perché la città antica che si era formata attorno la “contrada maggiore” si stava espandendo con nuovi i borghi come Borgo S. Giorgio (l’attuale Corso Garibaldi). Le nuove mura erano circondate da un fossato, con diciotto torri e quattro porte principali.

Nel 1485 il re Mattia Corvino d’Ungheria tentò di impadronirsi di Pordenone ma Venezia inviò cinquecento lancieri che riuscirono ad allontanarlo.

Federico III finché visse non ebbe contrasti con Venezia. Anzi egli da Trento desiderò passare attraverso gli stati della repubblica e visitare anche il dominio di Pordenone.

Riporta un cronista di Spilimbergo che “il 7 luglio 1489 l’illustrissimo imperatore Federico giunse a Pordenone con trecento cavalieri e vi rimase per circa quaranta giorni. Da Pordenone egli ritornò in Austria”. Le condizioni mutarono quando nel 1493 salì al trono suo figlio Massimiliano, che aveva intenzione di rivendicare i diritti che l’impero pretendeva d’avere sull’Italia ed in particolare sui domini veneziani di terraferma.

 

 

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