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Pordenone - Nasce l'industria

Con l’arrivo della ferrovia, si conclude l’operazione del cambiamento cittadino che vede l’apertura dell’accesso alla Stazione (Via Mazzini). La prima vaporiera giunse da Mestre il 30 aprile 1855. Vi fu una grande festa a Pordenone e un gran ballo al teatro Concordia poi Sociale, inaugurato già nel 1831. Due anni dopo la linea ferroviaria arrivò fino a Casarsa e nel 1860 raggiunse Udine.

Il periodo del dominio asburgico fu caratterizzato da un rilevante impulso economico dal quale il ruolo di attività motrice venne assunto dal settore industriale. Nel 1811 i Galvani, che già avevano le cartiere, rilevarono il vecchio convento di Sant’Antonio, soppresso dalle riforme francesi, per istallare una fabbrica di ceramica. All’inizio si facevano solo scodelle di terracotta, ma dal 1822 si produceva tutto quello che serviva per la cucina. La commercializzazione venne fatta servendosi della rete di vendita delle cartiere. I servizi da tavola vennero venduti anche nei mercati orientali e persino nell’India inglese.

Nei piatti della Galvani si incominciò a servire la pasta Tomadini, impresa che l’intraprendente pioniere Angelo Tomadini di Bertiolo nel 1843 aveva impiantato a Pordenone, in fondo a Corso Vittorio Emanuele, di fronte all’antica trattoria al Gallo, suo primo pastificio.

In questi pochissimi anni si svilupparono impianti produttivi soprattutto per la lavorazione del cotone che garantirono l’occupazione a migliaia di operai, parecchi provenienti da fuori città che diedero quindi incremento all’edilizia.

Il primo opificio di questo tipo viene aperto dalla ditta Fratelli Bebz & Blanch di Trieste, il 6 febbraio 1840, eretto in un terreno incolto a Torre. Sei anni dopo alla filatura ristrutturata ed ingrandita si aggiungeva la tessitura di Rorai Grande, che trattava il semilavorato fornito da Torre.

Si devono tuttavia affrontare grossi problemi di concorrenza sia austriaca che lombarda. Inoltre, la seconda guerra d’indipendenza del 1859 taglia una fetta di commerci, a cui si aggiunge l’incendio distruttivo della fabbrica di Rorai nel 1860. La ditta viene ristrutturata e chiamata “Filatura tessitura e tintoria di cotone di Pordenone”.

Ma ci fu ancora crisi, causa la guerra di secessione americana il cotone veniva comprato in India con notevoli costi e quindi si dovette ridurre l’attività, licenziando parecchi operai.

Con il ritorno all’Italia il cotonificio ha più possibilità perché essendo abolite le tariffe daziarie ha a disposizione il mercato italiano. Nel 1875 arrivarono a Pordenone due austriaci Emilio Vepfer ed Alberto Amman, formidabili concorrenti del cotonificio che fondano una fabbrica ultramoderna a cominciare dallo sfruttamento dell’energia elettrica attraverso le acque.

Si usufruisce delle ruote dello storico Maglio della Vallona, chiuso definitivamente nel 1881, e con turbine e una dinamo si fanno funzionare i nuovissimi macchinari. L’impresa ha successo e un secondo opificio viene costruito a Fiume Veneto. Nel 1893, l’industria rimasta nelle mani di Amman, aumenta l’energia elettrica sfruttando il lago della Burida. Il cotonificio di Torre e Rorai ha invece diverse difficoltà: cambiano i proprietari e poi viene acquistato dal Cotonificio Veneziano che aveva stabilimenti a Venezia e Verona. Nel 1920 assorbirà anche Amman formando cosi un unico grande complesso tessile.

 

 

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