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Aquileia - La Basilica Patriarcale

Il Campanile della Basilica Patriarcale di Aquileia.jpg
Il campanile di Popone

La Basilica Patriarcale di Aquileia, comune in provincia di Udine, è intitolata ai Santi Ermacora e Fortunato.

Essa per storia ed arte è uno dei più grandiosi ed importanti monumenti religiosi d’Italia.

La storia della sua costruzione è molto complessa: nell’epoca di Augusto (I secolo) esisteva qui una casa signorile, una Domus, con ingresso dalla zona del porto e vicino ad essa c’erano dei magazzini romani, o forse un arsenale. Con lo svilupparsi del cristianesimo verso la fine del III secolo, sempre nell’ambito della ”Domus” si costituì la prima chiesa e l'edificio divenne ”Domus Ecclesiae”.

Quando Costantino con l’editto del 313 dava libertà di culto ai cristiani, il vescovo Teodoro (308-†319) si occupò di sviluppare questo complesso, facendo costruire degli altri edifici destinati al culto, in un area rettangolare che misura circa m 68,5x38. Furono edificate le due aule oggi dette settentrionale e meridionale collegate fra loro da una terza aula trasversale che non doveva rappresentare solo un semplice vano di passaggio, ma una stanza dove si ritiravano o sostavano i catecumeni dopo l’omelia.

L’aula meridionale era destinata a raccogliere i catecumeni. Non deve meravigliare la sua vastità che é quasi uguale a quella dell’altra aula perché con l’editto di Costantino numerosi catecumeni aspiravano a prepararsi ed a istruirsi prima del battesimo, inoltre è risaputo che Aquileia a quei tempi era molto popolosa. I mosaici pavimentali delle due aule sono di due maestri diversi.

Col passare del tempo le aule erano divenute insufficienti a contenere i fedeli e sui loro muri furono costruite alla fine del IV e all’inizio V secolo due grandi basiliche collegate tra loro dal battistero. Con l’assedio di Attila fu distrutta la basilica settentrionale mentre quella meridionale fu solo danneggiata. Presto restaurata divenne il nucleo centrale dell’attuale chiesa.

Con il Patriarca Manenzio (811-833) furono sviluppati i bracci e fu aggiunta la cripta. Verso il 1031 il patriarca Poppone affiancò alla basilica occupando parte dell’aula settentrionale, il possente campanile e fece sopraelevare tutti i muri. Altri lavori si fecero dopo il terremoto del 1348. Gli archi a sesto acuto sono dell’epoca del patriarca Marquardo di Randek (1365-1381).La facciata è semplice, a doppio spiovente con una bifora preceduta dai resti di un basso portico. L’interno è austero e solenne; ha la pianta a croce latina con tre navate divise da colonne in parte monolitiche di calcareo e di granito (la loro base è circa m. 1 dal pavimento perché appartengono alla chiesa popponiana); il presbitero e la crociera sono molto sopraelevati. Ai lati dell’ingresso due acquasantiere riccamente ornate sono state ricavate da due capitelli: uno corinzio dell’età imperiale e uno romanico (fine sec. XIV).

I capitelli delle colonne appartengono all’epoca popponiana. Gli ultimi tre di ogni lato hanno l’abaco decorato. Al di sopra si alzano gli archi ogivali rifatti all’epoca del patriarca Marquardo di Randek (1365-†1381). Il soffitto della navata mediana fu rifatto e dipinto da un certo Girolamo di Vivente (1556).

Il campanile sorge sul lato sinistro della Basilica. È alto m. 73,35 e fu eretto da Poppone nel 1031. Fu restaurato nel XIV sec. Nell’interno una scala a chioccola porta alla cima da dove si gode un incantevole panorama

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La Basilica Patriarcale

La navata destra della Basilica

Cinquecentesca è la fonte battesimale in marmo. Segue una cappella con scultura policroma della Pietà di scuola tedesca, fine’400. Quindi, chiusa da una cancellata, la cappella di S. Ambrogio, eretta dai della Torre (1298), che dettero ad Aquileia ben quattro patriarchi: Raimondo (1273-†1279), Gastone (1317-†1318), Pagano (1319-†1331) e Ludovico (1359-†1365). 

Essa contiene quattro sarcofagi due in pietra d’Idria e due in rosso Veronese, secondo la tradizione, da sinistra verso destra sono quelli di: Raimondo, Pagano, Rainaldo, tesoriere della chiesa, e di Lodovico. 

Troviamo inoltre la pietra tombale di Allegranza da Rho (†1300), moglie di Moscone della Torre e madre di Gastone, che è sepolto nel chiostro di S. Croce a Firenze. Alle pareti affreschi raffiguranti la Crocifissione e i Ss. Ambrogio ed Ermacora, più in basso un lacerto con la Madonna della Misericordia (sec. XIII). 

Sull’altare polittico di Pellegrino da S. Daniele (1503) inserito in una preziosa cornice eseguita da Giovanni Pietro da Udine e dorata da Antonio Tironi; sono raffigurati al lato Ss. Ermacora e Fortunato, al centro Pietro e Paolo, e all’altro lato Teodoro e Girolamo. Nella predella quadretti con le Storie di S. Ermacora e S. Marco.

Il presbiterio della Basilica

Braccio destro della Crociera

Qui, a sinistra, la cappella di S. Pietro, chiusa da un recinto di bei plutei d’arte longobarda (sec. IX).

Nel catino affresco con Cristo benedicente in trono con gli Evangelisti (sec. XVI). Sull’abside troviamo l’affresco del Volto santo. A sinistra della cappella su quattro colonne con forme gotico-veneziane il sarcofago di S. Marco papa della fine del ’300. Nella facciata anteriore S. Ermagora e i martiri aquileiesi, in quella posteriore Ss. Ermagora e Fortunato.

Per una porticina vicino alla scalinata si scende nella cripta lunga m. 9,50 e larga m. 10,60. È a tre navate e conserva importantissimi affreschi. È il più importante ciclo di epoca romanica di tutta l’Italia settentrionale, forse della fine del sec. XII. Rappresentano scene della Vita di Cristo e di Maria ed altre della Vita dei Ss. Marco e Ermacora.

Presbiterio

Il Presbiterio è rinascimentale con un alta scalinata. con a destra l’altare del Sacramento, opera di Bernardino da Bissone. Una bellissima Pietà si trova a sinistra, in simmetria una costruzione uguale che contiene l’organo del 1898. In centro la Tribuna capolavoro di Bernardino da Bissone con finissima decorazione. Di Sebastiano e Antonio da Osteno (1498) è l’altare maggiore con mensa romanica.

Nel catino absidale e nelle pareti affreschi eseguiti nell’epoca di Popone, raffiguranti: Madonna con Bambino e i simboli evangelici. A sinistra i Ss. Marco, Ilario e Taziano, e a destra Ermacora, Fortunato ed Eufemia.

A sinistra, in dimensioni più piccole, si vede Popone che presenta alla Madonna il modello della chiesa. A destra tra i S. Ermacora e Fortunato l’imperatore Corrado, l’imperatrice Gisella, il principe Enrico, figlio di Corrado ed Adalberto duca di Carinzia. Al di sotto una teoria di Santi Martiri. Una cattedra vescovile forse dei tempi di Popone è posta al centro dell’abside.

 

Braccio sinistro della crociera

Sostenuto da 4 colonne paliotto con Santi Martiri (forse la famiglia Canzi martirizzata sotto Diocleziano). Resti di antichi affreschi e nell’abside sinistra avanzi di affreschi (Santi) molto danneggiati databili a partire dal sec. XI. 

L’altare è moderno (1960) ed è decorato con lavori in bronzo di Carlo Sbisà. Su un capitello a sinistra la Madonna del latte del sec. XIII. Alla parete N bassorilievo raffigurante Cristo tra i Ss. Pietro e Tommaso di Canterbury appartenente ad un altare del sec. XII.

Andando verso l’uscita a sinistra su una colonna testa di Cristo di Eduardo Furlan (1918).


La navata sinistra della Basilica

Nella navata sinistra si trova la trecentesca cappella del Rosario, di forma quadrata. Secondo gli studiosi qui doveva sorgere il campanile al tempo di Manenzio. Nella recinzione due statuette di una Annunciazione del XIV sec., mentre l’altare è barocco.

Alla parete destra si trova un affresco del sec. XIV che rappresenta la Madonna in trono. Segue una cappella semicircolare con un Crocifisso ligneo (1776) e con sette statuette in legno della fine del sec. XV. Nella seconda campata il Santo Sepolcro, imitazione di quello di Gerusalemme.

È una costruzione circolare romanica che serviva per riporre il Sacramento il Giovedì Santo, secondo il rito aquileiese e per la custodia degli oli sacri. È ricordato sin dal 1077.

Una porta dopo il sepolcro conduce alla Cripta degli scavi, cioè l’aula settentrionale Teodoriana che conserva ancora l’ingresso originale e parte del pavimento a mosaico, purtroppo troncato con la costruzione del campanile di Popone (1031).

Incerta è la data a cui risalgono i mosaici di quest’aula. Alcuni studiosi la fanno risalire al III secolo altri al secondo decennio del secolo IV. Furono scoperti negli scavi tra il 1909-1912. Essi sono divisi in senso di lunghezza in quattro campate divise fra loro da fasce decorative.

Nella prima campata sono da notare gli uccellini stilizzati con la scritta: [Theod]ORE / FELIX / HIC CREVISTI / HIC FELIX “Felice Teodoro qui crescesti, qui fosti felice”.

Nella seconda campata figure di animali diversi, una lince, una lepre, una capra, asinelli, una gazzella ecc. oltre a canestri con funghi un iscrizione “Ianuario con i doni di Dio (cioè con le ricchezze terrene) fece offerta votiva di piedi quadrati ottocento e ottanta di pavimento.”.

Nella terza campata, la più pregevole, ma ridotta per la presenza del campanile di epoca poponiana, “si incontrano due merli contrapposti ad un trionfo di foglie e melagrane, un cavallo alato, un brioso asinello scalpitante, due fagiani, un vaso di foglie e frutta, un ovino (parte) accovacciato, una capra stranamente bardata, un corno, un bastone da pastore, una coppia d‘uccelli con foglie e frutta e tralci di vite, galli sultani poggianti su un tirso che spunta da un tronco e un torello con un falcetto legato a un bastone (Sergio Tavano)”.

La quarta e ultima campata continua il discorso della precedente con pesci marini, uccelli, pernici e simbologie cristiane come “la lotta del gallo contro la tartaruga che è la lotta tra il bene e il male, della luce (il gallo) di Cristo, contro le tenebre (la tartaruga)” (G. Bergamini).

Con gli scavi eseguiti nel 1962 dalla Soprintendenza, all’interno della torre campanaria si può ammirare la parte di mosaico sopravvissuta alla fondazione del campanile. La superficie è di circa 30 metri quadrati e vi sono raffigurati cerchi, e fusi con ai lati uccelli e tirsi fioriti, una pecora, un agnello, un capretto e una lepre in corsa.

I mosaici della Basilica

In origine la superficie a mosaico del complesso basilicale, raggiungeva i 1500 metri quadrati. Mentre quelli dell’aula meridionale sono pressochè intatti, quelli dell’aula settentrionale vennero gravemente mutilati come detto dalle fondazioni del campanile del patriarca Popone. 

I mosaici dell’aula meridionale teodoriana, l’attuale basilica, occupano una superficie di circa 750 metri. Recentemente restaurati, sono considerati il più bello e più vasto ciclo musivo paleocristiano d‘Occidente.

Sono divisi in tre campate, con le prime due divise in tre riquadri, mentre la quarta rappresenta varie scene della storia di Giona.

Intorno al tappeto musivo corre un delicato ed elegante fregio a girali d‘acanto, lo ripassa cinque volte incrociandosi alle basi delle colonne originarie. Ognuno dei nuove quadri e suddiviso in figure geometriche da cornici o da semplici linee nere e piani senza mai ripetersi.

Nella prima campata dei tre primi riquadri musivi sono adottati in prevalenza motivi geometrici con ritratti di offerenti. Nella parte mediana si nota la ripresa del tema svolto nell’aula settentrionale: lotta del gallo con la tartaruga. Al vincitore è riservato una coppa sovrapposta ad una colonna nell’aula settentrionale; un sacchetto di sesterzi nell’aula meridionale.

Il gallo in atteggiamento fiero e battagliero è colui che annuncia il giorno, quindi il simbolo di Cristo, mentre la tartaruga è il simbolo del eretismo ariano che non ammetteva la duplice natura di Cristo. Nel terzo scomparto una figura allusiva all’esorcismo.

Nel gruppo di riquadri della seconda campata ampia varietà di elementi decorativi con dei splendidi pesci, uccelli su rami, ritratti dei donatori che con le offerte hanno aiutato Teodoro alla realizzazione del mosaico. Essi volgono lo sguardo a chi entra dell’ingresso primitivo. Ritratti delle stagioni di cui rimangono la primavera e l’estate mente autunno e inverno sono state soppresse dalle basi delle colonne, probabilmente insieme a qualche altro ritratto.

A lato la figura del Buon Pastore che ha una pecora sulle spalle, una ai piedi e con il flauto di pan chiama a raccolta i fedeli. Gli si accostano l’antilope e il cervo. (Qui a fianco la foto da Wikipedia).

Il settimo e nono scomparto della terza campata presentano figurazioni di animali mentre l’ottavo presenta l’offertorio e la Vittoria eucaristica.

Nell’ultima campata sono raffigurate le Storie del profeta Giona con: Giona gettato in mare e ingoiato dal grande pesce marino (pistice), Giona rigettato dal pesce in un spiaggia e Giona che riposa all’ombra di un pergolato.

Al centro una scritta latina ricorda l’opera di Teodoro: THEODORE - FELI[X] / [A]DIVVANTE - DEO / OMNIPOTENTE - ET / POEMNIO CAELITYS - TIBI / [TRA]DITUM - OMNIA / GLORIOSE - DEDICAS / TI.

“Teodoro beato, con l’aiuto di Dio onnipotente e della mandria affidatati dal cielo hai fatto fare felicemente tutte queste opere e l’hai gloriosamente dedicate”.

 

 

La Cripta degli Affreschi

Sotto al Presbiterio della basilica si trova la Cripta degli affreschi. Le sue dimensioni sono 9,50 di lunghezza per 10,60 di larghezza. È divisa in tre navate.

Venne fatta costruire nel IX secolo dal Patriarca Massenzio per la custodia delle reliquie dei Santi Martiri della Chiesa aquileiese (Ermacora e Fortunato, Crisogono, i fratelli Canziani ed altri) ed in seguito (XII sec.) decorata interamente, ad eccezione della parete occidentale, su impulso del Patriarca Voldorico di Treffen.

Il ciclo di affreschi che vi si trova è considerato tra i più importanti di epoca romanica dell’intera Italia Settentrionale. La decorazione avvenne in tempi diversi da artisti provenienti dalla stessa scuola pittorica e di gusto bizantino.

I soggetti rappresentati sono legati alla chiesa aquileiese: la predicazione di Marco; il Vescovo Ermagora e la vita di S. Fortunato con il loro martirio; figure di 32 santi; scene cavalleresche ed allegoriche.

Le quattro lunette sono invece opera del cosiddetto “Maestro della Passione”, artista raffinatissimo di scuola bizantina, che rappresenta, nella metà del XII secolo, con grande capacità artistica: la Crocifissione, la Deposizione dalla Croce, la Deposizione nel Sepolcro e la Dormitio Virginis.

Alla Cripta degli Affreschi e a quella degli Scavi (altra cripta della Basilica) si accede con un biglietto di 3,00 €.

ORARIO ESTIVO: dal Marzo ad Ottobre
BASILICA, CRIPTA DEGLI AFFRESCHI E CRIPTA DEGLI SCAVI
lun - dom: 9.00 - 19.00 
ottobre: 9.00 - 18.00

ORARIO INVERNALE: Dal 01/11/2010 al 01/03/2011
BASILICA, CRIPTA DEGLI AFFRESCHI E CRIPTA DEGLI SCAVI
Lun- Ven: 9.00 - 16.30 
Sab - Dom: 9.00 - 17.00 
Festivi: 9.00 - 17.00

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