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Storia di Udine: il Patriarcato nella prima parte del XIV secolo

Le sorti di Udine si legarono sempre più intimamente a quelle del Patriarcato. Udine era ormai la vera capitale, superando per importanza Cividale. I Patriarchi cominciarono a risiedere stabilmente in Castello, come loro principale residenza. All'inizio del 1300, si stabilì di mettere a posto il vecchio muro del Castello; il patriarca Ottobono de' Razzi fece apportare notevoli restauri nel 1308 e nel 1310 allestendo, inoltre, una sala nel Castello denominata "Maggiore".

Il Patriarca infeudava una casa oppure un appezzamento di terreno ai nobili "abitatori" del castello, tra queste antiche famiglie ricordiamo: gli Andreotti, i Belloni, i Bugni, i Manini, gli Orzone, i Pavona, i Savorgnani i della Torre, i Toppo, gli Uccellis. Una porta posta, probabilmente, dove ora sorge la Torre dell'Orologio, permetteva i passaggi dentro e fuori la muraglia di difesa.

Grande importanza per il progredire della città era l'acqua. Oltre alle rogge, la cui costruzione risale a tempi antichissimi, come detto nominati già nel 1171, alcuni pozzi, prelevavano l'acqua dalla falda acquifera che si trova sotto Udine a circa sessanta metri di profondità. I pozzi erano cinque; il più antico era quello di via Cisis, poi v'era uno in casa Caimo-Dragoni nella parte meridionale di piazza Libertà, uno in piazza Matteotti, uno tra le vie Savorgnana e Stringher, uno in piazza San Cristoforo. Gli "abitatori" del Castello custodivano l'acqua in apposite cisterne.

Durante il governo del patriarca Pagano della Torre, venne costruita la quinta ed ultima cerchia delle mura per includere borgo Gemona e borgo San Lazzaro, era lunga 7119 metri. I lavori si trascinarono per parecchi anni vennero iniziati nel 1330, più volte sospesi e ripresi, si conclusero nel 1440.; le mura erano merlate, munite di torri e protette dalle rogge.

Vi erano 13 porte chiamate: Aquileia, Ronchi, Bon, Cividale detta anche Pracchiuso, Cassina in fondo a via S. Agostino, Gemona, San Lazzaro, Villalta, Cascanan in fondo a via Castellana, Poscolle, Grazzano, Cisis, Cussignacco. Più tardi quattro di queste porte vennero chiuse ed erano quelle di: Bon, Cassina, Cascanan, Cisis.

La città era divisa in cinque rioni o quintieri: Mercatovecchio, Mercatonuovo, Gemona, Aquileia, Grazzano-Poscolle. Le campana a martello, in caso di necessità, convocava ogni quintiere che aveva le sue insegne e la sua bandiera al cui comando veniva posto un capitano. Grande prova dell'organizzazione difensiva venne data dagli Udinesi nella difesa contro Rizzardo da Camino a Porta Poscolle. Una lapide lo ricorda ancora. Già nel 1301 venne a morte nello stesso Castello il patriarca Pietro Gera.

Gli successe Antonio de' Razzi (1302-1315) che con magnificenza e con il concorso di alcuni nobili, nel 1308 fece nuovi lavori in Castello, tra cui la sala del parlamento, spendendo i denari accumulati per sostenere la guerra contro Ottone di Carinzia, indiscrezione fornitaci dall'ing. G. B. Putelli nel 1878 che però non indica la fonte e quindi è da mettere un po' in dubbio. Egli tenne una specie di sinodo in Castello il 16 febbraio 1307 per definire una lite con vescovo di Padova.

Il Patriarca Pagano della Torre, già vescovo di Padova, (1318-1331), convocò parecchie volte il Parlamento in Castello per provvedere alla difesa militare della patria. La morte lo colse il 19 dicembre 1331 in una camera della sua residenza dove non c'era che un materasso, due letti portatili, una panca e una cassa vuota. Il suo cadavere, dopo un avventuroso viaggio tumulato ad Aquileia (foto a fianco del sarcofago. Da Wikipedia). Dei suoi tredici anni di governo almeno per sei fu assente da Udine.

I patriarchi avevano cercato di favorire il commercio in vari modi affinché la città aumentasse i suoi abitanti e ci fosse maggior benessere ospitando, come già accennato, esuli i quali prestavano danari a usura. Per difendersi da tali strozzinaggi che cominciavano ad essere eccessivi, sorsero delle associazioni chiamate confraternite, che presero il nome delle varie arti lavorative, come ad esempio quella dei Pellicciai, dei Calzolai, dei Notai, dei Fabbri, dei Sellai ecc.. Solitamente avevano sede nelle chiese e si riunivano per definire i vari problemi della categoria.

Nei primi del Trecento c'erano 21 confraternite e già nel Cinquecento le confraternite erano raddoppiate. La più antica e numerosa fu la confraternita di Santa Maria dei Battuti che nel XVI secolo incorporò ad uno ad uno i vari ospizi della città e fondò l'Ospedale di Santa Maria della Misericordia vicino alla chiesa di San Francesco. Ospedale che con il passare del tempo s'ingrandì e passò sotto la gestione del Comune di Udine.

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