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Spilimbergo - Il Medioevo

Spilimbergo venne infeudato ad una potente famiglia degli Spengenberg, giunta dalla Carinzia, probabilmente nell’XI secolo. Lo sviluppo urbano, in linea con la dinamica demografica italiana ebbe un veloce sviluppo tra il XIII e XIV secolo. La prima cinta era limitata alla Torre Orientale (1304) e al Borgo vecchio.

Il Borgo andò poi sviluppandosi nei secoli seguenti entro le tre cerchia di mura che hanno segnato i progressivi allargamenti, con caratteri edilizi che ne rilevano i tempi corrispondenti.

La storia del borgo si confonde con quella dei suoi signori “ministeriali” del Patriarca di Aquileia. La prima casata di Spilimbergo si estinse con quel Valterpertoldo II che ne 1248 stabilì di erigere il duomo, mentre beni e diritti passarono al nipote Bernardo di Zuccola capostipite della seconda casata dei Spilimbergo che divennero in breve tra i più potenti signori.

Essi occupavano il quarto posto nel Parlamento della Patria del Friuli, pronti a scendere in campo ogni qualvolta si videro minacciati o ritennero di suscitare lotte intese a consolidare ed estendere il loro potere.

Contro il castello che essi resero forte e magnifico ed intorno al quale fiorì il borgo, si abbatterono gli sforzi degli avversari con cui ebbero da contrastare nel tormentato periodo della signoria patriarcale, come l’occupazione di Rizzardo da Camino e del duca di Carinzia nel 1305 e poi, con Valterpertoldo, che pagò amaramente le conseguenze, perché fu al centro dell’azione dei congiurati contro il Patriarca Bertrando di S. Genesio che il 6 giugno 1350 cadde in un imboscata nella campagna della Richinvelda, a tre miglia da Spilimbergo.

La seconda cinta si estese sino ai palazzi già “Cisternini” e “Monaco” formando il “Borgo di Mezzo”, mentre la terza cinta raggiunse la Torre Occidentale in epoca imprecisata, forse nel 1444, ora limitata dal Viale Barbacane e Via XX Settembre racchiudendo il “Borgo Nuovo”.

Non sempre il popolo sostenne i signori di Spilimbergo e più di una volta si sollevò per rivendicare i suoi diritti, specialmente nei giorni seguenti al famoso “Giovedì Grasso” del 27 febbraio 1511, quando il 3 marzo incendieranno parte del maniero.

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